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| La Farnesina stigmatizza
le esecuzioni capitali in Iran. Teheran risponde:
non vi ingerite Cortesia
di Europasera.it
Tensione tra ministero degli Esteri italiano e
ambasciata iraniana in Italia: al messaggio di forte
preoccupazione per le esecuzioni capitali delle
ultime settimane in Iran, si è risposto che si
tratta di "affari interni"
Con
un comunicato stampa, la Farnesina informava il 2
agosto che "Su istruzioni del Ministro D’Alema, la
Farnesina ha oggi manifestato al Ministro
Consigliere dell’Ambasciata d’Iran a Roma,
Gholamreza Najari, durante un colloquio svoltosi al
Ministero, la forte inquietudine italiana per le
esecuzioni che hanno avuto luogo in tale Paese nelle
ultime settimane, con riferimento anche alle accuse
di omosessualità che figuravano tra i capi di
imputazione. E’ stata inoltre espressa viva
preoccupazione per la sentenza di condanna alla pena
capitale di due giornalisti curdi, accusati di
spionaggio.
A tale proposito, la Farnesina ha sollecitato la
sospensione dell’esecutività della sentenza e di
quelle ulteriormente pendenti, sottolineando il
forte impegno internazionale dell’Italia per una
moratoria universale della pena di morte in vista
della sua abolizione".
Dall'Iran è però arrivata una risposta alquanto
seccata: le esecuzioni capitali sono un affare
interno dell'Iran, perché esprimono una politica di
lotta al crimine e quindi le critiche italiane sono
una ingerenza. Questo in sostanza il concetto
espresso dalle autorità iraniane, cui è giunta la
risposta del sottosegretario agli Esteri Ugo Intini
il quale ha precisato che non c'è alcuna
interferenza italiana nei confronti del governo
iraniano.
Nei giorni scorsi, una nota congiunta di Articolo21
e Information Safety & Freedom (ISF), le
associazioni italiane che, insieme a Nessuno tocchi
Caino, hanno raccolto per prime l'appello lanciato
dall'organizzazione Iniziativa per la Libertà di
Espressione in Iran, informava intanto che "Il
Parlamento italiano scende in campo nella
mobilitazione per la salvezza dalla forca di Adnan
Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giornalisti
iraniani di etnia curda condannati a morte la scorsa
settimana da un Tribunale della Rivoluzione in
quanto 'nemici di Allah'".
Stando alla nota - informa Nessuno Tocchi Caino - le
firme raccolte fino a questo momento in Parlamento
sono quelle di Umberto Ranieri (presidente della
commissione Esteri), Daniele Capezzone (presidente
della commissione Attività produttive), Enzo Carra,
Giuseppe Giulietti, Antonello Falomi, Paolo
Gambescia, Khaled Fuad Allam, Massimo Fiorio, Teresa
Bellacovo, Laura Bafile, Emanuele Fiano, Franco
Grillini, Domenico Aurisicchio, Katia Zanotti, Lalla
Trupia, Marina Sereni, Marco Filippeschi, Sergio
D'Elia, Bruno Mellano, Giovanni Crema, Maurizio
Turco, Marco Beltrandi, Donatella Poretti, Donato
Mosella, Augusto Rocchi, Giovanni Paglierini, Nicola
Tranfaglia , Luciano Tessitore, Alba Sasso, Emilia
De Biasi, Manuela Ghizzoni, Rosalba Benzoni, Cinzia
Fontana, Laura Froner, Roberto Zaccaria e Maura
Leddi.
"Le adesioni - assicurano ISF e Articolo21 - sono
ancora in corso e il loro numero aumenterà
sicuramente".
"Azioni contro la sicurezza nazionale" e "contatti
con organizzazioni sovversive" sono le accuse mosse
contro i due giornalisti. Adnan, che lavorava per il
settimanale Asu, chiuso nel 2005 dal ministero della
Cultura e dell'orientamento islamico, è stato
accusato inoltre di "spionaggio" per i suoi contatti
con alcuni media stranieri, mentre il suo collega
oltre ad essere stato collaboratore della rivista
censurata è membro attivo della Ong ambientalista
Sabzchia".
Europasera.it
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