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Registrato il Partito della Libertà

Gli alleati di Berlusconi sparano contro. La Lega minaccia l'addio

22 Agosto 2007

ROMA - Non conta ancora iscritti. Non ha sedi né dirigenti. Ma da ieri si sa che ha un logo e un simbolo regolarmente registrato dall'Unione europea. E ciò basta a sconvolgere i rapporti interni nel centrodestra, tanto che la Lega minaccia addirittura la rottura con il leader Silvio Berlusconi. È il Partito della Libertà, una formazione che in poche ore, da oggetto di indiscrezioni giornalistiche è balzata alla ribalta del dibattito politico.
La titolare legale del simbolo, che raffigura una semplice scritta con accanto un arcobaleno tricolore, è sempre lei, Michela Brambilla, l'animatrice dei Circoli. Mesi fa Berlusconi la definì «un katerpillar», provocando l'invidia mai sopita dei dirigenti azzurri. Ma lei stessa, quasi a placare le ire trattenute a stento, chiarisce che lo ha fatto «su mandato» del Cavaliere. Una puntualizzazione che però non serve a rassicurare gli alleati.
 

Durissimo il giudizio dell'Udc. Per Lorenzo Cesa il Pdl «non è una cosa seria», ma solo «un'operazione di marketing». Anche il portavoce di Via Due Macelli, Francesco Pionati è tranchant: «Ma quale partito! Questo della Brambilla mi sembra di più una lista civetta. Di partiti così ne possono nascere uno a settimana, visto che lasciano il tempo che trovano».
Fredda anche An. Maurizio Gasparri ricorre a una battuta ma il suo disappunto emerge lo stesso: «Il Pdl - osserva scherzoso - non è la Coca Cola. Tuttavia il nostro John Pemberton, il suo famoso inventore, è Berlusconi. Allora ci dica lui cosa fare perché il nostro obiettivo è tornare al governo, non vendere bibite».
Poi, più acido ricorda che il problema del partito dei moderati non si risolve stabilendo chi «deposita il simbolo prima degli altri». «Tutti - avverte Gasparri - possono aderire a questo processo, compresi ovviamente i Circoli e la Brambilla, ma non può accadere il contrario. I partiti non si possono dissolvere e poi - si chiede Gasparri - in che cosa?».
Ma è dalla Lega Nord che arriva la reazione più minacciosa. Roberto Calderoli è esplicito. Secondo lui dietro la nascita del Pdl si nasconde la volontà del Cavaliere di mettere le mani avanti in vista del referendum. «Noi - attacca il vice presidente del Senato - speriamo che Berlusconi confermi la smentita dei giorni scorsi. Se così non fosse, sarebbe antipatico verificare che Berlusconi, da un lato mantiene i partiti così come sono, e dall'altro crei un contenitore, il Pdl, appunto, ideale per raccogliere i voti nel caso in cui passasse il referendum. Berlusconi s'era impegnato con Bossi garantendogli che si sarebbe battuto contro i quesiti, lavorando anche alla modifica dell'attuale legge elettorale ma senza prevedere due cartelli elettorali. Speriamo non sia così. Ma se avesse cambiato idea sappia che viene meno l'intesa tra Lega e Forza Italia».




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