La privatizzazione della compagnia di bandiera rimane aperta a sorprese

Alitalia, un volo alla cieca
Scontro nel governo: D’Alema tifa per l’Air One di Carlo Totolo, mentre Prodi predilige la soluzione francese

di Biagio Marzo

Berardino Libonati, attuale numero uno di AlitaliaAttorno alla privatizzazione dell’Alitalia ci sono idee abbastanza discordanti nell’ambito del governo. D’Alema appoggia Air One–Intesa, Ferrero vorrebbe che la compagnia di bandiera restasse pubblica, Prodi punta su Air France. A Palazzo Chigi, invece, c’è una troika formata da Tommaso Padoa Schioppa, Pierluigi Bersani ed Enrico Letta incaricata di condurre in porto la privatizzazione. Allo stato dell’arte, il ministro dell’Economia ha rinviato al 23 luglio il termine ultimo, in precedenza già slittato dal 2 al 12 luglio, per le offerte sul 49,9% del capitale del vettore nazionale. Un quadro siffatto non fa ben sperare per la realizzazione dell’operazione di privatizzazione tanto attesa, anche perché Alitalia perde ogni giorno un milione di euro. Resta il fatto che l’incertezza del venditore ha scoraggiato molti compratori a non partecipare alla gara e Ap Holding di Carlo Toto, a capo di Air One, è l’unica azienda restata in gara. Fino a quando? A conti fatti sono due i concorrenti, perché vale la pena ricordare che, oltre a Air One, sulla gara alleggia un fantasma: il fondo Matlin Patterson.

Eppure, il presidente Prodi e il ministro Tommaso Padoa Schioppa, all’inzio della privatizzazione, avevano dichiarato che la gara sarebbe stata “ un modello di efficacia e rapidità”. Finora quelle affermazioni sono state promesse da marinaio. Non si era mai vista una privatizzazione così sgangherata, sebbene l’Italia abbia conosciuto, nell’arco di tempo 1992-2007, un processo di privatizzazioni senza precedenti nella sua storia. Anche rispetto alle esperienze a livello internazionale, le privatizzazioni effettuate in Italia rappresentano un fenomeno rilevante. In concreto, l’Italia si colloca al primo posto per importo complessivo delle privatizzazioni. Secondo le Relazioni al Parlamento sul tema, che il Ministero dell’Economia pubblica con scadenza annuale, le privatizzazioni del ministero guidato da Padoa Schioppa e dell’Iri ammontano a 140.190 milioni di euro. Con questo vogliamo ribadire che la privatizzazione di Alitalia, rispetto alle numerose effettuate, è una operazione difficile per colpa dell’invasività politica e dell’interventismo sindacale. La presenza di una pletora di sigle sindacali non fan bene alla compagnia nazionale, semmai ha l’effetto contrario. Ragion per cui, si naviga nell’incertezza più assoluta. In effetti, è una scommessa poter dire che la privatizzazione imboccherà il 23 luglio la corsia del traguardo. Ne abbiamo viste di cotte e di crude per poter dire l’ultima parola su questa tormentata vicenda.

Per dirla tutta, la vicenda Alitalia è la spia rossa della stato in cui vive il governo Prodi. Che, peraltro, sembra ricordare il Cavaliere De La Palisse a cui fu attribuito il prodigio di combattere ancora da morto. Di fatto, l’unico partecipante alla gara, salvo le imprevedibili mosse del misterioso Matlin Patterson, è Carlo Toto con la sua compagnia Air One. Il costruttore di grandi opere pubbliche di Chieti nel 1995 scoprì il business del trasporto aereo, fondò la compagnia e si dedicò anima e corpo alla causa. Tra mille difficoltà, dalle quali si è saputo abbastanza districare usando la via giudiziaria, oggi possiede la maggiore compagnia aerea privata dopo quella pubblica. Non è di grandi dimensioni e nemmeno ha uno stato patrimoniale tale da poter affrontare l’acquisto del concorrente. Per questo si è rivolto con successo a Banca Intesa invitandola a far parte della cordata. Ma Giovanni Bazoli e Corrado Passera non sono in grado di sopportare tutta l’operazione, motivo per cui sono entrate in ballo Mps, Lehman, Morgan e Nomura. Di fronte a questi chiari di luna, Palazzo Salimbeni e le banche d’affari stanno prendendo le dovute distanze dall’operazione, aspettando qualche segnale positivo da parte del governo italiano per poter partecipare, senza alcun problema.
In verità, qualche cosa si è mosso da parte di Palazzo Chigi e Via XX Settembre. A Toto è stato concesso una ulteriore proroga e sono stati smussati gli angoli vivi che rendevano la trattativa impossibile. Le nuove condizioni della compravendita sono state migliorate.

E vediamo come. Intanto, Toto non è restato con le mani in mano e ha formulato un “documento programmatico aziendale”. Questo non è altro che un progetto le cui proposte saranno difficili da far digerire in toto al governo e al sindacato sopratutto.
Alle organizzazioni sindacali viene infatti proposta una moratoria sugli scioperi di tre anni e, per dipiù, una revisione generalizzata dei contratti di lavoro. Bene, anzi male, per una miriade di organizzazioni sindacali - nate sull’onda retributiva e corporativa - il “documento” è una sorta di dichiarazione di guerra. Anche perché i tagli occupazionali sono ripartiti in due tempi: tra il 2008 e il 2012, 2.350 dipendenti e, dopo il 2012, altri 1.800. In totale, più di 4000 mila unità. Alcuni leggono “il documento programmatico aziendale” come una via di fuga, cioè un escamotage per prendere baracca e burattini e andarsene. E se si avverasse tale ipotesi, Prodi ha già annunciato di avere “una idea” per Alitalia. Non è facile individuarla: potrebbe essere un liquidatore eo un commissario con il mandato di vendere la compagnia di bandiera; ma non è nemmeno da scartare l’ipotesi che vorrebbe una trattativa con il “vecchio amore” Air France. D’altro canto, i contatti tra i due governi ultimamente non sono mancati.

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