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"Vorrei che qui, nel Pd, più della metà dai capilista
venissero dalla società civile, sarebbe un segnale di novità"
Letta: Milano laboratorio politico
Luigi Bolognini / L'Espresso
"Nel collegio 1, quello di Berlusconi, le primarie delle
primarie"
Il
primo a esserne stupito è lui: «Non mi aspettavo che ci fosse
gente che a Milano il 6 agosto vuole parlare di politica». Per
ascoltare Enrico Letta erano in tanti, stipati in un albergo
dietro la stazione Centrale. E il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, candidato alla guida del Partito
democratico, non ha deluso le aspettative, annunciando una
novità per le primarie a livello cittadino: «Nel collegio 1,
quello di Milano centro faremo le pre-primarie. Ovvero, il 10
settembre ci troveremo, raccoglieremo le disponibilità a
candidarsi nella lista che mi sosterrà nelle elezioni del 24
ottobre e ne decideremo assieme la composizione». Un esperimento
che fa di Milano un laboratorio politico e che non a caso nasce
in quello che è il collegio di Silvio Berlusconi. Come dire che
la battaglia parte dal punto forte dell´avversario. Inoltre è un
modo per rimediare alla assenza del voto di preferenza alle
primarie, «che io trovo sbagliata: critichiamo la legge
elettorale scritta da Calderoli che ha abolito le preferenze
dando mano libera ai partiti e poi facciamo esattamente lo
stesso».
Letta vuole così cercare di fare entrare gente esterna a Ds e
Margherita nel Pd: «Io vorrei che a Milano più della metà dei
capilista venissero dalla società civile. Non ho sfiducia nei
partiti, io stesso ne faccio parte, ma è importante indicare un
impegno verso gli esterni. Le primarie sono la nostra ultima
occasione per iniziare la riconquista di Milano e della
Lombardia». L´identikit di queste persone è chiaro: «Gente che
vuole fare politica senza essere il colonnello di qualcuno». Con
un´attenzione particolare a giovani e donne, «i panda della
politica». E a proposito di giovani, il giovane Letta («ma mi fa
ridere che a 41 anni mi chiamino ancora giovane, ed è segno di
un problema della politica») ha ribadito il sostegno - per la
segreteria regionale del futuro partito - a Maurizio Martina: «Premesso
che è giusto che il capo lombardo se lo scelgano i lombardi,
l´idea di un 29enne è una buona scelta».
Parlato di equilibri interni al Pd, Letta ha iniziato ad
accennare alla sua piattaforma programmatica, «anzi, alcune idee
forti da sviluppare: libertà, mobilità, natalità». Uno slogan
quasi da rivoluzione francese che ha fatto molto discutere la
platea, dove accanto a qualche politico noto (i diessini Carlo
Cerami, Carlo Porcari, Ferdinando Targetti, i margheritini Paolo
Danuvola e Adriano Lombardi, il cane sciolto Sergio Scalpelli)
c´era parecchia gente della società civile, come avvocati,
ricercatori, giovani. Che lo hanno tempestato di domande, dal
ruolo della cultura allo spazio di azione delle realtà locali
nel Pd, dalla richiesta di rappresentare anche i 20enni a quella
di premiare il merito, spazzando via oligarchie. Richieste che
Letta ha annotato: «Dire che tutto va bene è sbagliato, la
politica deve affrontare i problemi e non scansarli. La mia
logica è un po´ quella di Wikipedia e di Internet, dove le
conoscenze si mettono in rete. Ma ora dobbiamo metterci al
lavoro: per le liste che mi sosterranno serviranno almeno 25.000
candidati e 50mila firme». Su questo è ottimista Davide
Corritore, in pratica il braccio destro di Letta a livello
milanese: «Stiamo già operando, è il 6 agosto e noi mica siamo
alle Maldive». Riferimento a un sindaco di Roma a caso?
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