Le Notizie USA - La voce degli Italiani in America!

 

La voce degli Italiani in America

 
 

Per Giuliani Il sogno di diventare presidente si spegne in Florida  
di Salvo Mulé ... Leggi


Dini ed Alitalia: un commento di Augusto Cavallini  ... Leggi

 

Conosciamo meglio i costi della politica: I Parlamentari.   

di Salvo Mulé.. Leggi

  

 


 

Il rigor Prodis
Un vero progetto di governo si basa su quattro pilastri. Stanno franando

fonte: Il Foglio
Se l’unità di misura d’un progetto di governo è la sua credibilità in termini di politica finanziaria, estera e di difesa, per non dire del legame profondo con la sensibilità etica radicata nel paese, la maggioranza di Romano Prodi non c’è più da un pezzo. Il così detto manifesto dei coraggiosi, il gran rifiuto della Bonino e la baruffa quotidiana nell’esecutivo sono soltanto sintomi terminali di un rigor mortis già certificato da poche evidenze banali e letali. Eccole.
1) Non si governa un paese supponendo di poter spalancare le porte girevoli di Palazzo Chigi alla Cgil e alla Confindustria, senza il dubbio di dover poi scegliere uno dei due cavalli ai quali aggiogarsi. Al momento cruciale arriverà un sicario pietoso più al centro del centro, o più a sinistra della sinistra, come ha rilevato ieri il Cav. 2) Si può chiedere all’Europa di avere pazienza, capitalizzando all’estremo certe amicizie personali. Ma non si può prendere in giro Bruxelles, non su Alitalia, nemmeno con la genericità elastica di un Dpef, figurarsi con una riforma previdenziale paleonovecentesca. 3) Si può azzardare la navigazione solitaria lontano dalla rotta occidentale, ma non contro gli Stati Uniti e Israele, non in assenza di una visione esibita con chiarezza e fingendo di non aver compreso la differenza tra il vecchio panarabismo socialista e il fondamentalismo islamico di Hamas. 4) Non basteranno le palinodie o i richiami del miglior Prodi (Paolo, sul Mulino) al ruolo pubblico della religione per riconquistare l’anima della grande forza laica (e non) che fermenta dopo il Dies Familiae. C’è altro da enumerare?
 

Miami: Un consolato da ristrutturare            di Salvo Mulé

 

Con la festa della Repubblica che quest’anno si é svolta il 30 Maggio invece del 2 Giugno come avrebbe dovuto essere, si é chiuso un paragrafo della diplomazia Italiana in Florida. Il console generale Gianfranco Colognato lascia ufficialmente la sede di Miami il 25 Giugno, 2007 dopo quattro anni di permanenza nella sede della Florida. Criticare l’operato di un console non é lavoro nostro, constatare cosa un consolato ha fatto in quattro anni, invece é visibile e senza dubbio opinabile.

A parte le mansioni politiche e rappresentative, un console ha il dovere di instaurare una linea di comunicazione con la comunità italiana locale agevolando la divulgazione della lingua italiana e dell’immenso patrimonio culturale. Colognato é stato messo davanti ad un compito non molto facile, giacché la Florida italiana già soffriva di mancata comunicazione con il console precedente, ma come ci si aspettava, Colognato promette che tutto sarà diverso con il suo arrivo a Miami. La comunità si rincuora e si rimbocca le maniche per restaurare questo rapporto con il consolato generale d’Italia di Miami. Colognato ha parlato troppo presto, gli italiani che adesso si aspettano qualcosa dal nuovo console si mettono in contatto suggerendo una possibile collaborazione con la vicina comunità di Broward e Palm Beach County che pur essendo ad una distanza di circa 50 miglia dagli uffici del consolato di Coral Gables, la situazione traffico allunga questa distanza a tempi molto difficili da coprire e una semplice operazione d’ufficio diventa un progetto di tutto il giorno. Il Console é daccordo a nominare un rappresentante consolare, un cittadino residente in Fort Lauderdale, che addirittura offre di aprire gli uffici al pubblico gratuitamente (contributo alla comunità), questa nomina non é mai arrivata e il motivo neppure. L’inspiegabile gesto viene giustificato durante il discorso di addio di Colognato quattro anni dopo: “eravamo troppo vicini” ha spiegato durante il suo discorso del 30 Maggio. Mica tanto vicini, detto da lui stesso quando gli si chiedeva di partecipare a manifestazioni della comunità di Fort Lauderdale, le stesse manifestazioni che lui ha chiamato “fondamentali per la salvaguardia delle tradizioni e la diffusione della cultura italiana all’estero”. Si chiacchera in giro che affari personali interferiscono con le decisioni del console e che sia influenzato da “amici”. Anche questo non sono affari nostri, ma, la consequenza delle decisioni di Colognato sono affari nostri, ed é per questo che ci lamentiamo, si, ci lamentiamo di non aver mai notato una visibile e diretta collaborazione tra il consolato e il COMITES, che si lamenta addirittura di un possibile boicottaggio da parte del consolato, ci lamentiamo che manifestazioni culturali arrivati in Florida sono stati affidati ad esponenti della comunità non qualificati nell’organizzazione di tali; ci lamentiamo che una organizzazione come l’ODLI, nata alcuni anni fa con lo scopo di introdurre la lingua italiana nelle scuole della Circoscrizione, non abbia mai avuto un valido supporto da parte del consolato; ci lamentiamo che la Camera di Commerciodi una circoscrizione come la nostra, sotto diretto controllo del consolato, abbia soltanto 150 membri circa. La lista é infinita e desidero fermarmi qui, il punto da dove il nuovo arrivato, Dr. Marco Rocca, dovrà cominciare i restauri, é il caso di dirlo: Il consolato di Miami ha bisogno di una ristrutturazione molto seria. Coraggio Rocca che con il nostro aiuto non sarà molto difficile ricominciare. Tutto sommato quello che vogliamo é collaborare con il nostro rappresentante in Florida.

 


"Cerchiamo di usare le migliaia di anni d'esperienza in guerre per renderle meno penose."
                                                                     
di Luigi Merati
Qualche suggerimento? Forse si possono usare pallottole che dicano "Mi dispiace" prima di spappolare la testa di un bambino di 4 anni, oppure si può inventare un tipo di napalm che, dopo averti fatto sciogliere la pelle da tutto il corpo, ti faccia una bonaria carezza su quello che resta della tua testa. Oppure ancora si possono inventare mine anti-uomo che, dopo averti strappato le gambe e il bacino, ti facciano avere un buono-sconto per una carrozzina elettrica.
Ci sarebbe un'altra soluzione ancora più efficace : basterebbe che ogni paese del mondo si sottomettesse spontanemanete agli USA regalando tutte le risorse e i tesori del paese (petrolio, industrie, denaro, cervelli) all'illuminato presidente Bush per rendere finalmente gli USA il faro del mondo. Ma questi sovversivi si rifiutano di sottomettersi agli USA e noi non ne comprendiamo il motivo.
Così gli Usa sono costretti a sacrificare 3.500 giovani vite (dall'inizio della guerra ad oggi)
per avere quello che le altre nazioni dovrebbero invece regalare loro ben volentieri.
Peccato.


BUSH a Roma
di Salvo Mulé


Leggendo soltanto i titoli degli articoli delle testate giornalistiche italiane sull'argomento del giorno, George Bush in visita a Roma, ci si rende conto, senza necessità di leggere tutto, del tornaconto della visita del presidente degli Stati Uniti in Italia. E` un argomento che ci tocca personalmente perché coinvolge le due Nazioni che piu` ci stanno a cuore. E` chiaro che pur essendo politicamente corretti, a Roma, la presenza di Bush é stata accolta con molto entusiasmo e con un po` di paura: entusiasmo perché onorati della presenza dell'uomo piu` potente del mondo e paura che Bush potesse parlare ancora una volta di aiuto politico e balistico sulla guerra in Iraq. Relax, Prodi, Bush non ha neppure parlato della guerra in Iraq. Invece la sua attenzione si era rivolta alla visita del quartiere dove gli americani vivono e, a mio parere il motivo principale, la visita al Papa. Purtroppo, la visita al quartiere S.Edigio non é stata possibile per motivi di sicurezza ("vergogna!", grida giustamente Berlusconi) mentre la visita al Papa é sembrata la piu` interessante, Bush era anche emozionato dicono i reporters, e qui si che si é parlato del Medio Oriente....!!!!
Intanto dall'altro fronte, gli italiani anti-guerra organizzano tornei e carovane per protestare la presenza del Presidente americano a Roma. A loro la mia domanda: Cosa vi aspettate? Che forse Prodi o Napolitano dicano a George Bush: "Ci dispiace, ma lei non é il benvenuto in Italia!" solo perché alcuni str... non vogliono capire che le guerre ci sono sempre state, ci staranno durante la nostra vita e continueranno a starci nel futuro dei nostri nipoti e pronipoti. Cerchiamo invece di usare le migliaia di anni d'esperienza in guerre per renderle meno penose.

Hillary:  veramente liberal?
Articolo di Domenico Maceri

Nel mese di giugno del 2006 Hillary Clinton fu fischiata da un gruppo di attivisti liberal per la sua presa di posizione contro l’idea di un “timetable” per il ritiro delle truppe americane dall’Iraq. John Kerry invece fu applaudito calorosamente dallo stesso gruppo quando disse che la guerra era stata un grave errore e bisogna stabilire una scadenza fissa per ritirare le truppe.
Le due reazioni sono atipiche perché Hillary Clinton è considerata liberal. Ma ciò è vero solo in superficie. L’ex first lady è liberal in certe questioni ma in altre si piazzerebbe al centro e persino alla destra del mondo politico.
La reputazione di Hillary come liberal risale in larga misura alle sue attività di first lady soprattutto con il fallito piano di stabilire un sistema di sanità per tutti gli americani. Nominata da suo marito come leader di una task force per la sanità nel 1993, Hillary non riuscì a convincere né la Camera dei Rappresentanti né il Senato ad approvare il suo progetto malgrado il fatto che il potere legislativo ed esecutivo erano nelle mani dei democratici. Era una buona idea ma il progetto fu etichettatto “socialista” dalle lobbies delle assicurazioni  e Hillary fu battezzata  ultra liberal. La reputazione liberal di Hillary è stata cristallizata nella mente popolare degli americani soprattutto mediante la campagna mediatica di destra che l’ha dipinta come una first lady attivista invece di una donna che si concentri sull’aspetto cerimoniale del posto. L’idea di Hillary come liberal è anche confermata da un sondaggio Gallup del 2005 secondo il quale 54% degli americani crede che lei sia liberal, 30% la vede come moderata e 9% la crede conservatrice.
Non c’è dubbio che l’ideologia di affari domestici piazzerebbe Hillary fra i liberal. L’ex first lady appoggia l’idea della sanità per tutti, sostiene l’importanza dei diritti dei bambini, e si trova con l’ala sinistra del suo partito per quanto riguarda l’aumento del salario minimo. Inoltre le sue prese di posizione sui diritti della donna in quanto all’aborto, i diritti civili e i suoi voti per le tasse la colorerebbero di liberal.
Ma se si guarda alla politica di relazioni internazionali Hillary si sposta decisamente al centro e in alcuni casi persino alla destra. L’esempio più chiaro è la sua presa di posizione sulla guerra in Iraq. Ha  sbagliato ad accettare la promessa del presidente Bush di fare tutto ciò che si poteva per evitare il conflitto armato. Poi ha votato per la guerra. Considerando il fatto che un sondaggio della Associated Press-Ipsos del mese scorso dice che il 61% degli americani considera la guerra uno sbaglio (per i Democratici la cifra è di 91%) e che bisogna ritirare le truppe, Hillary sostiene una presa di posizione molto vicina a quella di Bush. Se eletta presidente Hillary manterrebbe una forte presenza militare in Iraq.
Per quanto riguarda l’immigrazione Hillary ha anche sostenuto delle idee che la piazzerebbero persino più a destra del presidente Bush. In un’intervista concessa alla WABC radio ha detto di essere assolutamente opposta “ai clandestini.” L’ex first lady sa che gli americani sono contrari agli illegali e naturalmente lei si è afferrata a questo treno anti-immigrante. Non è contraria però alla pena di morte. Per quanto riguarda i diritti umani dei detenuti a Guantanamo, Hillary è stata più o meno silenziosa al riguardo. I stretti rapporti di Hillary con il Democratic Leadership Council, finanziato da fondi corporativi, la spinge a prese di posizione vicinissime al Partito repubblicano per quanto riguarda il finanziamento delle elezioni.
Hillary Clinton non è né liberal né conservatrice ma bensì realista. Lei sa benissimo che per fare del bene bisogna prima vincere le elezioni. Quindi rema sia a destra che  sinistra. In uno scontro con il Senatore Russ Feingold del Wisconsin, vero liberal, l’ex first lady lo ha sgridato consigliandogli di andare a “vivere nel mondo reale”. Questo mondo non è liberal. Questo è il mondo di Hillary. Questo è il mondo della realpolitik.


Bush grazia Libby: spinoso ma non troppo
 di Domenico Maceri

Judge received threats after sentencing Libby to prison in CIA leak case
         “Ciò che importa è la verità, non la posizione sociale” disse il procuratore generale Patrick J. Fitzgerald al giudice Reggie B. Walton prima che questi pronunciasse la sentenza su Lewis Scooter Libby. Il condannato è naturalmente l’ex capo di gabinetto del vice presidente Dick Cheney. Gli avvocati di Libby avevano fatto richiesta di considerare tutta la vita e i contributi di Libby prima  di sentire la condanna del loro cliente.
         Il giudice sentenziò Libby a  30 mesi di reclusione per ostruzione alla giustizia, falsa testimonianza  e spergiuro nel caso della rivelazione alla stampa di Valerie Plame, ex agente della Cia. La sentenza è considerata aspra e colse di sorpresa i legali di Libby soprattutto per il fatto che il giudice voleva che la pena iniziasse subito. I legali hanno richiesto di un po’ di tempo per discutere l’appello con il loro cliente e il giudice ha conferito due settimane durante le quali Libby potrà restare a piede libero su cauzione.
         I legali del braccio destro di Cheney speravano che durante il lungo appello Libby rimanesse in libertà ma il giudice ha negato la richiesta. Quindi ci sono buone possibilità che il sentenziato andrà in prigione a meno che Bush gli conceda la grazia. Si credeva che la grazia sarebbe venuta verso la fine del mandato di Bush quando il danno politico sarebbe stato minimo. Una grazia in questi giorni sarebbe un nodo spinoso anche se l’alternativa non è delle migliori.
         Graziare un condannato richiede capitale politico e Bush di questi giorni è a corto di “soldi”. In realtà lui ha già sperperato tutto l’enorme capitale politico piombatogli addosso subito dopo gli attacchi terroristici dell’undici settembre quando persino i francesi si dichiararono anche loro “americani” per dimostrare la loro solidarietà. La guerra in Iraq ha lasciato in “bancarotta” l’amministrazione Bush e le ultime elezioni di midterm del novembre scorso gli hanno mandato un messaggio. Ambedue le camere legislative sono andate al partito di opposizione e Bush è stato costretto a fare uso del suo potere del veto per continuare la sua politica bellica nel Medio Oriente.
         Quindi coloro che già davano Bush come “lame duck”, anatra zoppa alla fine del suo mandato, hanno dovuto ricredersi. Non vedendosi in una situazione di debolezza Bush probabilmente eviterà la prigione a Libby. Le fotografie dell’assistente del vice presidente in prigione sarebbero una macchia troppo grossa perché dimostrerebbero chiaramente che Libby non era il solo a dire menzogne e  altri meriterebbero di fargli compagnia. L’investigazione del caso della Plame, la Ciagate, ha penetrato persino la Casa Bianca e Karl Rove, supremo consigliere di George Bush, è stato sotto il mirino delle inchieste di Fitzgerald. Inoltre l’incarcerazione di Libby manderebbe un messaggio molto potente che tutti i funzionari potrebbero subire la stessa sorte se colti in situazioni pericolose. Insomma, tutti sarebbero incoraggiati a non correre rischi legali o se ci sono meglio vale “pentirsi” e “cantare” mettendo allo scoperto i capi. Libby non lo ha fatto ma è ovvio che in un modo o nell’altro lui aveva preso direzioni da Cheney nella campagna di discreditare Joseph Wilson, marito della Plame, per avere criticato severamente la condotta dell’amministrazione Bush della guerra in  Iraq.
         Bush avrà dunque poche scelte al di là della grazia anche se si cercherà di fare  tutto il possibile per rimandarla e poi concederla negli ultimi giorni del mandato onde diminuire il costo politico. Infatti, dato che Libby è l’unico ad essere stato condannato in questo affare della Ciagate suggerisce che potrebbe diventare il capro espiatorio. E già si parla di Libby come vittima del sistema legale. Fred Thompson e Rudy Giuliani, due dei maggiori candidati repubblicani alla presidenza, hanno attaccato Fitzgerald e hanno detto che grazierebbero Libby. E quello che farà Bush. La grazia a Libby ricorderà agli americani che i Repubblicani non vogliono amnistia per i clandestini ma quando si tratta di uno dei loro  la storia è ben diversa. Quindi Bush pagherà il prezzo politico dato che per lui la lealtà ai suoi amici è di somma importanza. Il vero prezzo però sarà pagato dai candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti per i quali la macchia di Libby, in prigione o in libertà, si aggiunge al macigno dell’Iraq che allontana sempre di più la Casa Bianca dai loro orizzonti.