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MENTRE IN EUROPA SI PARLA DI
ITALIA E MAFIA A NEW YORK DUE POMPIERI ITALOAMERICANI
MUOIONO A GROUND ZERO
21 Agosto, 2007
NEW
YORK\ aise\ - C’è un gran parlare, in questi ultimi
giorni, della tendenza tutta italiana ad esportare mafia
all’estero. Dopo i fatti di Duisburg numerose sono le voci
di protesta levatesi da parte di concittadini residenti in
Germania, soggetti alla nuova ondata di razzismo
stereotipato diffuso, che vede l’italiano sinonimo di mafia
e spaghetti. Lungi da noi spiegare il perché fenomeni
mafiosi attecchiscano anche all’estero, ma che si tratti di
stereotipi lo dimostra quanto accaduto sabato dall’altra
parte del mondo, negli Stati Uniti, a New York, altro luogo
in cui l’idea dell’italiano mafioso ha avuto modo in passato
di attecchire, ma che i fatti sembrano ormai aver sradicato.
"Morti nel corso del grande incendio di sabato sera due
pompieri di origine italiana che cercavano di controllare il
rogo scoppiato nel palazzo sopravvissuto all'11 settembre"
titolava quasta mattina il quotidiano "America oggi",
raccontando quanto accaduto nella city.
"La "vedova" di ground zero, da sei anni avvolta nel suo
lugubre manto nero, ha strappato la vita a due pompieri
italoamericani impegnati sabato pomeriggio nello spegnimento
del rogo sviluppatosi al 17.mo piano della ex sede della
Deutsche Bank, un edificio sopravvissuto all'11/9 e
tribolato, in via di decostruzione.
Fiamme, fumo e acre odore di poliuretano bruciato hanno
rituffato nell'incubo del passato gli abitanti della lower
Manhattan per il timore che si fossero disperse nell'aria
particelle tossiche.
Sono occorse sette ore a centinaia di vigili del fuoco per
avere la meglio sulle fiamme che hanno consumato dieci piani
dell'edificio "fantasma" di ground zero in fase di
decostruzione, vale a dire che deve essere "smontato" piano
per piano invece di essere raso al suolo, a causa dell'alto
contenuto di sette particolarmente elementi tossici.
L'ex sede della Deutsche Bank si trova al 130 di Liberty
Street, dirimpettaio alla caserma Nr. 10 dei vigili del
fuoco, proprio di fronte al vascone di ground zero dove sei
anni fa persero la vita anche 343 pompieri.
I corpi di Joseph Graffagnino di 33 anni, residente a
Brooklyn ,e di Robert Beddia, di 53 anni di Staten Island,
sono stati rinvenuti al 14.mo piano, sopraffatti dal denso
fumo. Trasportati in ospedale con arresto cardiaco e i
sanitari non hanno potuto fare più nulla per strapparli alla
morte.
Entrambi, Graffagnino e Baddia erano in servizio presso la
caserma di SoHo situata lungo la Sixth Avenue e dove sul
muro sono appese le lapidi ricordo degli 11 pompieri di
questa stazione periti nel crollo delle Torri Gemelle.
I due morti a ground zero hanno riaperto le ferite nel corpo
del FDNY che assieme alle famiglie delle vittime tra qualche
settimana commemorerà il sesto anniversario dell'11/9.
Commozione anche tra le collettività italoamericane di
Brooklyn e Staten Island da dove provenivano i pompieri
morti.
Graffagnino era nato nel rione di Brooklyn conosciuto come
Dyker Heights, era in servizio nel FDNY da 8 anni e due anni
fa aveva sposato Linda Tronolone, un'infermiera di
Bensonhurst che invece di prepararsi a celebrare
l'anniversario di nozze ora si appresta a organizzare il
funerale del marito.
"È così irreale che non so cosa fare. Tutta la famiglia è
distrutta", ha detto la nonna novantenne di Graffagnino,
Connie Marchisotto.
Robert Beddia era in servizio nel corpo dei vigili del fuoco
da 23 anni e Lisa Giunta, titolare della pizzeria Arturo nei
pressi della caserma di Soho lo ricorda con affetto, ma
sottolinea che quella caserma per Beddia era un continuo
incubo per il vuoto lasciato dagli 11 pompieri morti negli
attentati.
"Era triste per lui vedersi sempre davanti le targhe a
ricordo dei suoi commilitoni morti, un costante, terribile
ricordo che lo perseguitava", ha raccontato Lisa Giunta.
Altri sei pompieri sono dovuti ricorrere alle cure dei
sanitari per esalazioni di fumo, ma le loro vite non sono in
pericolo, ha tenuto a precisare il sindaco Michael
Bloomberg.
A dare l'allarme era stato un addetto alla sorveglianza
dell'edificio della Deutsche Bank dopo aver visto fuoruscire
fumo dal 17.mo piano, secondo quanto riferito dal
commissioner del FDNY, Thomas Scoppetta, il quale ha
precisato che a uccidere i due vigili del fuoco
italoamericani è stato "l'eccessivo fumo respirato".
Per chi in città guardava in alto verso la lower Manhattan
la visione delle fiamme, fumo e notava un acre odore
nell'aria, l'aggiunta del brivido delle sirene di una
sessantina di mezzi solo dei pompieri accorsi, è stato come
il riaffiorare di un brutto incubo.
Anche se soltanto ieri pomeriggio i "fire marshal" hanno
potuto avere accesso all'epicentro del rogo per verificarne
la causa, una prima stima è stata fatta ieri dal governatore
Elio Spitzer ieri mattina durante la sua visita a ground
zero.
Stando a quanto riferito da Spitzer il poliuretano
protettivo adoperato dagli addetti ai lavori di
decostruzione dell'edificio avrebbe contribuito a rendere
più laboriosa l'opera di spegnimento dei pompieri.
E alla tragedia si aggiunge anche il giallo della struttura
antincendio dell'edificio che non ha funzionato. I pompieri
sono stati costretti a trasportare a mano le manichette
dell'acqua sul luogo dell'incendio poiché nelle condotte
antincendio non c'era acqua.
Sono intervenuti 270 vigili del fuoco che hanno fatto
evacuare gli edifici attigui e per alcune ore anche i
turisti sono stati tenuti alla larga da ground zero.
L'edificio "fantasma", ricordo delle vestigia del World
Trade Center, è soprannominato la "vedova", semidistrutto e
compromesso nella stabilità dal crollo della Torre Sud, è un
ostinato sopravvissuto ai crolli. Conteneva 1.4 milioni di
piedi quatrati di spazio adibito ad uffici, contaminato con
poleveri tossiche e detriti precipitati durante il collasso
della torre sud, dove sono stati rinvenuti recentemente
anche brandelli di alcune vittime.
Due anni fa le agenzie dedite alla ricostruzione avevano
stabilito che l'edificio della Deutsche Bank doveva essere
decostruito perché contiene livelli eccessivi di 7
differenti sostanze dannose: una trappola velenosa insomma
che può sprigionare, tra l'altro, amianto, diossina, piombo
e cromo. Una combinazione di circostanze e sostanze tossiche
che hanno rallentato il lavoro di smantellamento
dell'edificio.
L'allarme "nube tossica" lanciato immediatamente dopo il
rogo è in breve rientrato, quando il sindaco in serata, in
conferenza stampa, ha dichiarato che stanto alle rilevazioni
di una dozzina di stazioni di monitoraggio, non sono state
riscontrate anomalie nella qualità dell'aria.
Un'affermazione confermata ieri mattina anche dal
governatore Spitzer, il quale ha dichiarato che il
monitoraggio non ha rilevato particelle tossiche nell'aria.
Una conferma che gli abitanti della zona attendevano con
ansia, alla luce di quanto era accaduto all'indomani del
crollo del Wtc 6 anni fa, allorché l'agenzia dell'ambiente
federale assicurò beatamente soccorritori e popolazione che
l'aria era sana e respirabile.
Una valutazione quella di allora clamorosamente smentita
dalle migliaia di casi malattia di soccorritori e addetti ai
lavori di smaltimento delle macerie affetti da patologie
alle vie respiratorie che hanno prodotto decine di morti".
(aise)
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