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L'Italia non ha bisogno di soldi
19 Agosto 2007
di Dom Serafini
Volete
far ridere il mondo politico, industriale e finanziario
italiano? Cercate di acquistare una societá in Italia e
mettete sul tavolo una montagna di soldi!
Ultimamente ci hanno provato gli spagnoli, i francesi, i
tedeschi, i russi, gli americani ed i messicani.
Gli italiani si stanno ancora “sbudellando” dalle risate
tanto che, se questi ingenui non smettono di offrire soldi,
c'é il rischio di creare seri disturbi di salute.
Recentemente gli spagnoli di Telefonica sono arrivati a Roma
con in traino alcune valigie stracolme di euro per cercare
di convincere Telecom Italia a vendere loro un “corner view”
(una piccola parte) della societá. Poi, se ció non bastasse,
da Citta del Messico é arrivato Carlos Slim che, con un
capitale di 59 miliardi di dollari (un miliardo in piú di
Bill Gates), é oggi l'uomo piú ricco del mondo, per fare la
stessa cosa, con il medesimo risultato. Ci ha pure provato
At&t, il gigante delle telecomunicazioni americano e,
naturalmente, alla vista del mucchio di soldi, gli italiani
sono scoppiati a ridere.
I francesi volevano acquistare la quasi fallita Alitalia, ma
appena hanno messo sul tavolo i contanti, le trattative si
sono interrotte (hanno poco sense of humor). Stessa sorte é
toccata alla russa Aeroflot che non ha saputo far tesoro
della lezione impartita all'AirFrance, pensando erroneamente
che, alla fine, se il prezzo é giusto tutto sia in vendita.
A dire il vero, a fare lo sbaglio di offrire soldi sono
stati anche i raffinati e spesso astuti banchieri tedeschi
che vorrebbero acquistare banche italiane, ed anche editori
di successo internazionale che vorrebbero entrare come soci
in qualche giornale italiano.
Secondo una storiella che circolava durante la tentata
scalata al “Corriere della Sera” di Stefano Ricucci, questo
“sprovveduto” era riuscito a racimolare in borsa (quindi
pagando in contante) una bella quota (il 14%) di RCS, la
societa editrice del quotidiano. Durante la sua prima
riunione con i principali azionisti de il “Corriere”, gli fu
chiesto di mettersi sulla giacca il “name-tag” in modo da
poter essere riconosciuto.
Il resto é cronaca. Per aver insistito nel voler acquistare
il “Corriere” con i soldi, il povero Ricucci si é fatto ben
tre mesi di carcere e persino alla moglie, l'attrice Anna
Falchi, sono venute meno le richieste di lavoro.
A questo punto l'articolo potrebbe anche terminare, ma per
beneficio di coloro che si chiedono ancora come mai ció
possa succedere, basti ricordare che in Italia, tutto é
controllato dalla politica e lo Stato é l'unico datore di
lavoro.
Tutta la societá italiana fa perno su contributi statali:
dalle industrie all'agricoltura, al turismo, all'ittica.
Poi: la stampa, il cinema, gli enti pubblici, gli istituti
di credito e i pensionati fino agli inutili notai. Si
rimprovera che l'abitudine italiana di fare le cose
all'ultimo minuto faccia lievitare i costi, senza pensare
che in Italia le spese non sono mai un problema tanto quanto
gli equilibri politici. É da ingenui, infatti, sorprendersi
del fatto che in Italia servano decenni per completare opere
pubbliche che in altri Paesi si realizzano in sei mesi.
E che dire della “safety net” (rete di sicurezza) sociale
creata per tenere a bada le masse affinché queste non
diventino piú intraprendenti -- con il pericolo di creare
squilibri?
Con il Sistema Italia le masse devono solo pensare a
divertirsi e a non preoccuparsi del futuro: lo Stato pensa a
tutto ed a garantirlo c'é la solita collaudata elite (quella
che invece pensa al futuro per mantenere il potere, inviando
i figli ad Harvard, Yale e Oxford).
In Italia, lo Stato, quindi la politica, controlla tutto. La
Telecom Italia sará data di nuovo “in prestito” agli amici
dei politici al Governo. Idem per l'Alitalia, le autostrade,
i cantieri, le banche e cosí via. I soldi, in qualsiasi
ammontare, escono appena gli obiettivi politici sono stati
raggiunti, ma sono sempre l' ultimo tassello dell'equazione.
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Dom Serafini / Le Notizie USA |
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