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USA,
SAMUEL ALITO: CASA BIANCA PRONTA PER UN PRESIDENTE ITALIANO
26 Agosto 2007
(NoveColonne
ATG) – Roma - Tutta colpa dei Sopranos. A Samuel Alito Jr,
giudice della Corte suprema degli stati Uniti d’America,
quel telefilm proprio non va giù. “Gli italoamericani sono
altamente integrati negli Usa – dice in un’intervista
pubblicata il 21 agosto da Repubblica - Ma qualche
pregiudizio ancora esiste. Ci sono stereotipi duri a morire,
magari diffusi appunto da telefilm come i Sopranos. In
quella serie c’è un ritratto scorretto degli italoamericani
e della mafia stessa, che non ha nulla di simpatico, come
dimostra la recente strage di Duisburg”. Alito parla con la
consapevolezza del giudice e col cuore di italiano. In
questi giorni si trova a Rimini, per partecipare al meeting
di Comunione e Liberazione, un modo per ritrovare una parte
di se stesso che l’alto magistrato statunitense dimostra di
non aver dimenticato: “Conosco bene Fellini e mi piacciono i
suoi film. Amo guardare pellicole italiane in lingua
originale, per migliorare la lingua. Mio padre è nato in
Calabria, ma emigrò con i suoi genitori, quando aveva appena
sei mesi, mia madre è originaria della Basilicata. Prima o
poi dovrò cercare se ho ancora parenti qui”. Un’identità
dalle radici profonde, insomma, che non può esser ridotta a
macchietta. Del resto il giudice Alito sembra convinto che,
a parte isolate sacche di pregiudizio, il destino degli
italoamericani sia ormai in discesa, negli Usa. Con una
previsione che sembra tanto un sogno in procinto (forse) di
avverarsi tra non troppo tempo: “Credo che i tempi siano
maturi per un italoamericano alla Casa Bianca. Del resto
Rudolph Giuliani è già candidato alle primarie e Nancy
Pelosi è speaker alla Camera, che negli Usa è la terza
carica dello Stato”. “Italiano”, peraltro, agli occhi degli
statunitensi è spesso sinonimo di “cattolico”. Una scelta
religiosa non sempre vista di buon occhio in un Paese
fondato da pellegrini protestanti.
Ma anche su questo
versante le cose stanno migliorando, e la stessa
composizione della Corte Suprema lo testimonia: “Nella Corte
cinque giudici su nove sono cattolici – afferma Alito - ma
la cosa più importante è che ognuno di loro è stato scelto
per altri motivi che nulla hanno a che vedere con la fede.
Devo dire, tuttavia, che in passato mi è stato chiesto se la
mia fede poteva interferire con la mia carica. Sono gli
ultimi retaggi di un pregiudizio anticattolico in un Paese a
maggioranza protestante”. A proposito di cattolicesimo, cosa
pensa il giudice del movimento fondato da Don Giussani? “In
verità non conoscevo Cl – risponde l’alto magistrato – ma mi
sono informato quando mi hanno chiamato e l’ho trovata molto
simile alle mie posizioni. E mi riconosco nel motto del
meeting di quest’anno: ‘la verità è il destino per il quale
siamo stati fatti’. Beninteso, io non sono un filosofo. Però
da giudice dico che la legge rappresenta una verità al di
sopra degli uomini. E in questo senso rappresenta il destino
più elevato a cui aspiriamo”. Inutile cercare di strappare
ad Alito Jr. pareri e opinioni personali su vari temi
spinosi che alimentano il dibattito negli Usa e non solo:
pena di morte, aborto eutanasia? L’esponente della Corte
Costituzionale non commenta. Per lui la legge, qualunque
legge, è sacra e va applicata. Con delle eccezioni,
ovviamente: “Se fossi stato giudice nel Terzo Reich, non
avrei potuto fare il mio lavoro in pace con la coscienza e
mi sarei dimesso”, afferma. Quanto, infine, all’immagine
dell’America nel mondo, l’illustre ospite del Meeting di
Rimini si dice preoccupato: “L’antiamericanismo diffuso nel
mondo nasce da un’immagine sbagliata degli Usa. Non bisogna
informarsi sull’America attraverso la cultura di massa. In
realtà noi non siamo solo McDonald’s e tutto ciò che si vede
in certa televisione”. Gli sceneggiatori della prossima
serie dei Sopranos sono avvertiti.
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