Il leader del Carroccio Umberto Bossi (Infophoto)
Sciopero fiscale in autunno per mandare via il
governo Prodi. Umberto Bossi sceglie il giorno di
Ferragosto per lanciare una proposta agli alleati
della Cdl e un duro attacco alla maggioranza. E da
Ponte di Legno, dove si sono svolte le selezioni per
Miss Padania, esorta i cittadini a pagare le tasse
soltanto alle Regioni e non allo Stato.
Un gesto forte di ribellione contro la politica
fiscale del governo: "Ne hanno piene tutti le
scatole e anche qui c'e' un sacco di gente che e'
rimasta a casa perche' e' senza soldi, perche' non
ha i soldi per andare in ferie" ha detto il leader
del Carroccio.
Bossi spera che la sua proposta venga sostenuta
da tutto il centrodestra: per lo sciopero fiscale
infatti “ci deve essere l'accordo" nella Cdl,
sottolinea.
L'idea di Bossi viene pero' subito bocciata
dall'Udc, e il presidente Rocco Buttiglione parla
senza mezzi termini di una "follia". "Proporre lo
sciopero fiscale - prosegue l'esponente centrista -
e' come dire che vogliamo la dissoluzione dello
Stato. Dopodiche', che succede? Come fa lo Stato a
pagare i poliziotti che ci devono difendere dai
criminali? Come fa a pagare le Forze Armate che ci
devono difendere dai terroristi?" chiede Buttiglione.
"Non si pagano piu' stipendi e non si pagano piu'
pensioni" avverte Buttiglione, che taglia corto: "Una
cosa del genere non puo' essere presa sul serio".
E anche il partito di via della Scrofa prende le
distanze. An, mette in chiaro Altero Matteoli, non
seguira' il Carroccio sulla strada dello sciopero
fiscale. ''La politica si fa in altri modi, non con
la rivolta delle tasse", dice il capogruppo al
Senato di An. Per Matteoli il Senatur e' ''stato
frainteso, perche' non posso pensare che Bossi abbia
veramente detto 'facciamo lo sciopero fiscale'''.
A sostenere il leader della Lega Nord al momento
sono solo gli esponenti di Forza Italia. Per il
vicecapogruppo alla Camera, Paolo Romani, sarebbe "un'iniziativa
di grossa pressione psicologica" per protestare
contro un governo "che dissipa le risorse del Paese",
e cioe' "i soldi delle tasse che mandiamo a Roma,
soprattutto dal Nord".
Piu' cauta Alleanza Nazionale. Per Maurizio
Gasparri "ogni forma di protesta contro questo
governo, che ha portato ad un inaccettabile
inasprimento del prelievo fiscale, e' comprensibile.
La vera risposta pero' - sottolinea Gasparri - non
e' lo sciopero fiscale, ma e' mandare a casa questo
governo che ha aumentato anche l'insicurezza. Da
tempo An e' su questa posizione e il 13 ottobre
scendera' in piazza anche per la sicurezza. E' tempo
di legalita' ed ordine".
Dalla maggioranza parte un coro di critiche al
leader del Carroccio, accusato di voler incitare
all'illegalita'. "Incitare allo sciopero fiscale e'
una proposta insana. Non pagare i tributi, che sono
la fonte principale dello Stato, oltre ad essere
illegale, si ripercuoterebbe sugli stessi cittadini,
che sarebbero poi costretti a pagarne di piu'" dice
il ministro Antonio Di Pietro. "Non pagarle vuole
anche dire allargare maggiormente la forbice tra
ricchi e poveri; tra chi evade e quanti hanno sempre
pagato. Un Italia a due velocita' che ancora
maggiormente sbilancerebbe a favore dei soliti furbi".
Per il deputato dei Verdi Paolo Cento, "la
proposta di Bossi di uno sciopero fiscale e'
indecente e rappresenta un pessimo segnale rispetto
alla battaglia che con rigore e coerenza le
istituzioni stanno portando avanti contro l'evasione
e l'elusione fiscale. Se Bossi vuole realmente un
federalismo moderno - aggiunge il sottosegretario al
ministero dell'Economia - si confronti in Parlamento
con la proposta avanzata dal governo sul federalismo
fiscale e lasci perdere questa pericolosa boutade 'ferragostana'".
Anche i Popolari-Udeur respingono "con forza" l'idea
dello sciopero fiscale. "Agitare la leva fiscale per
mandare a casa il governo - si legge in una nota del
partito di Mastella - e' quanto di piu'
antidemocratico si possa immaginare". Daniele
Capezzone plaude invece al numero uno della della
Lega Nord: "Non mi unisco al lancio di pietre contro
Bossi, perche' la secessione fiscale non la fa il
leader della Lega ma Visco, con una politica di
aggressivita' fiscale che non produce risultati e
colpisce le piccole imprese, artigiani e
commercianti".
(adnkronos)
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