Baldassarri: «Anche
gli Stati Uniti nacquero da una rivolta tributaria»
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18 Agosto, 2007
Il
senatore di An: «Sì allo sciopero come ultima risorsa»
«C’È
poco da meravigliarsi se qualcuno, nel Paese, propone
una protesta fiscale». Mario Baldassarri è stato
viceministro dell’Economia nella scorsa legislatura,
oggi è senatore di Alleanza Nazionale e non è affatto
stupito dalla proposta lanciata dal leader della Lega
Umberto Bossi.
Senatore, anche lei favorevole allo sciopero fiscale?
«Prima di entrare nel merito credo sia doverosa una
premessa». Prego. «Nel suo primo anno di legislatura il
governo Prodi, forte di un’analisi sballata che
descriveva un deficit fuori controllo, ha aumentato la
pressione fiscale. Poi, nonostante l’extragettito, ha
fatto crescere la spesa pubblica. Come se non bastasse,
a settembre, dovrà mettere mano alla Finanziaria, ma
l’esecutivo ha già ammesso che ci sono 25 miliardi di
spese da coprire».
Scusi, ma cosa c’entra tutto questo con lo sciopero
fiscale? «Il punto è che se la spesa cresce, per
coprirla, bisogna aumentare le tasse. Il risultato è che
quasi la metà del reddito di un italiano oggi viene
letteralmente "confiscata" dallo Stato. Tra l’altro
questa continua proliferazione di imposte è un incentivo
all’evasione». Quindi lei è d’accordo con Bossi? «Non mi
meraviglia che qualcuno inneggi alla protesta fiscale.
Pagare le tasse è un dovere, ma è un diritto dei
cittadini sapere come questi soldi vengono spesi. Se lo
Stato li usa per finanziare una burocrazia inefficiente
e un reticolo di consorterie c’è evidentemente qualcosa
che non va. Il fisco non può esagerare altrimenti il
cittadino di ribella». Scusi se insisto: sciopero
fiscale sì o no? «Io credo che lo strumento principale
in un sistema democratico sia quello del voto.
Spero che il governo cada prima di qualsiasi iniziativa
di protesta fiscale. Dopotutto a settembre il governo
dovrà gettare la maschera: o taglia la spesa, o aumenta
le tasse». E voi, aspetterete l’implosione? «Noi
continueremo il nostro impegno di opposizione forte in
Parlamento e tra la gente.
Diciamo che non escludo la rivolta fiscale come ultima
risorsa. Dopotutto c’è un precedente illustre». Quale?
«Gli Stati Uniti nacquero dalla ribellione dei coloni
inglesi alla tassa sul tè. In ogni caso ritengo che gli
italiani siano persone di buon senso e che, di fronte
alle vessazioni del governo, abbiano già attuato la loro
rivolta attraverso l’evasione fiscale».
Ma i dati forniti dal viceministro Visco dicono il
contrario. «È la prova del falso in bilancio fatto da
questo governo. A dicembre Visco ha "nascosto" 26
miliardi di gettito. Adesso dice che questi sono il
risultato della lotta all’evasione e, intanto, continua
ad aumentare la spesa pubblica».
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