Invece
di parlare delle elezioni “ lasciamo che la gente voti” disse Hillary
Clinton poco prima delle primarie nello Stato del Virginia, Maryland e il
Distretto di Columbia (Washington, la capitale). Ed infatti la gente ha
votato ma non per lei. Obama ha stravinto queste tre primarie come pure le
altre cinque avvenute dopo il Supertuesday. Dopo il pareggio delle primarie
del cinque febbraio l’ex first lady è riuscita vincere solo la primaria del
New Mexico. Secondo i calcoli dell’Associated Press il conteggio del
delegati rivela che Obama ha sorpassato Hillary Clinton (1.319 Obama, 1.245
Clinton). Le ultime cinque vittorie di Obama sono ricche di significato dato
che Obama ha stravinto con gli uomini bianchi, le donne ed anche con i
latinos.
Le fratture nella campagna dell’ex first lady erano già visibili subito dopo
il Supertuesday dato che il pareggio le aveva tolto l’aura
dell’inevitabilità di vincere la nomina del suo partito. Le questioni
economiche hanno anche confermato che qualcosa non andava quando alla fine
di gennaio le casse dell’ex first lady si trovavano quasi vuote. I
collaboratori si sono offerti di lavorare gratis. Poi l’ex first lady si è
prestata cinque milioni di dollari. E molto più recentemente la manager
della campagna, Patti Solis Doyle, è stata licenziata. E da aggiungere anche
le dimissioni di Mike Henry, il vice-manager della campagna della Clinton.
Le nubi sulla campagna si sono anche manifestate con la richiesta di più
frequenti dibattiti con Obama. Come sempre, il perdente richiede più
dibattiti per cercare di colmare il divario che lo separa dell’avversario.
Inoltre i dibattiti offrono l’opportunità di comunicare con un vasto
pubblico senza costo alcuno. Obama ha detto che ci sono già stati tanti
dibattiti e quindi meglio andare direttamente agli elettori ma ha accettato
un altro confronto il 21 febbraio prima della primaria dello Stato del
Texas. Inoltre il senatore dello Stato dell’Illinois ha già fatto pubblica
la dichiarazione del suo reddito annuale mentre Hillary Clinton ha detto che
lo farà una volta ottenuta la nomina.
Le nubi della campagna di Hillary erano anche emerse con l’asprezza dei
commenti del marito il quale ha attaccato Obama in parecchie occasioni.
Subito dopo la dichiarazione di Obama che Reagan aveva avuto un forte
impatto a cambiare la traiettoria della politica americana l’ex presidente disse
che Obama si sbaglia di grosso con la sua ammirazione di Reagan. Obama non
aveva detto che ammirava il Gipper, solo che questi era riuscito a spingere
in direzioni diverse ed a conquistarsi un numero significativo di elettori
democratici.
Con la quasi certa vittoria della nomina del Partito Repubblicano di John
McCain si comincia già a parlare di sondaggi e i possibili scontri diretti
fra candidato repubblicano e l’eventuale democratico. In uno scontro diretto
fra Hillary Clinton e McCain la senatrice dello Stato di New York
vincerebbe lo scrutinio (50% vs. 47%). La differenza sarebbe dentro il
margine dell’errore. Obama invece batterebbe McCain di sette punti, un margine
molto più rassicurante.
Per vincere la nomina del Partito Democratico uno dei due candidati
deve ottenere 2.025 delegati. Al momento sembra molto probabile che nessuno
dei due raggiunga questi numeri. In tal caso i superdelegati deciderebbero.
Ve ne sono 796 ed includono i leader del Partito Democratico,
l’establishment, cioè a dire i dignitari, governatori, senatori, leader
sindacali ecc. Attualmente si stima che 200 di questi superdelegati si
siano già dichiarati per Hillary Clinton mentre un centinaio appoggerebbero
Obama. Tutto potrebbe naturalmente cambiare perché queste ipotesi non
tengono presente l’impatto dei risultati delle recenti primarie.
Un eventuale pareggio potrebbe creare seri problemi specialmente se
il trend vittorioso di Obama continua. Se il senatore dell’Illinois otterrà
una lieve maggioranza di delegati mediante le elezioni e poi
l’establishment offre la nomina alla ex first lady, gli afro-americani si
sentirebbero traditi e con ogni probabilità non andrebbero alle urne. Ciò
metterebbe in dubbio l’aspettata conquista della Casa Bianca del partito
dell’asinello e potrebbe riconsegnarla al Partito Repubblicano.
Domenico Maceri / Le Notizie USA