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Mattel, la Bonino non esclude blocco importazioni dalla Cina
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Emma Bonino
"E' una misura in possesso dell'Unione Europea". Questa la posizione di Emma
Bonino, ministro del commercio estero, sull'ipotesi di un blocco delle
importazioni dalla Cina da parte dell'Ue dopo il caso dei giocattoli Mattel.
"Bruxelles ha già inviato un'informativa ai Paesi membri. Il blocco delle
importazioni è già stato adottato più di una volta. Certo prima di prendere
un simile provvedimento, è necessario mettere insieme un dossier ben solido,
che può essere costruito solo con l'arrivo dei riscontri dai Paesi membri".
La Mattel Italia, intanto, ha pubblicato oggi su alcuni quotidiani un avviso
a pagamento sul richiamo volontario dei giocattoli finiti nel mirino per
potenziali rischi. Nell'annuncio, in primo piano la foto della macchinina
'Cars', finita sul banco degli imputati per "livelli non consentiti di
piombo nella pittura esterna".
Nell'avviso anche una lista delle bambole e accessori contenenti piccoli
magneti che potrebbero staccarsi dal gioco.
Il Codacons fa causa alla Mattel
Il Codacons ha annunciato la prima causa contro la Mattel per "risarcire una
mamma di 44 anni preoccupata per le possibili conseguenze sulla sua bambina
di 5 anni, che ha giocato fino a ieri con una Barbie". Lo rende noto la
stessa associazione, che annuncia anche la denuncia per omissione di atti di
ufficio gli organismi pubblici preposti a controllare che i prodotti immessi
sul mercato siano sicuri.
"I responsabili degli omessi controlli sui giocattoli devono essere
perseguiti", spiega in una nota il Codacons, che elenca tra i responsabili "innumerevoli
ministeri", a partire da quello dello Sviluppo Economico, ma anche Camere di
Commercio, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e gli altri organismi di
controllo e certificazione.
Preoccupazione in Cina: a pagare saranno gli operai
A pagare il prezzo del ritiro dal mercato dei giocattoli della Mattel
prodotti in Cina saranno gli operai cinesi. E' quanto ha affermato
l'associazione dei produttori di giocattoli cinese, sottolineando che in
molti perderanno il posto di lavoro a causa "dell'allarmismo non obiettivo".
"L'industria non ha prodotto beni di bassa qualità intenzionalmente", si
sono giustificati i produttori in un comunicato, "e pagherà un alto prezzo
per i suoi sbagli. Molti lavoratori dovranno lasciare la fabbrica dove sono
stati impiegati per anni e devono affrontare i problemi della disoccupazione
o del reimpiego".
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