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I nuovi interessi della finanza rappresentati nel libro di Rossi
di Dom Serafini
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11 Gennaio 2008

Guido Rossi, su “la Repubblica” del 10 gennaio, spiega come “combattere il liberismo globale”.
Nel pezzo, Rossi, un banchiere e professore universitario con un master all'Universitá di Harvard, critica i patti parasociali sostenuti da Confindustria e l'inefficienza delle autoritá indipendenti [di controllo], specialmente per quanto riguarda il mercato azionario ed il capitalismo finanziario.
Il testo pubblicato é un'anteprima tratta dal nuovo libro di Rossi, “Il mercato d'azzardo” e, sicuramente, non fa giustizia all'opera completa. Nel pezzo selezionato dal quotidiano si intravedono solamente i problemi creati dal laissez-faire e poche acute analisi di Rossi, specialmente quando afferma che “la libera concorrenza é stata garantita non dal libero mercato, ma dalle leggi antitrust”.
L'argomento, comunque, é molto importante ed é significativo che venga esposto da un personaggio dal calibro di Rossi, considerando che é stato parte del problema come capo di Telecom Italia e della Consob.
Sono anni, infatti, che mi sono esposto alle ire degli studio e network televisivi americani scrivendo contro concentrazioni, integrazioni verticali (nello stesso settore) ed orizzontali (settori diversi).
Il problema del “the market knows best” (il libero mercato risolve tutto), che é la versione americana del francese laissez-faire, é che il potere politico é stato soggiogato da quello finanziario. Infatti, tutte le integrazioni verticali ed orizzontali, non sono state frutti di strategie di mercato o di logica aziendale, bensí di operazioni finanziarie. Quante volte, ad esempio, é stato detto, seppur inutilmente, che con le integrazioni verticali, una societá si riduce in pratica a vendere i prodotti a se stessa?
Ora che non ci sono piú societá da integrare, Wall Street (che dopotutto Rossi rappresenta) promuove il break-up (la diversificazione). In questo caso, i vantaggi sociali non interessano, ció che ancora una volta conta é il potenziale di guadagno che si puó ricavare dallo spezzettamento dei conglomerati.
Suppur questa nuova strategia finanziaria sia benvenuta, é importante notare come, ancora una volta, a decidere non sia la leadership politica, bensí quella finanziaria.
 
A titolo di curiositá, vorrei ricordare ai lettori il mio allarme verso slogan del tipo: “pensa a livello locale, agisci a livello globale”, oppure “la globalizzazione é il futuro”, oltre al fatidico “the market knows best”. Ad ogni giro di vite del potere finanziario, facevo seguito con editoriali per spiegare come Wall Street ami i monopoli, duopoli, concentrazioni e “market leader” che, alla fine, non hanno nulla a che vedere con il capitalismo fondato sul libero mercato, giusta concorrenza e paritá di diritti.
Per poter agire liberamente, Wall Street ha dovuto prima liberarsi delle regole ed indebolire le autoritá di controllo, “acquistando” a fior di contributi i politici (tra cui l'ex presidente Bill Clinton); cosa che in America si deve fare alla luce del sole.
In Italia, questo “liberalismo” é stato attuato in modo molto sottile, creando prima autoritá come quella della Privacy (affinché le notizie non potessero trapelare), poi indebolendo le autoritá di controllo come appunto la Consob, una volta presieduta da Rossi.
Per il controllo globale, Wall Street ha messo a punto una strategia opposta a quella locale: se in ambito nazionale, si incoraggiava l'eliminazione delle regole, a livello globale le si favorivano. Ed ecco quindi le rigide normative della WTO che vanno tutte contro le piccole societá locali. In effetti la WTO ha spinto tutti i paesi del mondo a favorire la creazioni di conglomerati per il solo motivo di potersi avvantaggiare delle normative che la WTO aveva sviluppato. Per Wall Street, la formazione di conglomerati a livello globale ha rappresentato un'enorme fonte di guadagni. Ora che questo ciclo si é chiuso e per Wall Street non ci sono piú societá da poter integrare in modo finanziariamente proficuo, si passa a promuovere il concetto della diversificazione con un'ondata di libri tipo quello di Rossi contro il laissez-faire.
Addirittura, dopo l'ultimo scandalo dei giocattoli velenosi (causati dall'indebolimento delle autoritá di controllo), gli stessi conglomerati, dopo il crollo dei loro prodotti, si sono dichiarati a favore della creazione di nuove e piú severe regole a tutela dei consumatori. #

Dom Serafini / Le Notizie USA



 
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