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Wednesday November 12, 2008         

 
I problemi di una politica italiana troppo raffinata

di Dom Serafini
3 Agosto, 2007

Chi segue la politica americana viene istintivamente affascinato dal suo grado di raffinatezza, del machiavellismo misto al bizantinismo della politica italiana, dove il denaro conta ma non é tutto. Negli Usa, invece, la politica é misurata esclusivamente con il metro del denaro.

In America l'essere accettati politicamente é indicato solamente dall'ammontare dei fondi generati. Tutto questo, peró, avviene alla luce del sole: i cittadini possono venire a conoscenza di chi ha acquistato i parlamentari con estrema facilitá. I contributi delle lobby sono infatti informazioni pubbliche (www.fec.gov).
Detto ció, a volte sorprendono certe azioni dei politici italiani. Anche tenendo conto che, in Italia, nulla ha il valore di facciata.

Prendiamo come esempio alcuni sviluppi recenti. La sinistra radicale (quella che una volta era liberale ed oggi é conservatrice) sa di non poter vincere sul welfare (pensioni, precariato, assicurazioni, sanitá, ecc.). Queste tipo di riforme sono necessarie ed imposte dall'Unione Europea. Eppure, la sinistra radicale insiste ad andarci contro, pur sapendo che é una battaglia persa dall'inizio. Il meno sofisticato politico americano si chiederebbe perché insistere su di una “lose-lose proposition”?
Non sarebbe meglio per i partiti della sinista fondamentalista battersi per il contrario, per una “win-win proposition”? Cioé appoggiare e fare proprie quelle riforme che ottengono l'approvazione generale?

Questo tipo di paradosso non é peró limitato alla sinistra radicale, ma condiziona anche la destra (quella che una volta era reazionaria ed ora si professa progressista) come An.

É di recente l'affermazione che il leader di An, Gianfranco Fini, vorrebbe creare un partito unitario, come il Partito della Libertá (Pdl), stile Partito Democratico della sinistra. La proposta del Pdl é stata originalmente ideata dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi e, sfortunatamente, si rifaceva a quello austriaco di Jorg Haider, nato nel 1993. Il libro di Berlusconi, “Verso il partito della libertá ” é stato pubblicato dalla Mondadori nel 2006.

Oggi, comunque, il Pdl si va a scontrare con la realtá che, se questo fosse accettato dai membri  di centro destra racchiusi nella coalizione della Casa della Libertá (Cdl), Fini diverrebbe di fatto il vice presidente, e quindi il successore di Berlusconi. Cosa che non piace a Roberto Formigoni (il potente presidente della Regione Lombardia, esponente di Forza Italia nella corrente Comunione e Liberazione); a  Pierferdinando Casini, leader dell'Udc e, come gli altri parte (a giorni alterni) della Cdl; ed a Umberto Bossi, leader della Lega Nord. Cioé a tutti i pretendenti al trono (anche se Bossi non direttamente per motivi di salute). Allora, si chiede l'ingenuo politico americano: perché proporre una cosa che nessuno vuole, una “lose-lose proposition”? Dopotutto, nella politica italiana, come in quella piú alla mano degli americani, i risultati si conoscono sin dall'inizio.
Ed ecco un altro mistero italico. La raffinatezza del sistema politico italiano, e la semplicitá di quello americano, fa sí che i giochi vengono fatti a carte scoperte. Tutti sanno con che carte si gioca, tutti conoscono le mosse; in politica non ci sono sorprese.
Perché allora giocare la carta sbagliata assicurandosi una lose-lose proposition?

Dom Serafini / Le Notizie USA


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