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Miami: Un consolato da ristrutturare Con la festa della
Repubblica che quest’anno si é svolta il 30 Maggio invece
del 2 Giugno come avrebbe dovuto essere, si é chiuso un
paragrafo della diplomazia Italiana in Florida. Il console
generale Gianfranco Colognato lascia ufficialmente la sede
di Miami il 25 Giugno, 2007 dopo quattro anni di permanenza
nella sede della Florida. Criticare l’operato di un console
non é lavoro nostro, constatare cosa un consolato ha fatto
in quattro anni, invece é visibile e senza dubbio opinabile. A parte le
mansioni politiche e rappresentative, un console ha il
dovere di instaurare una linea di comunicazione con la
comunità italiana locale agevolando la divulgazione della
lingua italiana e dell’immenso patrimonio culturale.
Colognato é stato messo davanti ad un compito non molto
facile, giacché la Florida italiana già soffriva di mancata
comunicazione con il console precedente, ma come ci si
aspettava, Colognato promette che tutto sarà diverso con il
suo arrivo a Miami. La comunità si rincuora e si rimbocca le
maniche per restaurare questo rapporto con il consolato
generale d’Italia di Miami. Colognato ha parlato troppo
presto, gli italiani che adesso si aspettano qualcosa dal
nuovo console si mettono in contatto suggerendo una
possibile collaborazione con la vicina comunità di Broward e
Palm Beach County che pur essendo ad una distanza di circa
50 miglia dagli uffici del consolato di Coral Gables, la
situazione traffico allunga questa distanza a tempi molto
difficili da coprire e una semplice operazione d’ufficio
diventa un progetto di tutto il giorno. Il Console é
daccordo a nominare un rappresentante consolare, un
cittadino residente in Fort Lauderdale, che addirittura
offre di aprire gli uffici al pubblico gratuitamente (contributo
alla comunità), questa nomina non é mai arrivata e il motivo
neppure. L’inspiegabile gesto viene giustificato durante il
discorso di addio di Colognato quattro anni dopo: “eravamo
troppo vicini” ha spiegato durante il suo discorso del 30
Maggio. Mica tanto vicini, detto da lui stesso quando gli si
chiedeva di partecipare a manifestazioni della comunità di
Fort Lauderdale, le stesse manifestazioni che lui ha
chiamato “fondamentali per la salvaguardia delle tradizioni
e la diffusione della cultura italiana all’estero”. Si
chiacchera in giro che affari personali interferiscono con
le decisioni del console e che sia influenzato da “amici”.
Anche questo non sono affari nostri, ma, la consequenza
delle decisioni di Colognato sono affari nostri, ed é per
questo che ci lamentiamo, si, ci lamentiamo di non aver mai
notato una visibile e diretta collaborazione tra il
consolato e il COMITES, che si lamenta addirittura di un
possibile boicottaggio da parte del consolato, ci lamentiamo
che manifestazioni culturali arrivati in Florida sono stati
affidati ad esponenti della comunità non qualificati
nell’organizzazione di tali; ci lamentiamo che una
organizzazione come l’ODLI, nata alcuni anni fa con lo scopo
di introdurre la lingua italiana nelle scuole della
Circoscrizione, non abbia mai avuto un valido supporto da
parte del consolato; ci lamentiamo che la Camera di
Commerciodi una circoscrizione come la nostra, sotto diretto
controllo del consolato, abbia soltanto 150 membri circa. La
lista é infinita e desidero fermarmi qui, il punto da dove
il nuovo arrivato, Dr. Marco Rocca, dovrà cominciare i
restauri, é il caso di dirlo: Il consolato di Miami ha
bisogno di una ristrutturazione molto seria. Coraggio Rocca
che con il nostro aiuto non sarà molto difficile
ricominciare. Tutto sommato quello che vogliamo é
collaborare con il nostro rappresentante in Florida.
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di Luigi Merati Qualche suggerimento? Forse si possono usare pallottole che dicano "Mi dispiace" prima di spappolare la testa di un bambino di 4 anni, oppure si può inventare un tipo di napalm che, dopo averti fatto sciogliere la pelle da tutto il corpo, ti faccia una bonaria carezza su quello che resta della tua testa. Oppure ancora si possono inventare mine anti-uomo che, dopo averti strappato le gambe e il bacino, ti facciano avere un buono-sconto per una carrozzina elettrica. Ci sarebbe un'altra soluzione ancora più efficace : basterebbe che ogni paese del mondo si sottomettesse spontanemanete agli USA regalando tutte le risorse e i tesori del paese (petrolio, industrie, denaro, cervelli) all'illuminato presidente Bush per rendere finalmente gli USA il faro del mondo. Ma questi sovversivi si rifiutano di sottomettersi agli USA e noi non ne comprendiamo il motivo. Così gli Usa sono costretti a sacrificare 3.500 giovani vite (dall'inizio della guerra ad oggi) per avere quello che le altre nazioni dovrebbero invece regalare loro ben volentieri. Peccato. |
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BUSH a Roma
di Salvo Mulé Leggendo
soltanto i titoli degli articoli delle testate
giornalistiche italiane sull'argomento del giorno, George
Bush in visita a Roma, ci si rende conto, senza necessità di
leggere tutto, del tornaconto della visita del presidente
degli Stati Uniti in Italia. E` un argomento che ci tocca
personalmente perché coinvolge le due Nazioni che piu` ci
stanno a cuore. E` chiaro che pur essendo politicamente
corretti, a Roma, la presenza di Bush é stata accolta con
molto entusiasmo e con un po` di paura: entusiasmo perché
onorati della presenza dell'uomo piu` potente del mondo e
paura che Bush potesse parlare ancora una volta di aiuto
politico e balistico sulla guerra in Iraq. Relax, Prodi,
Bush non ha neppure parlato della guerra in Iraq. Invece la
sua attenzione si era rivolta alla visita del quartiere dove
gli americani vivono e, a mio parere il motivo principale,
la visita al Papa. Purtroppo, la visita al quartiere
S.Edigio non é stata possibile per motivi di sicurezza ("vergogna!",
grida giustamente Berlusconi) mentre la visita al Papa é
sembrata la piu` interessante, Bush era anche emozionato
dicono i reporters, e qui si che si é parlato del Medio
Oriente....!!!! Intanto dall'altro fronte, gli italiani anti-guerra organizzano tornei e carovane per protestare la presenza del Presidente americano a Roma. A loro la mia domanda: Cosa vi aspettate? Che forse Prodi o Napolitano dicano a George Bush: "Ci dispiace, ma lei non é il benvenuto in Italia!" solo perché alcuni str... non vogliono capire che le guerre ci sono sempre state, ci staranno durante la nostra vita e continueranno a starci nel futuro dei nostri nipoti e pronipoti. Cerchiamo invece di usare le migliaia di anni d'esperienza in guerre per renderle meno penose. |
Hillary: veramente liberal?
Articolo di Domenico Maceri
Nel
mese di giugno del 2006 Hillary Clinton fu fischiata da un gruppo di
attivisti liberal per la sua presa di posizione contro l’idea di un
“timetable” per il ritiro delle truppe americane dall’Iraq. John Kerry
invece fu applaudito calorosamente dallo stesso gruppo quando disse che
la guerra era stata un grave errore e bisogna stabilire una scadenza
fissa per ritirare le truppe.
Le due reazioni sono atipiche perché Hillary Clinton è considerata
liberal. Ma ciò è vero solo in superficie. L’ex first lady è liberal in
certe questioni ma in altre si piazzerebbe al centro e persino alla
destra del mondo politico.
La reputazione di Hillary come liberal risale in larga misura alle sue
attività di first lady soprattutto con il fallito piano di stabilire un
sistema di sanità per tutti gli americani. Nominata da suo marito come
leader di una task force per la sanità nel 1993, Hillary non riuscì a
convincere né la Camera dei Rappresentanti né il Senato ad approvare il
suo progetto malgrado il fatto che il potere legislativo ed esecutivo
erano nelle mani dei democratici. Era una buona idea ma il progetto fu
etichettatto “socialista” dalle lobbies delle assicurazioni e Hillary
fu battezzata ultra liberal. La reputazione liberal di Hillary è stata
cristallizata nella mente popolare degli americani soprattutto mediante
la campagna mediatica di destra che l’ha dipinta come una first lady
attivista invece di una donna che si concentri sull’aspetto cerimoniale
del posto. L’idea di Hillary come liberal è anche confermata da un
sondaggio Gallup del 2005 secondo il quale 54% degli americani crede che
lei sia liberal, 30% la vede come moderata e 9% la crede conservatrice.
Non c’è dubbio che l’ideologia di affari domestici piazzerebbe Hillary
fra i liberal. L’ex first lady appoggia l’idea della sanità per tutti,
sostiene l’importanza dei diritti dei bambini, e si trova con l’ala
sinistra del suo partito per quanto riguarda l’aumento del salario
minimo. Inoltre le sue prese di posizione sui diritti della donna in
quanto all’aborto, i diritti civili e i suoi voti per le tasse la
colorerebbero di liberal.
Ma se si guarda alla politica di relazioni internazionali Hillary si
sposta decisamente al centro e in alcuni casi persino alla destra.
L’esempio più chiaro è la sua presa di posizione sulla guerra in Iraq.
Ha sbagliato ad accettare la promessa del presidente Bush di fare tutto
ciò che si poteva per evitare il conflitto armato. Poi ha votato per la
guerra. Considerando il fatto che un sondaggio della Associated Press-Ipsos
del mese scorso dice che il 61% degli americani considera la guerra uno
sbaglio (per i Democratici la cifra è di 91%) e che bisogna ritirare le
truppe, Hillary sostiene una presa di posizione molto vicina a quella di
Bush. Se eletta presidente Hillary manterrebbe una forte presenza
militare in Iraq.
Per quanto riguarda l’immigrazione Hillary ha anche sostenuto delle idee
che la piazzerebbero persino più a destra del presidente Bush. In
un’intervista concessa alla WABC radio ha detto di essere assolutamente
opposta “ai clandestini.” L’ex first lady sa che gli americani sono
contrari agli illegali e naturalmente lei si è afferrata a questo treno
anti-immigrante. Non è contraria però alla pena di morte. Per quanto
riguarda i diritti umani dei detenuti a Guantanamo, Hillary è stata più
o meno silenziosa al riguardo. I stretti rapporti di Hillary con il
Democratic Leadership Council, finanziato da fondi corporativi, la
spinge a prese di posizione vicinissime al Partito repubblicano per
quanto riguarda il finanziamento delle elezioni.
Hillary Clinton non è né liberal né conservatrice ma bensì realista. Lei
sa benissimo che per fare del bene bisogna prima vincere le elezioni.
Quindi rema sia a destra che sinistra. In uno scontro con il Senatore
Russ Feingold del Wisconsin, vero liberal, l’ex first lady lo ha
sgridato consigliandogli di andare a “vivere nel mondo reale”. Questo
mondo non è liberal. Questo è il mondo di Hillary. Questo è il mondo
della realpolitik.
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Bush grazia Libby:
spinoso ma non troppo
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Leggendo
soltanto i titoli degli articoli delle testate
giornalistiche italiane sull'argomento del giorno, George
Bush in visita a Roma, ci si rende conto, senza necessità di
leggere tutto, del tornaconto della visita del presidente
degli Stati Uniti in Italia. E` un argomento che ci tocca
personalmente perché coinvolge le due Nazioni che piu` ci
stanno a cuore. E` chiaro che pur essendo politicamente
corretti, a Roma, la presenza di Bush é stata accolta con
molto entusiasmo e con un po` di paura: entusiasmo perché
onorati della presenza dell'uomo piu` potente del mondo e
paura che Bush potesse parlare ancora una volta di aiuto
politico e balistico sulla guerra in Iraq. Relax, Prodi,
Bush non ha neppure parlato della guerra in Iraq. Invece la
sua attenzione si era rivolta alla visita del quartiere dove
gli americani vivono e, a mio parere il motivo principale,
la visita al Papa. Purtroppo, la visita al quartiere
S.Edigio non é stata possibile per motivi di sicurezza ("vergogna!",
grida giustamente Berlusconi) mentre la visita al Papa é
sembrata la piu` interessante, Bush era anche emozionato
dicono i reporters, e qui si che si é parlato del Medio
Oriente....!!!! 



