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Wednesday November 12, 2008         

 
La Farnesina stigmatizza le esecuzioni capitali in Iran. Teheran risponde: non vi ingerite

Cortesia di Europasera.it

Tensione tra ministero degli Esteri italiano e ambasciata iraniana in Italia: al messaggio di forte preoccupazione per le esecuzioni capitali delle ultime settimane in Iran, si è risposto che si tratta di "affari interni"

Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad (Afp)Con un comunicato stampa, la Farnesina informava il 2 agosto che "Su istruzioni del Ministro D’Alema, la Farnesina ha oggi manifestato al Ministro Consigliere dell’Ambasciata d’Iran a Roma, Gholamreza Najari, durante un colloquio svoltosi al Ministero, la forte inquietudine italiana per le esecuzioni che hanno avuto luogo in tale Paese nelle ultime settimane, con riferimento anche alle accuse di omosessualità che figuravano tra i capi di imputazione. E’ stata inoltre espressa viva preoccupazione per la sentenza di condanna alla pena capitale di due giornalisti curdi, accusati di spionaggio.
A tale proposito, la Farnesina ha sollecitato la sospensione dell’esecutività della sentenza e di quelle ulteriormente pendenti, sottolineando il forte impegno internazionale dell’Italia per una moratoria universale della pena di morte in vista della sua abolizione".

Dall'Iran è però arrivata una risposta alquanto seccata: le esecuzioni capitali sono un affare interno dell'Iran, perché esprimono una politica di lotta al crimine e quindi le critiche italiane sono una ingerenza. Questo in sostanza il concetto espresso dalle autorità iraniane, cui è giunta la risposta del sottosegretario agli Esteri Ugo Intini il quale ha precisato che non c'è alcuna interferenza italiana nei confronti del governo iraniano.

Nei giorni scorsi, una nota congiunta di Articolo21 e Information Safety & Freedom (ISF), le associazioni italiane che, insieme a Nessuno tocchi Caino, hanno raccolto per prime l'appello lanciato dall'organizzazione Iniziativa per la Libertà di Espressione in Iran, informava intanto che "Il Parlamento italiano scende in campo nella mobilitazione per la salvezza dalla forca di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giornalisti iraniani di etnia curda condannati a morte la scorsa settimana da un Tribunale della Rivoluzione in quanto 'nemici di Allah'".

Stando alla nota - informa Nessuno Tocchi Caino - le firme raccolte fino a questo momento in Parlamento sono quelle di Umberto Ranieri (presidente della commissione Esteri), Daniele Capezzone (presidente della commissione Attività produttive), Enzo Carra, Giuseppe Giulietti, Antonello Falomi, Paolo Gambescia, Khaled Fuad Allam, Massimo Fiorio, Teresa Bellacovo, Laura Bafile, Emanuele Fiano, Franco Grillini, Domenico Aurisicchio, Katia Zanotti, Lalla Trupia, Marina Sereni, Marco Filippeschi, Sergio D'Elia, Bruno Mellano, Giovanni Crema, Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Donatella Poretti, Donato Mosella, Augusto Rocchi, Giovanni Paglierini, Nicola Tranfaglia , Luciano Tessitore, Alba Sasso, Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni, Rosalba Benzoni, Cinzia Fontana, Laura Froner, Roberto Zaccaria e Maura Leddi.
"Le adesioni - assicurano ISF e Articolo21 - sono ancora in corso e il loro numero aumenterà sicuramente".
"Azioni contro la sicurezza nazionale" e "contatti con organizzazioni sovversive" sono le accuse mosse contro i due giornalisti. Adnan, che lavorava per il settimanale Asu, chiuso nel 2005 dal ministero della Cultura e dell'orientamento islamico, è stato accusato inoltre di "spionaggio" per i suoi contatti con alcuni media stranieri, mentre il suo collega oltre ad essere stato collaboratore della rivista censurata è membro attivo della Ong ambientalista Sabzchia".

 

Europasera.it


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