Jeremy Pearson, della British Heart Foundation: "I risultati ottenuti sono molto promettenti, pur non sapendo ancora il perché di questa relazione, si è notato che inducendo un piccolo danno al cuore si riesce a prevenire la comparsa di danni più gravi".

I ricercatori hanno condotto esperimenti su 57 pazienti in procinto di sottoporsi a un intervento chirurgico al cuore per l'applicazione di un bypass. La tecnica è stata applicata su 27 pazienti. Sugli altri è stata effettuata una attività di controllo. I pazienti sottoposti al trattamento, hanno riscontrato il 43 per cento in meno di troponina T, una proteina presente nel muscolo cardiaco e scheletrico. In un soggetto normale questa proteina non è dosabile, ma la sua concentrazione aumenta in caso di lesione dei miocardiociti.
Ora si analizzerà l'efficacia di questa tecnica di compressione su pazienti che hanno da poco avuto un infarto. Se venissero riscontrati risultati positivi la tecnica potrebbe essere insegnata ai paramedici.
L'infarto miocardico è la necrosi ischemica del tessuto cardiaco su base ateromatosa coronarica con stenosi severa.
La sindrome miocardica acuta comporta tre entità
(American College of Cardiology 2000)
Angor senza
aumento delle troponine I e T
Angina con aumento delle troponine I e T, ma senza
elevazione del tratto elettrocardiografico ST (Angor
NST)
Infarto miocardico, con modificazioni I/T ed
elettrocardiografiche.
L'incidenza mostra grandi variazioni geografiche:
<100/100.000/anno in Giappone, tra i 100-200 nei
paesi mediterranei, circa 300 in Germania, America
settentrionale, Paesi Bassi, Polonia, 300-400 in
Danimarca e Scandinavia, 400-500 in Irlanda,
Inghilterra e in Ungheria, più di 500 in Irlanda del
Nord, Scozia, Finlandia.
Rapporto maschi:femmine 2:1.
Aterosclerosi con numerosi fattori di rischio.
1) Fattori predisponenti non
influenzabili sono predisposizione familiare età
sesso maschile
2) Fattori di rischio di primo ordine
dislipidemia, in particolar modo
un aumento del colesterolo totale e LDL, un'aumento
dei trigliceridi e una diminuzione nei liveeli di
HDLemia.
ipertensione arteriosa sistemica diabete
mellito
sindrome metabolica: bulimia, resistenza
all'insulina, iperinsulinemia, malattie associate.
tabagismo
3) Fattori di rischio di secondo ordine aumento
della lipoproteina Lp(a)
iperfibrinogenemia > 300 mg/dl
iperomocisteinemia > 12 micromol/l
anticorpi antifosfolipina
sedentarietà
fattori psicosociali: stress negativo, stato sociale
inferiore, e altro.
Se son presenti due fattori di primo ordine, il
rischio di sviluppare una coronaropatia si
quadruplica. Se son presenti tre fattori di primo
ordine, il rischio aumenta di 10 volte.
Attualmente è in corso di studio una possibile concausa all'aterosclerosi di natura infettiva (infezione persistente di Chlamydia pneumoniae?).
Nell'infarto al di sotto dei 30 anni si rileva
problemi
dislipidemici familiari
sindrome anti fosfolipidi
ipotiroidismo con ipercolesterinemia
vasculariti.
Fattori scatenanti:
sforzi
violenti, stress con grandi variazioni della
pressione arteriosa
angor instabile (rischio di infarto del 20%)
40% di tutti gli infarti avvengono al mattino, tra
le 6 e le 12, probabilmente in seguito al picco
cortisolico.
Dolore
anginoso intenso, prolungato, non influenzato dal
riposo o dai derivati nitrati. Il dolore può essere
epigastrico, soprattutto nell'infarto posteriore.
Il 15-20% degli infarti è asintomatico, soprattutto
nei diabetici e negli anziani.
Affaticamento, debolezza, angoscia, sintomi vagali (sudorazione,
nausea, vomito), eventualmente febbricola
Aritmie nel 95% dei casi, soprattutto fibrillazioni
ventricolari.
Spesso caduta della pressione arteriosa, ma in caso
di stimolazione simpatica, la pressione può essere
normale e financo leggermente elevata.
Il polso è normale, ma può essere rapido, o lento.
Segni di insufficienza cardiaca o di scompenso (1/3
dei pazienti): dispnea, ronchi alle basi polmonari,
eventualmente edema polmonare.
Nei più anziani, segni di problemi di perfusione
cerebrale, come confusione mentale.
In laboratorio si indivdua un'elevazione di
Mioglobina.
Un'elevazione isolata non prova un infarto, potendo,
delle lesioni muscolari periferiche, provocare una
medesima elevazione del metabolita.
Troponina I e T. Sono indici molto sensibili e
specifici del muscolo cardiaco. Iniziano a elevarsi
3 ore dopo l'inizio dell'infarto, raggiungendo il
massimo alla 20a ora. Si normalizzano in 1-2
settimane.
Enzimi. In ordine di specificità:
Un rapporto
CK/GOT inferiore a 10 sostiene l'ipotesi di infarto
miocardico, mentre è superiore negli insulti del
muscolo periferico. Un'elevazione simultanea della
GPT gioca un ruolo nella diagnostica epatica (o una
stasi epatica nello scompenso cardiaco destro).
Un rapporto LDH/HBDH <1,3 si osserva non solo
nell'infarto cardiaco ma anche nell'emolisi.
Elettrocardiogramma [modifica]
L'ECG può non essere positivo nelle prime 24h dopo
un infarto.
L'ECG può definire la grandezza, la localizzione
dell'infarto e la sua età.
Segni diretti d'infarto
Stadio acuto: breve elevazione
dell'onda T, sopraslivellamento del tratto ST: T en
dôme o onda di Pardee.
Stadio intermedio: obliquazione e normalizzazione
del segmento ST; scomparsa dell'onda R che viene
sostituita da un complesso QS o un'onda Q profonda
>1/4R e larga >0,04 sec; negativizzazione di T.
Stadio cronico: lenta normalizzazione dell'onda T;
una piccola R può riapparire; l'onda Q si mantiene,
nella maggioranza dei casi, per tutta la vita. Se
l'elevazione si ST si mantiene per più di 6 mesi è
probabile si sia sviluppato un aneurisma
ventricolare I25.3.
Un blocco di branca sinistra (BBS) precedente
l'infarto può dissimulare le modificazioni
elettrocardiografiche tipiche dell'infarto.
L'infarto non Q non presenta l'onda Q, ma abbiamo,
ogni modo, i rilievi enzimatici.
Stadio della necrosi: dura 48h,
le più pericolose.
Compaiono problemi del ritmo nel 95-100% dei casi, a
buona prognosi. Per contro, una fibrillazione
ventricolare intercorrente da 1 a 6 settimane dopo
l'infarto peggiora la prognosi con una mortalità
dell'80%.
Insufficienza cardiaca in 1/3 dei pazienti.
Stadio della cicatrizzazione (30-50 giorni):
aneurisma ventricolare I25.3 nel 20%
tromboembolia
pericardite post infarto, sindrome di Dressler I24.1
da 1 a 6 settimane dopo l'infarto
aritmie.
Stadio della riabilitazione
mobilizzazione precoce
educazione igenicodietetica
diminuzione dell'ansia.
Stadio della prevenzione delle recidive
abolizione tabacco
ottimizzazione terapia diabetica
miglioramento pressione arteriosa
miglioramento profilo lipidico
la dieta mediterranea diminuisce la mortalità del
50% secondo quanto rilevato dallo studio LYON
dell'AHA.
Circa il 30% muore nelle 24h successive l'infarto o muoiono prima di arrivare in ospedale. Dal 10 al 20% muoiono in ospedale. In totale metà dei pazienti muoiono nel primo mese.
La mortalità è aumentata proporzionalmente all'aggravarsi dell'insufficienza cardiaca. Secondo la classificazione di Killip
senza insufficienza sinistra:
mortalità <5%
edema polmonare: mortalità <40%
shock cardiogeno R57.0: mortalità 90%
Misure generali
Somministrazione di ossigeno per sonda nasale 3
l/min.
Trattamento del dolore.
Supporto psicologico.
Riperfusione
Nitrati per via orale, eventualmente con pompa a
perfusione.
Angioplastica nell'immediato con o senza trombolisi
intracoronarica.
Prevenzione di nuove trombosi
L'ASA nell'immediato diminuisce la mortalità di più
del 20%.
Eparina 5000 Ui endovena.
Trattamento delle complicazioni
Betabloccanti diminuiscono il rischio di
fibrillazione ventricolare e riducono
l'ospedalizzaione.
Eliminazione dei fattori di rischio (grassi, sale,
alcool). Secondo lo studio GRIPS:
- rischio di reinfarto a 5 anni del 50% in caso di
LDLemia > 160 mg/dl,
- rischio a 5 anni del 100% se LDLemia > 190.













