31 agosto 2007

Uno dei tanti modi per definire New Orleans, sino a due anni
fa, era «The city that forgot to care», la città che ha
dimenticato di preoccuparsi, un riferimento alla natura gioviale
e allegra dei suoi abitanti. Ma l'uragano Katrina, insieme
all'80% della superficie urbana, ha spazzato via anche questo
soprannome: nonostante il presidente americano George Bush, nel
corso della sua recente visita, abbia invitato gli abitanti
della Louisiana a guardare con ottimismo al futuro, i cittadini
di New Orleans appaiono ancora oggi prigionieri di un misto di
problemi, paura, scetticismo e rabbia.
Il disastro naturale che ha colpito due anni fa la capitale del
jazz, d'altronde, è stato il più catastrofico della storia degli
Stati Uniti d'America: 1.600 morti e 150 miliardi di dollari di
danni stimati in tutti gli stati del Sud. Dopo l'iniziale
titubanza che tanto costò all'amministrazione repubblicana in
termini di popolarità, i fondi sono stati successivamente
stanziati, ma, nonostante i 116 i miliardi di dollari erogati
dal Congresso, gli abitanti di New Orleans faticano a vedere
progressi. Librerie, trasporti pubblici e ospedali funzionano a
metà regime rispetto al 2005. Secondo il quotidiano Usa Today,
dei 115 progetti considerati prioritari per la città dalle
stesse autorità municipali, non ne è stato ancora completato
neppure uno.
Certo, i locali simbolo della musica e del carnevale hanno
riaperto e la maggior parte degli abitanti delle classi
medio-alte sono riusciti a ricostruire le proprie abitazioni, ma
la situazione risulta molto più complicata per le famiglie più
povere, in grande maggioranza di colore. Il risultato di questa
situazione è che, a due anni di distanza da Katrina, sono
tornati ad abitare a New Orleans il 60% dei residenti del 2005,
per un totale di 262mila persone. A non fare ritorno è, per
l'appunto, soprattutto la popolazione afro-americana, che al
momento costituisce solo il 58% della popolazione di New
Orleans, contro il 70% del 2005. Questo fenomeno, segnala il
Time
www.time.com/time, sta provocando una netta crescita della
tensione razziale in una città sinora conosciuta come una delle
più tolleranti e multietniche degli Stati Uniti.
Il dibattito sulla ricostruzione è acceso: in uno dei principali
quotidiani locali su Internet
www.nola.com, un lettore che si firma Algiers, interviene
con decisione sulla questione sicurezza, molto peggiorata dopo
il disastro ambientale: «I governanti di New Orleans dovrebbero
avere il fegato di impedire la ricostruzione in quelle aree che
erano considerate ad alto tasso di criminalità ». Le zone in
questione sono quelle dell'area Est di New Orleans, che anche
secondo altri navigatori, come Notino, «Non dovrebbe essere
ricostruita almeno sino a quando tutte le infrastrutture non
saranno completate e sicure. Purtroppo i politici spingono per
il ripopolamento perché pensano solo alla loro rielezione».
Molto sentito, ovviamente, è anche il tema della distribuzione
dei fondi: «Quali sono - si chiede Time to purge (nickname
di un blogger) - le priorità della Fema (la protezione civile
americana)? Sono stati destinati 10 milioni di dollari per
ricostruire una Chiesa cattolica a St Tammany e niente per un
sistema pubblico di acqua potabile». Un altro anonimo lettore si
lamenta invece delle difficili condizioni economiche: «Provate a
venire a New Orleans e a cercare un appartamento: costano quanto
a New York, ma in realtà valgono la metà. Provate a venire a New
Orleans e a cercare un lavoro: scoprirete che è pieno di lavori
giornalieri, ma potrete contare pochissimi lavori che permettono
di sostenere un'intera famiglia ».
Anche nel resto della Louisiana la ricostruzione è ben lontana
dall'essere completata: dei 34 miliardi di dollari stanziati dal
governo federale per progetti di lungo termine, sola la metà,
per via di lentezze e complicazioni nella macchina
amministrativa, è effettivamente arrivata nelle casse dei
singoli municipi. E in tutto lo Stato ben 42mila persone vivono
ancora in costruzioni prefabbricate.
Per tutti questi motivi Bush non è stato accolto calorosamente a
New Orleans in occasione della sua ultima visita, giovedì, ma, a
dire il vero, neanche le manifestazioni di protesta indette
contro di lui hanno riscosso un successo clamoroso (poco più di
mille persone). Il presidente americano ha parlato di speranza,
ha promesso un'ulteriore stanziamento di 5 miliardi di dollari
per la costruzione del nuovo sistema di dighe che dovrebbe
servire a impedire il ripetersi di un'altra Katrina. Purtroppo
le opere saranno completate solamente entro il 2011. E non è
detto che Madre Natura aspetti così a lungo.
Ma, oltre agli aspetti materiali, c'è un altra questione non
meno importante che in Louisiana tutti si attendono di vedere
risolta: a due anni di distanza dalla tragedia non esiste ancora
una lista ufficiale delle vittime, ovvero non si conosce
esattamente quante persone abbiano perso la vita a causa di
Katrina. Esistono solo stime (come scritto in precedenza, si
parla di 1600 morti) e, ancora oggi, circa 80 cadaveri giacciono
negli ospedali, non ancora identificati.
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