Roma, 13 ago. - Non si capisce allo stato degli atti perché Padre Giancarlo Bossi è stato rapito. Al termine dell'audizione del sacerdote gli inquirenti della Procura di Roma non hanno elementi investigativi percorribili. A piazzale Clodio si attende a questo punto un rapporto dei carabinieri del Ros per provare a capire qualcosa di più. Padre Bossi, secondo quanto si è appreso, non è riuscito a ricostruire un identikit delle persone che l'hanno tenuto in ostaggio per quasi 40 giorni. Eppure al momento del rilascio il prete aveva detto di aver "memorizzato il loro viso". Potrebbe riconoscerli se gli venissero sottoposte delle fotografie? "E' possibile", ha detto. Ma sul punto gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Franco Ionta, si riservano di svolgere altri approfondimenti. Viene esclusa, al momento, una seconda audizione per padre Bossi.
Resta ancora un mistero, quindi, se il 10 giugno mentre era nei pressi della sua parrocchia a Payao, sull'isola di Mindanao, il sacerdote sia stato rapito da un gruppo di ribelli locali e da una cellula legata ad Abu Sayyaf. Padre Bossi ha ripetuto: "Erano armati, erano circa dieci persone, anche se alcuni si alternavano e si sono presentati come appartenenti al gruppo di Abu Sayyaf". Ma questa, come altre date dai rapitori, potrebbe essere un'informazione falsa, fornita apposta per depistare le indagini. Molti indizi portano a sospettare il Fronte Moro per la liberazione islamica (Fmli), il principale gruppo separatista delle Filippine. Di certo i sequestratori prendevano ordine da qualcuno mediante il cellulare e avevano chiesto un riscatto di un milione di dollari.
I loro nomi erano tutti arabi", ha ripetuto padre Bossi e anche dal fatto che alcuni si presentavano a volto scoperto i pm pensano a un gruppo di non oltre una dozzina di unità. Al momento non è stato possibile accertare se sia stato pagato o meno un riscatto. Di certo, al sacerdote sono state scattate delle foto, indice che che è stata portata avanti una trattativa. Al momento del rilascio il prete è stato portato su una strada asfaltata, che lui, come ha detto, non aveva mai visto prima e poi è stato preso quasi subito in custodia dalla polizia filippina.
Prima dell'interrogatorio questa mattina Padre Bossi ha detto di 'non aver avuto paura' durante i giorni di prigionia e di essere pronto a tornare nelle Filippine: "Certamente, forse prima di Natale o subito dopo le festività. Devo parlarne con il mio vescovo", ha dichiarato.
(Apcom)














