| Wednesday, November 12, 2008 |
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Attacco
ai caschi blu, muoiono sei militari Autobomba contro un blindato: uccisi tre spagnoli e tre colombiani BEIRUT Brandelli di corpi sull’asfalto, terra annerita e un veicolo blindato ancora in fiamme: è questa la scena a cui hanno assistito i soccorritori sul luogo dell’esplosione avvenuta ieri nel Sud del Libano contro una pattuglia di caschi blu dell’Unifil, la forza Onu impegnata da dieci mesi nel Paese dei Cedri. E’ di sei morti (tre spagnoli e tre colombiani) e di due feriti il bilancio del primo attentato contro i caschi blu dalla fine della guerra dell’estate scorsa tra l’ala armata del partito sciita Hezbollah e Israele. In un primo tempo si è pensato a un ordigno, posto sul ciglio della strada e comandato a distanza ma in serata la polizia ha parlato di un auto guidata da un attentatore suicida. L’autobomba è esplosa intorno alle 17, mentre passava un mezzo blindato del contingente spagnolo nei pressi della località di Dardara, nella piana di Khiyam, a cinque km dalla Linea Blu che dal 2000 separa il Libano da Israele. La prima esplosione ha causato una seconda deflagrazione, di maggiore portata, avvenuta nell’abitacolo del veicolo che trasportava un carico di armi e munizioni: i corpi di due soldati sono stati ridotti a brandelli, gli altri sono stati portati senza vita in ospedale. I colombiani hanno nazionalità colombiana ma prestano servizio nell’esercito di Madrid. Soltanto qualche ora prima si era conclusa una cerimonia di consegna di onorificenze militari nella base del contingente spagnolo di Ebel al-Saqi, a pochi km dal luogo dell’attentato, alla quale aveva partecipato anche il comandante dell’Unifil, il generale Claudio Graziano. Dai vertici dell’Unifil non è arrivato in serata nessun commento ufficiale, ma soltanto l’assicurazione che «è stata aperta un’inchiesta sull’accaduto», mentre da Hezbollah è giunta immediata la «condanna per un’azione sospetta che danneggia la gente del Sud e di tutto il Libano e che alimenta l’insicurezza e l’instabilità nella regione». Inizialmente si era pensato a un incidente ipotizzando che il veicolo avesse urtato una vecchia mina, eredità dell’occupazione israeliana del Sud del paese, ma la smentita è prima arrivata dalle fonti Unifil spagnole e quindi dall’esercito libanese: «Non è stata una mina ma un ordigno posto sulla strada». Poi si è affacciata la versione dell’autobomba. L’attentato non è stato fino ad ora rivendicato, ma da settimane erano emersi segnali preoccupanti della possibilità di attacchi contro le forze Onu. Lo scorso 8 giugno, fonti giudiziarie di Beirut avevano affermato che il gruppo integralista Fatah al-Islam, impegnato dal cinque settimane in violenti combattimenti contro l’esercito libanese nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared (circa 100 km a Nord della capitale), progettava «di compiere attentati contro l’Unifil». Le stesse fonti citavano le confessioni dei 35 miliziani catturati a margine degli scontri: sauditi, giordani, palestinesi, siriani, bengalesi, tutti giunti in Libano per «combattere i nemici dell’Islam». La settimana scorsa invece il sedicente braccio libanese di Al Qaeda aveva dichiarato il Libano «terra del jihad». Dichiarazioni che sarebbero forse confermate da quel che è accaduto nella notte tra sabato e domenica in un quartiere residenziale di Tripoli. Ad un posto di blocco dell’esercito, nel rione di Abu Samra, un poliziotto e un soldato sono stati uccisi da uomini armati, definiti «salafiti» dalle autorità di Beirut. Dopo una violenta battaglia durata per tutta la notte, i militari governativi hanno avuto ragione dei miliziani uccidendone otto. Proprio queste munizioni, sostengono gli osservatori locali, potrebbero esser state destinate a nuovi attentati contro l’Unifil. Resta la domanda su come sia possibile che presunte cellule fondamentaliste, estranee al tessuto sociale del Sud del Libano, possano compiere attentati in un territorio tradizionalmente controllato dalle milizie di Hezbollah e, dal settembre scorso, affollato da 13.000 caschi blu e pattugliato da almeno 10.000 soldati libanesi. Stampa la pagina |




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