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La nostra Italia
che brucia in tutte le direzioni non e’ una novita’,
eventi catastrofici molto piu’ gravi si erano
abbattuti dopo la fine della II Guerra Mondiale.
di: On. Michele
Frattallone
Boston, 3
agosto 2007
Ho ritenuto
opportuno elencare alcune delle piu’ disastrose
calamita’ nell’arco di mezzo secolo a partire dal
1950 l’alluvione nel Polesine, riferimento il Po, il
fiume piu’ lungo d’Italia; nel 1963 il cedimen- to
della diga del Vajon, che cancello’ interi paesi,
oltre 3.000 furono i morti nel Veneto; nel 1966 l’alluvio-
ne nella Citta’ di Firenze, provocato dal fiume
Arno; nel 1976 il terremoto nel Friuli-Venezia
Giulia; nel 1980 il terremoto nella Regione
Campania; ed altri terremoti, alluvioni, eruzioni
vulcaniche, smottamenti non catastrofici, tuttavia
devastanti, che per dovere civico non
On.
Michele Frattallone
dobbiamo
assolutamente dimenticare.
Agli inizi del
Periodo post-bellico, ovvero subito dopo la II
Guerra Mondiale, credo che l’ammini- strazione dello
Stato non era sufficientemente preparata, a quell’eventi
violenti ed apocalittiche devastazio- ni
probabilmente non disponeva di un piano finanziario,
anche perche’ c’erano moltissimi problemi legati
alla rinascita della Nazione, le ferite erano
profonde per una guerra perduta e lascio immaginare
al lettore quanto era in quel determinato periodo,
difficile governare l’Italia.
Infatti anche
se non si era costituita un’adeguata struttura
organizzativa, come quello di un Corpo Speciale
d’Emergenza, che invece, in molti paesi e non, erano
gia’ operativi, gli interventi di prima emer- genza
vennero affrontati con il totale appoggio delle
Forze Armate e squadre di soccorso formate da volon-
tari , Vigili del Fuoco e personale sanitario
attrezzati con le autoambulanze.
Ricordo,
approssimativamente che nel periodo anni settanta,
la costituzione del Corpo della Prote- zione Civile
e un Responsabile Nazionale, che coordinasse le
operazioni di pronto intervento. Ovviamente a quell’epoca,
detto Corpo, agiva probabilmente sostenuto con leggi
o provvedimenti speciali e prioritarie che
permettesse di essere costantemente pronto in
qualsiasi momento ed in qualsiasi circostanza.
Ai giorni
nostri, certamente l’Italia dispone parcheggiati
molto piu’ mezzi, attrezzature e strumenti che
permettono il monitoraggio di tutto il territorio
con piu’ razionalita’ e velocita’, avvantaggiata
anche di esperienze maturatosi nel tempo nonche’ la
preparazione tecnica piu’ avanzata e
malauguratamente anche questa volta ci sono stati
intoppi, paletti, gerarchie e priorita’ da
rispettare.
Signori,
quando l’Italia era una Nazione, una Nazione con
carenza di mezzi, strumenti e denaro era veramente
unita e con poteri centrali, l’ autorita’ di Roma si
assumeva completamente la responsabilita’ come
avrebbero dovuto essere affrontate con rapidita’ i
primi soccorsi.
Quando le
autorita’ erano state avvertite con il primo
segnale, l’imminente pericolo e poi, con l’ amaro
risultato che prima che si facesse vedere qualcuno,
le persone coinvolte negli eventi tragici, sono
state costrette ad aspettare ore e ore, con le
conseguenze devastarice del fuoco, secondo in ordine
di pericolosita’, dopo la forza incontrollabile
dell’acqua. Gli incendi piccoli o grandi di natura
dolosa commessi individualmente o da gruppi
organizzati e’ diventato un fenomeno molto frequente
perche’ spinti for- se da una promettente
speculazione?
Gli incendi nel
Gargano suggeriscono un vero esame di coscenza e di
di riflessione, ma accompa- gnate da leggi speciali
e severe pene molto piu’ inflessibili da quelle
vigenti per colpire coloro che si sono resi
colpevoli per i reati legati ai fatti nei giorni
scorsi, provocati, probabilmente per le speculazioni
dei territori e non si sa bene da chi.
Questi nmerosi
fuochi disposti a catena, al punto che il Corpo
della Protezione Civile non era piu’ in grado di
poter essere presente ovunque, tenuto conto della
lunghezza delle coste, di cui incendi danneg-
giarono terreni agricoli, vigneti, uliveti, frutteti
ed altre cose di varia natura ed altri danni
incalcolabili alle strutture turistiche e
inevitabilmente l’economia non solo locale, ma
nazionale.
Questo articolo
intende richiamare l’attenzione ai responsabili che
hanno il timone del nostro Paese, anzi scusatemi se
per un’istante mando al diavolo... le priorita’
comunali, provinciali e regionali, una mia sincera
esclamazione lungi da ogni critica od offesa alle
istituzioni.
Quando si
verificano disastri naturali o comunque, ritenuti
tali, non ci si debba limitare a percorsi
burocratici o gerarchie relativi al ruolo di Sindaco
di una Citta’ o Presidente della Provincia o
Gevernatore di una determinata Regione, quindi dal
momento che scatta l’allarme il segnale dev’essere
simultaneo per allertare in primo luogo il
Responsabile Nazionale del Corpo della Protezione
Civile e di seguito le autorita’ preposte: Comunali,
Le Forze dell’ ordine (Polizie dei vari settori
dello Stato e quelle del Guardie Municipali) ed i
Vigili del Fuoco ed allertando solo nei casi
estremis, i Reparti Specializzati dell’Esercito.
Il Comando
Centrale affidato al Comandante in Capo del Corpo
della Protezione Civile, a che in- sindacabile
giudizio organizzera’ il difficile coordinamento di
tutte le risorse a sua disposizionee le misure
necessarie perche’ siano pronti a soffocare sul
nascere gli incendi o prestare immediatamente
soccorso alle popolazioni in caso di alluvioni,
terremoti o causati da altri disastri naturali.
Come e’
possibile condividere il principio che e’ sempre
positivo il decentramento di ogni cosa, cito un
esempio: la presentazione di una domanda o la
richiesta di una licenza e cosi’ via, anche se
subisce 10 giorni di ritardo, non e’cosi’grave
quando i soccorsi arrivino dopo ore e ore di
ritardo. Il fuoco infernale nel Gargano ed altri
numerosi incendi sul territorio prevalentemente
centro-sud ed insulare ad eccezione di Genova ed il
suo retroterra, devono fare riflettere se riformare
o modificare alcune strutture organizzative per
facilitare le operazioni dopo avere ricevuto il
primo segnale della gravita’ del possibile disastro.
L’accelarazione
della variabilita’ climatiche non volge al meglio,
credo sara’ opportuno affrontare il problema
organizzativo con la massima urgenza, perche’ i
disastri non sono prevedibili e quando in alcu- ni
casi le previsioni anticipano
cio’ che potrebbe accadere, i margini di
tempo sono limitatissimi ed e’ qui, fare tesoro di
un vecchio e saggio proverbio: chi ha tempo non
perda tempo.
Concludo che
non si puo’ non ringraziare i volontari e coloro che
si sono improvvisati soccorritori
a rischio della propria vita, questa ennesima
tragica sciagura spero non vada dimenticata, al
tempo stesso, esprimo a mio nome e sono convinto
anche di tutti gli Italiani che risiedono
all’Estero, la nostra solidarieta’ a tutte le
persone che sono state vittime non solo per i danni
materiali, ma soprattutto ai parenti di coloro che
sono deceduti a causa del castastrofico incendio che
ha devastato mezza Italia.
Michele
Frattallone / Le Notizie USA
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