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I problemi di una
politica italiana troppo raffinata
di Dom Serafini
3 Agosto, 2007
Chi segue la politica americana viene istintivamente
affascinato dal suo grado di raffinatezza, del
machiavellismo misto al bizantinismo della politica
italiana, dove il denaro conta ma non é tutto. Negli
Usa, invece, la politica é misurata esclusivamente
con il metro del denaro.
In America l'essere accettati politicamente é
indicato solamente dall'ammontare dei fondi generati.
Tutto questo, peró, avviene alla luce del sole: i
cittadini possono venire a conoscenza di chi ha
acquistato i parlamentari con estrema facilitá. I
contributi delle lobby sono infatti informazioni
pubbliche (www.fec.gov).
Detto ció, a volte sorprendono certe azioni dei
politici italiani. Anche tenendo conto che, in
Italia, nulla ha il valore di facciata.
Prendiamo come esempio alcuni sviluppi recenti. La
sinistra radicale (quella che una volta era liberale
ed oggi é conservatrice) sa di non poter vincere sul
welfare (pensioni, precariato, assicurazioni, sanitá,
ecc.). Queste tipo di riforme sono necessarie ed
imposte dall'Unione Europea. Eppure, la sinistra
radicale insiste ad andarci contro, pur sapendo che
é una battaglia persa dall'inizio. Il meno
sofisticato politico americano si chiederebbe perché
insistere su di una “lose-lose proposition”?
Non sarebbe meglio per i partiti della sinista
fondamentalista battersi per il contrario, per una
“win-win proposition”? Cioé appoggiare e fare
proprie quelle riforme che ottengono l'approvazione
generale?
Questo tipo di paradosso non é peró limitato alla
sinistra radicale, ma condiziona anche la destra (quella
che una volta era reazionaria ed ora si professa
progressista) come An.
É di recente l'affermazione che il leader di An,
Gianfranco Fini, vorrebbe creare un partito unitario,
come il Partito della Libertá (Pdl), stile Partito
Democratico della sinistra. La proposta del Pdl é
stata originalmente ideata dal leader di Forza
Italia, Silvio Berlusconi e, sfortunatamente, si
rifaceva a quello austriaco di Jorg Haider, nato nel
1993. Il libro di Berlusconi, “Verso il partito
della libertá ” é stato pubblicato dalla Mondadori
nel 2006.
Oggi, comunque, il Pdl si va a scontrare con la
realtá che, se questo fosse accettato dai membri di
centro destra racchiusi nella coalizione della Casa
della Libertá (Cdl), Fini diverrebbe di fatto il
vice presidente, e quindi il successore di
Berlusconi. Cosa che non piace a Roberto Formigoni (il
potente presidente della Regione Lombardia,
esponente di Forza Italia nella corrente Comunione e
Liberazione); a Pierferdinando Casini, leader
dell'Udc e, come gli altri parte (a giorni alterni)
della Cdl; ed a Umberto Bossi, leader della Lega
Nord. Cioé a tutti i pretendenti al trono (anche se
Bossi non direttamente per motivi di salute). Allora,
si chiede l'ingenuo politico americano: perché
proporre una cosa che nessuno vuole, una “lose-lose
proposition”? Dopotutto, nella politica italiana,
come in quella piú alla mano degli americani, i
risultati si conoscono sin dall'inizio.
Ed ecco un altro mistero italico. La raffinatezza
del sistema politico italiano, e la semplicitá di
quello americano, fa sí che i giochi vengono fatti a
carte scoperte. Tutti sanno con che carte si gioca,
tutti conoscono le mosse; in politica non ci sono
sorprese.
Perché allora giocare la carta sbagliata
assicurandosi una lose-lose proposition?
Dom Serafini / Le Notizie USA
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