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Washington, 6 agosto.
Piu`
della metà delle armi leggere fornite da Washington
per difendere il neo governo iracheno, non sono
rintracciabili. Che siano finiti nelle mani dei
terroristi? -
Quando a Settembre dovra' essere reso di
pubblico dominio il rapporto sui risultati in Iraq,
l'amministrazione di Bush non e' in grado di
rintracciare oltre la meta' delle armi leggere,
precisamente il 54 per cento, consegnate alle forze
di sicurezza irachene per riportare odine e
stabilita' nel Paese arabo. E' questo quello che
emerge da una relazione stilata a cura dell'Ufficio
del Congresso preposto al controllo delle attivita'
governative, risalente al 31 Luglio e indirizzata ai
membri Rappresentativi ed al Senato.
Fra il 2003 e il 2005 sono stati spesi circa 19,2
miliardi di dollari per acquistare e fornire alle
autorita' di Baghdad 185.000 fucili d'assalto Ak-47
e 170.000 pistole: ma di tali armi non se ne trovano
piu' ben 190.000 in tutto. Mancano all'appello anche
135.000 tra giubbotti anti-proiettile, elmetti e
simili, su un totale di 215.000. Solo per il
trasporto, della cifra complessiva furono spesi 2,8
miliardi di dollari.
Nella relazione dell'ufficio parlamentare di controllo si da' atto al
Pentagono di aver collaborato alle conclusioni
raggiunte, fornendo dati e rilievo e avviando una
revisione accurata del programma Usa di
addestramento ed equipaggiamento delle forze
regolari irachene; si ricorda pero' che lo stesso
ministero della Difesa ha piu' volte premuto
affinche' per tale programma fossero stanziati
almeno 2 miliari di dollari supplementari: anche per
le forniture di armamenti, nonostante la sparizione
di gran parte di quelli gia' consegnati.
Il rischio, si avverte, e' che possano essere finiti nelle mani della
guerriglia anche per le connivenze esistenti a
livello locale con i ribelli. Con il quotidiano 'The
Washington Post', tra l'altro, un anonimo dirigente
del Pentagono ha ammesso che si ritiene gran parte
di tali armi e attrezzature siano, o siano state,
utilizzate in combattimenti contro i soldati
americani: un pessimo viatico per il rapporto che
tra un mese dovranno presentare alle due camere di
Washington il generale David Petraeus, comandante in
capo del contingente americano di stanza in Iraq, e
l'ambasciatore statunitense a Baghdad, Ryan Crocker.
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