Newt Gingrich: da ipocrita alla Casa Bianca?
Domenico Maceri
18 Agosto, 2007

“L’amministrazione
Bush sta conducendo una ‘guerra fasulla’ contro il terrorismo”. Sembra la frase
di un membro del Partito Democratico, un ultraliberal che vuole la pace. Le
parole sono uscite invece dalla bocca di Newt Gingrich, l’ultra conservatore
repubblicano, già presidente della Camera dei Rappresentanti fra il 1995 e il
1998. Gingrich continuò a elaborare la sbagliata strategia di George Bush
chiarendo che la guerra contro il terrorismo non si può vincere in un’unica
nazione come l’Iraq ma significa invece sconfiggere l’islamismo radicale in
tutto il mondo e ciò richiede anche l’indipendenza di energia.
Sono parole sagge di un iconoclasta che al momento i sondaggi per la
nomina del Partito Repubblicano piazzano al quinto posto con il 7% dei consensi.
E Gingrich non è nemmeno candidato anche se non ha escluso la possibilità di
prendere la corsa per la Casa Bianca nel futuro. Ma le parole di Gingrich
sorprendono per la sua sincerità oltre che per il fatto che l’ex professore di
storia ha la reputazione di essere un ipocrita. Basti ricordare solo alcuni
momenti della sua vita politica. Quando era presidente della Camera tradiva la
moglie, agonizzante in ospedale, con una donna che eventualmente ha sposato. La
sua terza moglie per esser precisi, molte per un repubblicano il cui partito
sostiene di professare la santità della famiglia. L’ipocrisia va più in alto
dato che durante il suo rapporto extraconiugale Gingrich guidava la crociata
morale contro Bill Clinton e l’affaire di Monica Lewinsky. Almeno Clinton è
rimasto sposato con la stessa donna malgrado tutti i loro problemi.
Oltre all’ipocrisia nei rapporti personali Gingrich fu accusato di
ottantaquattro violazioni etiche mentre era Presidente della Camera. La
situazione divenne così pericolosa politicamente che alla fine i leader
repubblicani lo convinsero che per il bene del partito dovrebbe dimettersi, ciò
che lui fece nel 1998.
Quando un politico sbaglia e poi confessa gli elettori hanno la scelta
di perdonarlo e riconsiderare la loro posizione. Ciò è naturalmente avvenuto con
Bill Clinton il quale sembra essere più popolare adesso da ex presidente e
tutti sembrano avere dimenticato le sue “bugie” perché in realtà, vedendo tutto
con l’adeguata prospettiva, erano cose da poco comparate all’ipocrisia di
Gingrich.
Ma l’ex presidente della Camera sembra volere cercare di fare
dimenticare il suo passato anche con la sua sincera affermazione sul fallimento
completo dell’amministrazione repubblicana. “Guardate a New Orleans… e Baghdad.
Se non possiamo vedere il fallimento davanti ai nostri occhi come possiamo
migliorare la situazione” continuò a spiegare Gingrich. Sono anche queste parole
che potrebbero benissimo uscire dalla bocca di un membro del Partito Democratico.
Gingrich continuò a schierarsi contro coloro che non sono bipartisan dicendo che
il sistema è corrotto e che non gli si dovrebbe “negare il diritto” di dire
qualcosa di positivo su Hillary Clinton solo perché i due appartengono a partiti
diversi.
La sincerità di Gingrich emerse anche con il suo commento sul fatto che
in questo momento i dibattiti per la nomina dei due partiti consistono di una
gara simile ad American idol, basata sulla popolarità dove i candidati hanno
trenta secondi per spiegare complessi problemi. Gingrich avrà difficoltà a
convincere molti americani che la sua nuova persona sia la veritiera. Al momento
però sembra l’unica voce repubblicana a parlare senza fare giochi politici per
sedurre gli elettori. I candidati repubblicani alla nomina del loro partito
invece sembrano restare impantanati nel fango di Bush. L’unica eccezione è Ron
Paul, parlamentare del Texas, a cui si danno pochissime chance di vittoria. Se
lo status quo continua Gingrich potrebbe facilmente decidere di scendere in
campo. Il suo fardello di ipocrita gli sarebbe difficile da eliminare ma in
questo momento sembra essere il più veggente fra tutti i candidati del suo
partito anche se le previsioni sono quasi tutte che la Casa Bianca nel 2009
parlerà la lingua del Partito Democratico.
|