Il saluto dell'ex premier Bush: volevo che restasse
La
reazione del presidente Usa. Gli auguri di Prodi a Brown
ROMA - Si è lasciato alle spalle il portone laccato di nero di Downing
Street per l'ultima volta: dopo dieci anni e due mesi Tony Blair ha
rassegnato le dimissioni da premier britannico chiudendo di fatto
un'epoca storica per il Regno Unito.
Sembrava dovesse durare in eterno la "luna di miele" tra il leader
laburista e i sudditi di Sua Maestà invece, a metà del terzo mandato
governativo, ha dovuto lasciare la poltrona di premier al Cancelliere
dello Scacchiere, il suo compagno di partito e rivale, Gordon Brown.
Arrivato al governo il 2 maggio 1997 dopo una trionfante vittoria sui
tories, Blair, il più giovane premier britannico della storia moderna
con i suoi 43 anni, è riuscito a rilanciare l'economia del Paese
abbracciando la filosofia del libero mercato, pur senza snaturare la
struttura messa in piedi dai conservatori. Ma il grande capolavoro di
Blair, che gli ha consentito di acquisire un carisma personale mai
scalfito, neppure in occasione dello scandalo che ha coinvolto sua
moglie Cherie, sta nella capacità di cavalcare l'umore nazionale
puntando al cuore dei problemi. Tra le battaglie di maggior successo in
politica interna c'è la ricostruzione di un sistema sanitario fatiscente
e la campagna per rilanciare l'istruzione scolastica. Ma è la politica
estera dove probabilmente si è venuto ad incrinare il rapporto di
fiducia con gli inglesi. Dopo l'11 settembre, Blair ha condiviso fino in
fondo con George W.Bush la lotta globale al terrorismo. Nonostante le
perplessità dell'opinione pubblica, il leader laburista ha appoggiato la
guerra in Iraq; l'esibizione di prove false per dimostrare la capacità
nucleare di Saddam Hussein hanno fatto il resto.
E una telefonata di Gordon Brown è giunta a Palazzo Chigi.
Nell'auspicare un incontro a breve, il nuovo premier e il presidente del
Consiglio Romano Prodi hanno ribadito le ottime relazioni tra Londra e
Roma. Brown ha avuto un colloquio telefonico anche con il presidente
degli Stati Uniti. Bush, nega che il premier uscente fosse il suo
"barboncino" - come l'hanno spesso ritratto i disegnatori satirici - e
rivela: «È un mio pari, perché combattiamo nella stessa trincea nella
guerra al terrore. Tony ha fatto un grande lavoro. Egoisticamente, gli
avevo chiesto di restare al potere fino alla fine del mio mandato. Ma mi
ha detto cose molto buone su Brown».
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