Pensioni: accordo più vicino
Si va verso un aumento alle minime
Sulle pensioni sembra che
l'accordo sindacati-governo, in vista del Depf, sia a portata di mano.
Oggi i rappresentanti delle tre confederazioni incontreranno gli
esponenti dell'esecutivo e si dovrebbe andare verso un'intesa che
prevede l'aumento delle pensioni più basse: si parla di un ritocco di
60-80 euro al mese. Resta però il nodo dello scalone: sostituirlo con
gli "scalini" voluti dai sindacati avrebbe un costo molto alto.
Quello
dello scalone resta dunque il nodo da sciogliere nel dibattito
governo-sindacati. L'incontro informale sarà questa mattina a Palazzo
Chigi e riguarderà in primis l'aumento delle pensioni più basse. Insieme
a Cgil, Cisl Uil dovrebbero partecipare anche i sindacati dei pensionati.
L'occasione informale potrà comunque servire ad affinare altri dettagli
sull'accordo complessivo sulla previdenza in discussione al tavolo di
concertazione.
L'attività a Palazzo Chigi continuerà nel primo pomeriggio ma sarà
preceduta alle 13,30 a Montecitorio da una riunione dei capigruppo della
sinistra dell'Unione: ci saranno i responsabili dei gruppi di Camera e
Senato di Prc, Sinistra Democratica, Verdi e Pdci, i partiti dei quattro
ministri firmatari della lettera sulla politica economica del governo
che ha segnalato una divergenza con il ministro dell'Economia.
Alle 15 a Palazzo Chigi riunione del presidente del Consiglio Romano
Prodi e del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa con i
capigruppo della maggioranza. Al termine, alle 17,30, è convocato un
Consiglio dei ministri per esaminare il disegno di legge sul federalismo
fiscale e probabilmente la nomina del nuovo capo della polizia e avviare
la discussione sul Dpef.
Martedì pomeriggio riprenderà a palazzo Chigi il confronto fra governo e
parti sociali sulla riforma del Welfare: previdenza e ammortizzatori
sociali. La mattina di martedì, vertice al ministero dell'Economia con
ministro, viceministri e sottosegretari per il punto sul Dpef.
Mercoledì potrebbe essere il giorno decisivo per l'intesa con le parti
sociali in particolare sulla distribuzione dell'extragettito. Giovedì 28
è la data stabilita per il varo del Dpef in Consiglio dei ministri,
almeno nei programmi. Nei giorni scorsi, il ministro dell'Università
Fabio Mussi e altri esponenti della Sinistra avevano però chiesto tempo
per leggere ed esaminare il Dpef prima dell'approvazione in consiglio.
Per questo, il governo potrebbe prendere un paio di giorni in più, anche
se l'orientamento sarebbe comunque quello di licenziare il testo entro
il 30 giugno.
MASTELLA MINACCIA: VIA L'ICI O ME NE VADO
A complicare la situazione per il governo arriva però l'aut aut del
ministro della Giustizia Clemente Mastella. Che chiede l'abolizione
dell'Ici. Altrimenti minaccia di abbandonare il governo. "Il tesoretto
mica me lo sono inventato io" dice. "Prima ci hanno detto che c'era, poi
che non c'era, o forse che l'hanno preso. Adesso è ora che ci dicano la
verità. Perchè questa è l'ultima occasione per recuperare alla frattura
che c'è stata con l'opinione pubblica".
Mastella insomma prende le distanze dal ministro dell'Economia Tommaso
Padoa-Schioppa, e su questa linea si associa alla sinistra radicale.
Dove reperire le risorse per tagliare l'Ici? Su questo Mastella non dà
risposte, dice, che precisa: "Io pongo un problema politico. Alcune
scelte per il Paese bisogna anche saperle guidare. Il sindacato va fatto
ragionare in modo serio. Ma quella del Dpef non può diventare una
partita tra rigoristi e non rigoristi.
Torna nella pagina precedente
Stampa la pagina
|