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Milano, 26 giu. Gli errori in corsia uccidono piu'
degli incidenti stradali, del cancro al seno e
dell'Aids. Almeno negli Stati Uniti, dove "nel 2005
le persone morte per errore medico sono state
90mila, contro le 43mila vittime dell'asfalto, le
42mila del tumore alla mammella e le 16mila
dell'Aids". E "non c'e' ragione di pensare che la
situazione non sia la stessa anche in Italia". Lo ha
affermato Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto
farmacologico Mario Negri di Bergamo, intervenuto
oggi a Milano al convegno 'Il contenzioso medico-paziente,
un crescente problema culturale, etico ed economico".
L'esperto ha pero' precisato che "bisogna
distinguere fra medico e ospedale, e a sbagliare non
e' quasi mai il singolo operatore, ma la struttura".
E cosi' anche nel nostro Paese il problema sta
assumendo le dimensioni di una vera emergenza. Ogni
anno nella penisola si registrano quasi 15 milioni
di ricoveri, 4,5 milioni di interventi chirurgici,
20 milioni di accessi ai pronto soccorso oltre a
miliardi di prestazioni sanitarie; la sanita'
nazionale e' al secondo posto dopo quella francese
nella classifica Oms delle migliori del mondo,
eppure 15mila medici all'anno affrontano cause di
risarcimento per errore ai danni dei pazienti.
"8 chirurghi su 10 sono o sono stati indagati, e
l'indice di gradimento della sanita' fra gli
italiani e' pari a 20 contro il 50 degli States",
riferisce Lorenzo Menicanti, primario cardiochirurgo
all'Irccs Policlinico San Donato di San Donato
Milanese. In due casi su tre i medici vengono
assolti per non avere commesso il fatto, ma "affondare
la testa sotto la sabbia non e' la soluzione giusta",
spiega Remuzzi ai giornalisti, a margine
dell'incontro al quale ha partecipato anche il
ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
"Per risolvere la questione bisogna parlarne, e
bisogna farlo nella maniera piu' corretta", prosegue
Remuzzi. Cosa che spesso i 'camici bianchi' non
fanno, dice l'esperto. "Troppi medici e infermieri,
infatti, magari anche in buona fede parlano male dei
colleghi davanti ai loro pazienti. Una tentazione
cui resistono davvero in pochi - aggiunge - ma che
nel malato genera conflittualita', confusione e
sospetto". Un 'vizio' italiano, ma non solo, precisa
lo specialista, secondo il quale "all'estero esiste
pero' una sensibilita' diversa: negli ascensori
degli ospedali americani sono affissi cartelli che
invitano i medici a non parlare di nulla che
riguardi i pazienti".
Insomma, "e' sbagliato parlare poco con il malato,
ma e' sbagliato anche parlargli troppo o parlargli
in molti, perche' quasi sempre persone diverse
dicono allo stesso paziente cose differenti",
continua Remuzzi. Soprattutto, "e' fondamentale
sapersi rivolgere al malato" e il nefrologo invita a
prendere spunto dai coiffeur e dall'industria
automobilistica. "Cosi' come si discute insieme al
barbiere il taglio migliore, in una cultura moderna,
medici e pazienti devono condividere le
responsabilita' decidendo insieme l'approccio piu'
adatto e gradito", e' la metafora di Remuzzi. Allo
stesso modo, "anche se i pazienti non sono
ovviamente delle macchine - puntualizza - bisogna
mutuare dai fabbricanti d'auto l'attenzione al
cliente, che per gli ospedali e' l'ammalato. Ecco
perche' un gruppo di medici di Seattle e' partito
per una visita di studio alla Toyota in Giappone".
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