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30 Dicembre 2009
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La fine del filibuster?
di Domenico Maceri |
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Ci
sono abbastanza voti per
procedere al voto nel Senato
grazie alla “tangente Nebraska”
e la “tangente Louisiana”. Ecco
come il Senatore Charles
Grassley, repubblicano dell’Iowa,
ha descritto il cambiamento di
direzione dei suoi colleghi
democratici Ben Nelson e Mary
Landrieu. Questi due, dopo molte
negoziazioni, hanno ricevuto
benefici per i loro rispettivi
Stati. Ciò ha permesso ai
democratici di rompere il
filibuster, l’ostruzionismo ad
oltranza del Partito
Repubblicano, e procedere con la
riforma sanitaria.
Grassley non ha tutti i torti ma
egli stesso è in parte
responsabile per queste
strategie poco pulite per
approvare leggi necessarie al
Paese.
Data la regola del Senato che
impedisce voti a meno che 60 dei
senatori dicano di sì, il
partito di maggioranza,
democratico in questi tempi,
deve sottomettersi alla tirannia
della minoranza o usare
compromessi per implementare la
sua agenda.
I problemi però sono due. Da una
parte c’è la regola
antidemocratica per eccellenza
del filibuster. Dall’altra c’è
anche l’intransigenza
repubblicana che vuole usare
qualunque mezzo per ostacolare
il potere della maggioranza.
L’idea del filibuster è di dare
alla minoranza uno strumento di
bloccare potenziali leggi
abusive della maggioranza. Si
tratta di un concetto che nel
passato si usava raramente.
Rompere il filibuster richiedeva
67 voti invece dei 60 attuali. Negli
anni 60, per esempio, solo
l’otto per cento dei disegni di
legge al Senato era soggetto al
filibuster, secondo uno studio
di Barbara Sinclair della UCLA.
In tempi molto recenti la cifra
è aumentata fino al 70%. Ciò
coincide con la maggioranza
democratica al Senato.
Senza dubbio la politica
americana si è polarizzata
talmente che i compromessi del
passato sono divenuti
impensabili. Per esempio quando
la legge sul Medicare fu
approvata nel 1965 più del 40%
dei repubblicani votarono a suo
favore. Ai nostri giorni tutti i
repubblicani compatti si sono
opposti con metodi poco
ortodossi al recente disegno di
legge sulla riforma sanitaria.
In alcuni casi gli esempi sono
veramente offensivi come la
preghiera offerta da Tom Coburn.
Questo senatore repubblicano
dello Stato dell’Oklahoma aveva
detto che sarebbe magnifico se
uno dei 60 senatori democratici
non potesse essere presente al
voto per rompere il filibuster.
Nonostante la mancanza di
riferimento specifico si è
subito pensato a Robert C. Byrd,
92 anni, senatore democratico
del West Virginia, che si è
presentato al voto in una sedia
a rotelle.
La politica polarizzata si è
vista chiaramente anche durante
il recente discorso di Barack
Obama al Congresso dove il
presidente fu interrotto da Joe
Wilson, parlamentare del South
Carolina, con il grido di “tu
menti”. Per non parlare poi di
Coburn il quale aveva preteso
che un emendamento di 767 pagine
sulla riforma sanitaria fosse
letto ad alta voce nel Senato
con l’evidente proposito di fare
perdere tempo.
Il filibuster è dunque divenuto
un serio ostacolo alla
maggioranza in potere. Ecco
perché quando i repubblicani controllavano
ambedue le camere durante
l’amministrazione di George Bush
lo volevano abolire.
Considerando il clima politico
tossico di Washington non c’è
dubbio che il filibuster deve
modificarsi date le sue ovvie
qualità antidemocratiche.
Si potrebbe dunque ridurre il
numero dei voti richiesti per
rompere il filibuster da 60 a 55
e poi più nel futuro eliminarlo
completamente ed arrivare ad una
semplice maggioranza.
Considerando la mancanza di
spirito bipartisan a Washington
si dovrebbe approvare la legge
per eliminare il filibuster con
l’idea che diverrebbe effettiva
fra cinque o dieci anni. In
questo modo non si sa quale dei
due partiti sarebbe al potere e
quindi avrebbe la possibilità di
agire secondo i principi
democratici che il filibuster
spazza via.
Le “tangenti” offerte dalla
leadership democratica ai
senatori Nelson e Landrieu sono
state etichettate
“inappropriate” e “sporche”
secondo il senatore Lindsey
Graham, repubblicano della
Carolina del Sud.
In un certo senso ha ragione. Ma
Lindsey ed il suo partito sono
in grande misura responsabili
per avere dato poche scelte ai
democratici costringendoli ad
usare metodi poco puliti per
cercare di fare il lavoro a
beneficio del Paese.
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