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Soldati morti, padri deportati?
26 Agosto 2007
di Domenico Maceri / Le Notizie USA
"Sarebbe
un’ingiustizia se questi padri fossero deportati dopo che i
loro figli hanno dato la vita per la loro patria in Iraq"
disse recentemente il parlamentare Gene Green, democratico
di Houston, Texas. Green stava riferendosi a soldati come
Armando Soriano, età 20, degli Stati Uniti, morto nel 2004
ad Haditha, Iraq. Soriano ora è sepolto a Houston, la sua
città natale, dove i suoi genitori, operai indocumentati del
Messico, vivono attualmente.
Prima della sua morte Soriano aveva promesso ai
suoi genitori che li avrebbe aiutati ad ottenere la
residenza legale. Vi è riuscito solo parzialmente prima di
perdere la sua vita. Sua madre l’ha spuntata a procurarsi il
cartellino verde della residenza legale in America ma il
padre è stato rifiutato e sta per essere deportato. Enrique
Soriano non è l'unica persona a perdere un figlio o una
figlia nella guerra in Iraq e rischiare la deportazione. Ci
sono più di 3 milioni di persone nate negli Stati Uniti con
genitori che risiedono illegalmente nel Paese. I figli nati
negli Stati Uniti sono automaticamente cittadini americani e
hanno tutti i doveri e diritti dei cittadini statunitensi.
Ciò include l’opzione del servizio militare con
l’inevitabile possibilità di perdere la vita.
La morte di un figlio o una figlia è sempre tragico.
Per provare a compensare queste famiglie il governo degli
Stati Uniti fa degli sforzi per aiutarli. Nel caso di
soldati morti con parenti che hanno bisogno assistenza con
l'immigrazione, i funzionari li aiutano ad ottenere il
cartellino verde. Ecco cos’è accaduto con la madre di
Armando Soriano. Ma nonostante la flessibilità governativa,
determinate regole impediscono ad alcuni di qualificare.
Enrique Soriano era stato deportato formalmente nel 1999 e
quella “macchia” nella sua condotta gli toglie il diritto
di diventare residente legale. Enrique Soriano non è l’unico
in questo guaio anche se è difficile ottenere cifre esatte.
Alcuni indocumentati i cui figli sono morti nella guerra in
Iraq sono stati deportati. Altri sono riusciti ad ottenere
il cartellino verde.
Le statistiche ufficiali indicano che più di 68,000
individui nati all’estero sono arruolati nelle forze armate
degli Stati Uniti. Non si sa quanti di questi individui
abbiano parenti che risiedono negli Stati Uniti illegalmente.
Dati del National Center for Immigration Law indicano che il
10 per cento dei soldati americani morti in Iraq erano
immigrati. Si crede anche che il cinque per cento di tutte
le forze armate americane siano composte da immigrati
illegali i quali si sono arruolati con documenti falsi. La
legge non permette agli indocumentati di formare parte delle
forze armate ma data la scarsità di volontari a volte si
chiude un occhio. Gli immigranti illegali si arruolano
pensando che il governo eventualmente aiuterà loro e le loro
famiglie ad ottenere benefici che includono la residenza
legale. Inevitabilmente, alcuni muoiono al servizio della
loro nuova patria. Il primo soldato americano a morire nella
guerra in Iraq è stato in effetti il caporale dei marines
Jose Gutierrez, un immigrante illegale del Guatemala.
Il caso di Enrique Soriano inoltre è complicato dal
fatto che il resto della sua famiglia ha il diritto legale
di essere negli Stati Uniti. Sua moglie ha il cartellino
verde, tre dei loro quattro figli sono nati negli Stati
Uniti e quindi sono cittadini, ed un’altra figlia nata nel
Messico ha fatto domanda per la residenza legale. Se Enrique
sarà deportato, la famiglia dovrà fare la difficile scelta
di ritornare nel Messico o separarsi. Il parlamentare Green
ha introdotto una proposta di legge alla Camera che
aiuterebbe Enrique Soriano a ottenere il cartellino verde ma
fino ad ora nulla è andato in porto.
Recentemente il presidente americano George W. Bush
ha commutato la condanna di Lewis 'Scooter' Libby, ex capo
del personale del vice presidente Dick Cheney. Libby era
stato condannato di ostacolare la giustizia nell’affare
della Ciagate. L’atto di Bush ha risparmiato la prigione a
Libby dato che il presidente ha ritenuto “eccessiva” la pena
inflittagli dalla giustizia. Deportare il padre di un figlio
morto nel servizio militare degli Stati Uniti non vuol dire
"punizione eccessiva" ? Signor presidente?
Le Notizie USA
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