ROMA
- Pare che nessuno nel centrodestra si sia preso la briga di
fare due conti elementari. Si sarebbe accorto che, con
questa legge elettorale e malgrado brogli veri o presunti,
il centrodestra, fuori dei confini d’Italia,ha preso più
voti del centrosinistra. Se noi fossimo stati meno ingenui e
meno pressapochisti, avremmo trasformato questa situazione
nella conquista della maggioranza dei parlamentari. Invece
no, siamo andati alle elezioni come all’ora del dilettante.
Ci sarà pure un momento in cui ci fermeremo a riflettere e a
ragionare. Possibile che a sinistra siano più
intelligenti, più furbi, più professionali? State pur certi
che loro i conti li hanno fatti e sanno che la prossima
volta, se si voterà ancora all’estero e se si voterà con
l’attuale legge, la vittoria del centrodestra unito è sicura
come il sorgere del sole la mattina. Ma chi si arroventa il
cervello per cercare di cambiare l’attuale legge? Noi. Chi
propone le soluzioni più strampalate, pur di cambiare? Noi.
Voto nei Consolati, nelle scuole, nelle associazioni. Bravi
fessacchiotti, come se quelli di sinistra, con i patronati e
tutto il resto, non avessero maggior capacità organizzativa.
Finirebbe che mentre noi riusciremmo ad accompagnare il
bicicletta due o tre amici a votare, gli altri riempirebbero
pullman su pullman.
Prendete questa vicenda del famoso video, che puzza sempre
più di falso. Invece di chiederci perché uscisse proprio ora,
a freddo, 15 mesi dopo le elezioni, ci siamo tuffati nella
trappola.
Ormai è chiaroche è in atto una manovra per farla finita una
volta per tutte con questo maledetto voto all’estero, che
nessuno voleva, ma che quel testone di Tremaglia è riuscito,
Dio sa come, a far passare.
E allora si fa passare l’immagine di un voto degli italiani
all’estero come un “gigantesco pasticcio”, così lo definisce
il libro “Nel segreto dell’urna” pubblicato da Utet. Poi si
fanno avanti gli “esperti”. Ecco il sociologo Luca Ricolfi,
il politologo Paolo Feltrin, l’analista di sondaggi Paolo
Natale rimestare nelle disfunzioni per arrivare alla
brillante conclusione: “meglio far votare in Italia i
residenti all’estero, garantendo loro rimborsi per il
viaggio”. Cioè ritornare esattamente al punto prima
della legge Tremaglia.
Infine toccherà ai politici. Anzi si sono già messi in moto.
Il ministro Chiti ha fatto sapere che, d'intesa con i
ministri Amato e D'Alema, “avvierà un'iniziativa volta alla
riforma del regolamento concernente il voto degli italiani
all'estero, prendendo anche spunto dai severi rilievi a suo
tempo formulati dal Consiglio di Stato su questo
provvedimento". L'iniziativa del ministro Chiti "non esclude,
ove ciò dovesse rivelarsi necessario, la presentazione di un
disegno di legge di riforma della legge n.459 del 2001”.
Capita l’antifona, amici del centrodestra? O vogliamo
continuare a farci del male?
GianLuigi Ferretti