14 Gennaio 2008
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Era il 1994,
il primo Governo di Silvio Berlusconi era in carica ed avevo appena
pubblicato “ 'O sole mio, It's now or never”, un piano di ristrutturazione
del sistema televisivo italiano.
All'epoca la rete virtuale era solo una curiositá, il digitale una cosa che riguardava i computer e la Tv via Internet non era ancora concepibile. L'insidia per il broadcast tradizionale veniva dal satellite e dal cavo, per la parte industriale. Per la parte organizzativa, strutturale, operativa e di servizio ai cittadini, l'insidia proveniva dal mondo politico. Ed ecco quindi che, delle le 5 regole che “ 'O Sole mio” proponeva per l'Italia audiovisiva, il primo punto era: “Due reti Rai devono rimanere pubbliche, finanziate dal canone. La pubblicitá verrebbe eliminata (modello Bbc inglese)”. La proposta fu accolta con molto entusiamo dall'industria televisiva italiana e da buona parte dell'arco politico. A fare resistenza furono in particolare: Walter Veltroni, Giorgio Napolitano, l'attuale presidente della Repubblica, e Giovanni Valentini, all'epoca uno dei vice direttori di “la Repubblica”. La
paura era che, togliendo la pubblicitá dalle reti Rai, si sarebbe rafforzata
Mediaset e quindi Berlusconi. Veltroni, inoltre, da quanto mi fu riferito,
si opponeva a qualsiasi piano di riforma sperando che il conflitto
d'interesse facesse da boomerang a Berlusconi, facendolo crollare.Naturalmente le cose nel 2008 sono cambiate. Ora Valentini scrive (“la Repubblica” del 12/1/08) che vorrebbe una Rai modello Bbc, cioé senza pubblicitá (cosa tra l'altro auspicata dal presidente Nicolas Sarkozy per le reti Tv pubbliche francesi). Naturalmente una Rai con o senza pubblicitá non risolverebbe il problema di fondo se non si liberasse la Tv pubblica dalle manipolazioni politiche. Nel capitolo che riguardava la Rai, nel 1994, avevo illustrato una serie di “elementi isolanti tra potere politico e Rai, con un CdA composto di 12 membri presentati dal governo ed approvati dal Parlamento. Ogni membro dura in carica 5 anni. Ogni anno 2 membri vengono sostituiti.” Il problema di questa soluzione é che manca di sufficienti strati isolanti. Infatti, nella mia ipotesi avevo proposto un altro strato tra il CdA e l'amministrazione della Rai. Un problema ulteriore é che con la proposta Gentiloni si sta cercando di collegare la riforma Rai al conflitto d'interessi di Berlusconi, con il risultato che tutto si incepperá. Molto risalto é anche stato dato dal fatto che, durante il governo Berlusconi del 2001-2006, il Cavaliere controllava sia Mediaset che la Rai. Naturalmente, ció non é e non era una novitá. Con la spartizione delle poltrone, all'opposizione erano chiari i compromessi necessari per soddisfare le sue conquiste in seno alla Rai. L'elemento “notizia” di tutto ció é che a sollevare il polverone siano gli alleati di Berlusconi, per fargli capire che, nonostante la sua morsa sull'informazione, sotto la sua leadership il centro-destra ha perso sia le elezioni amministrative che quelle politiche. Comunque, a livello industriale un cartello tra Rai e Mediaset é andato tutto a favore del Sistema Italia. In questo caso l'unica cosa che si potrebbe obiettare é che il cartello sia stato fatto -- come é di consuetudine fare in Italia -- sottobanco, piuttosto che alla luce del sole, come accade negli Usa, dove queste cose vengono controllate in modo molto astuto da associazioni tipo Motion Picture Association of America che detta legge in termini di controllo. A livello sociale, il senatore di FI, Paolo Guzzanti, ha descritto dettagliatamente su “Il Giornale” come l'informazione in Italia sia sempre stata controllata da un cartello. # Dom Serafini / Le Notizie USA |






La
paura era che, togliendo la pubblicitá dalle reti Rai, si sarebbe rafforzata
Mediaset e quindi Berlusconi. Veltroni, inoltre, da quanto mi fu riferito,
si opponeva a qualsiasi piano di riforma sperando che il conflitto
d'interesse facesse da boomerang a Berlusconi, facendolo crollare.
