2008 Elezioni Usa: quando i soldi parlano  di Domenico Maceri


         

 “Siamo felicissimi della nostra raccolta di fondi per questo trimestre” disse recentemente Mike DuHaime, il manager della campagna presidenziale di Rudolph Giuliani. Il successo della campagna del candidato repubblicano emerse con i 17 milioni di dollari raccolti nei mesi fra aprile e giugno. La felicità di DuHaime si deve in parte al fatto che gli avversari repubblicani hanno raccolto meno fondi in comparazione allo scorso trimestre mentre nel caso del candidato italo-americano si tratta di un aumento.
         Se la raccolta dei fondi dà ragioni a Giuliani per la felicità, Barack Obama dovrebbe sentirsi estatico. Il senatore dell’Illinois, candidato alla nomina del Partito Democratico, ha raccolto 31 milioni di dollari, più di ognuno dei suoi avversari democratici o repubblicani. La cifra di Obama è infatti superiore al totale dei fondi raccolti da Giuliani e del suo più vicino avversario repubblicano, Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts. Per il momento però la felicità di Obama si deve concentrare sul fatto di avere battuto Hillary Clinton (21 milioni), la sua avversaria più diretta alla nomina solo con i soldi, perché i sondaggi più recenti lo piazzano al secondo dopo l’ex first lady.
         L’elezione non sarà naturalmente decisa dalla raccolta dei fondi ma il denaro riflette in linee generali la scommessa dei sostenitori su chi sarà il prossimo presidente. Al momento i sondaggi danno come vincitori della nomina del GOP a Giuliani e a Hillary Clinton per il Partito Democratico. Ma naturalmente il fatto di essere seconda nella raccolta dei fondi dovrà causare qualche preoccupazione al campo dell’ex first lady. Bisogna ricordare che la “macchina” politica di Hillary include naturalmente il suo popolarissimo marito Bill e i contatti con sostenitori stabiliti negli otto anni di residenza alla Casa Bianca e poi mantenuti nella sua elezione a senatrice dello Stato di New York.
         Ciononostante ci sono state delle defezioni che spiegano almeno in parte il secondo posto nella corsa al denaro di Hillary Clinton. Parecchi funzionari dell’amministrazione di Bill Clinton hanno abbandonato l’ex first lady per offrire il loro appoggio a Barack Obama, l’astro in ascesa del Partito Democratico. Se dunque il primo della classe del Partito Repubblicano, Rudy Giuliani, può contare nel sorriso dei fondi e i sondaggi per dimostrare la sua credibilità di successo, il tempo dell’ex first lady presenta delle serie nuvole dato che i fondi sono una previsione atmosferica affidabile.
         I perdenti della corsa al denaro sono naturalmente John McCain il quale all’inizio della campagna era considerato da tutti l’erede di George Bush. I finanziatori del senatore dell’Arizona hanno contribuito solo 11 milioni negli ultimi tre mesi costringendolo a licenziare alcuni dei collaboratori e sospendere gli stipendi di altri che sono ancora nello staff. Ma in generale tutti i candidati repubblicani emergono sconfitti dalla raccolta dei fondi perché la storia ci dice che il GOP riceve molti più soldi del partito dell’asinello. Naturalmente il clima politico non è certo favorevole al GOP data l’impopolarità della guerra in Iraq e la corrispondente impopolarità del presidente George Bush. I sostenitori finanziari repubblicani sono dunque poco convinti che aprire il loro portafogli per l’elezione sia un buon investimento. Ecco come si spiega il fatto  che nel secondo trimestre il totale ricevuto dai candidati democratici è quasi il doppio di quello dei candidati repubblicani (80 vs. 43 milioni).
         C’è naturalmente l’incognita delle tasche di Fred Thompson  considerato da molti “l’erede” di Ronald Reagan. Thompson non ha ancora annunciato la sua candidatura ma sta raccogliendo fondi per la sua inevitabile entrata alla corsa. Ma secondo le regole della Commissione elettorale federale non deve ancora dichiarare quanto avrà raccolto, il che non sarà buona notizia perché in caso contrario qualcuno dei suoi assistenti avrebbe “parlato” alla stampa. Annunciare una vittoria nella corsa ai dollari potrebbe essere naturalmente un presagio della vittoria nell’elezione generale.
         La conquista della Casa Bianca non avverrà solo per mezzo di soldi. Se ciò fosse vero Mitt Romney avrebbe i fondi per comprarsela. Ma vincere l’elezione richiede la capacità di raccogliere almeno 100 milioni di dollari. Sembra che solo pochi lo possano fare a meno che le iniziali primarie negli Stati dell’ Iowa e New Hampshire ci regalino sorprese.

Domenico Maceri
Le Notizie USA


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