San Paolo, il disastro aereo all’happy hour: tragedia annunciata

All'aeroporto Congonhas di San Paolo l'aereo esce di pista, resa scivolosa dalla pioggia battente, e si schianta contro un hangar, adiacente a una stazione di rifornimento carburante. È il più grave incidente nella storia dell'aviazione civile brasiliana, le vittime sono almeno 250.
da San Paolo del Brasile

L’11 settembre di San Paolo arriva con l’happy hour. Sono le sette meno un quarto di martedì sera nel quartiere Planalto Paulista, a poche centinaia di metri dall’aeroporto di Congonhas, nel bel mezzo della metropoli più popolosa del Sud America. I bar sono pieni di gente, impiegati soprattutto, ma anche colletti bianchi e segretarie appena uscite dagli uffici che, prima di rincasare e aspettando che passi l’ora di punta del traffico sorseggiano chi una caipirinha chi una Brahma, una delle marche di birra storiche del Brasile. Le strade, al solito, sono intasate. Anche avenida Roberto Marinho, vicino alla Bandeirantes, sbocco naturale in quella zona della città per prendere la Marginal, quella che noi in Italia chiameremmo la Tangenziale. Piove ininterrottamente da un paio di giorni. All’improvviso un boato che per Andrea Perez, una delle tante abitanti del quartiere che hanno la veranda vista aeroporto, è stata “come l’esplosione di una bomba nucleare”. Qualcosa di molto simile a un fuoco gigante cui hanno fatto seguito varie altre esplosioni. È stato orribile”. Lei lo racconta sul sito di Uol Noticias che, immediatamente, ha aperto un canale privilegiato per chi avesse informazioni e fotografie su quella che sarà ricordata come la più grande tragedia della storia dell’aeronautica brasiliana. Lei come altre centinaia di abitanti del quartiere Planalto Paulista è esasperata per avere la “veranda su Congonhas”.
Poco più lontano, nel quartiere di Moema, la famiglia Novellino sta per sedersi a tavola per la cena. Nell’attesa Rafael, il capo famiglia, sta guardando su SportTv il riassunto di una giornata trionfale per i colori verde-oro ai Giochi Panamericani, con due ori nella ginnastica e, soprattutto, la vittoria della 4×200 stile libero. Sconfitti per la prima volta nella storia gli Stati Uniti, una goduria che merita la poltrona del pater familias. All’improvviso le trasmissioni vengono interrotte da un’edizione straordinaria. Sono da poco passate le sette di sera, l’ora dell’happy hour per ogni paulistano che si rispetti, compreso Rafael che ha appena aperto una bottiglia di Luigi Bosca “reserva”, vino argentino di buon livello.

Da Rio a San Paolo, dai Panamericani a Congonhas, il contrasto è brutale. Davanti ai Novellino, così come a milioni di famiglie nel paese, scorrono le immagini di ciò che subito ai più sembra solo l’ultimo film di Bruce Willis ma che, invece, è la cruda realtà: un aereo della compagnia TAM si è infilato in un edificio-deposito della stessa TAM, sullo sfondo la conchiglia di un distributore della Shell, tutt’intorno fiamme alte almeno una trentina di metri. “Sono vivo per miracolo”, urla un taxista ai microfoni della televisione Globo. “Passavo di lì e, all’improvviso, l’esplosione… e un secondo dopo un pneumatico dell’aereo per poco non colpisce il parabrezza…”. “La gente ha paura. Sono già tre aerei che cadono qui. Questo è il risultato che si ha quando si consegna una pista non terminata”, denuncia a Uol Noticias Cristina Nicolini, che vive proprio nell’avenida Washington Luiz dove ci sono distributore e deposito, nella via dove l’aereo si è schiantato dopo aver tentato inutilmente di atterrare.
Stamattina qui a San Paolo continuano i lavori di recupero delle vittime da parte dei pompieri (per ora si parla di circa 200 -250 morti) e degli eventuali superstiti ma, dopo la proclamazione di tre giorni di lutto nazionale da parte del presidente brasiliano Lula, la comunicazione della lista delle vittime presenti sull’aereo da parte della TAM e la riapertura parziale dell’aeroporto di Congonhas, mass-media e gente comune cominciano a interrogarsi su come sia potuto accadere.
Ciò che si evince è che mai come in questo caso si può parlare di tragedia annunciata. Innanzitutto
già cinque mesi fa il procuratore regionale Sérgio Monteiro Madeiros aveva diramato un comunicato stampa in cui annunciava i gravi pericoli di incidenti a Congonhas. Inoltre, ed è il particolare più grave che sta emergendo, la copertura della pista dell’aeroporto, recentemente ristrutturata, era stata consegnata senza i collaudi in caso di pioggia e, ma queste al momento sono solo voci, senza gli sgocciolatoi per smaltire l’acqua accumulata sull’asfalto. Infine, qualche minuto fa, le televisioni brasiliane hanno mandato in onda la registrazione del dialogo tra il capitano dell’aeronave schiantatasi e la torre di controllo da cui si evince che “a causa della forte pioggia” il consiglio dato dal controllore di volo prima della tragedia ai piloti era stato quello di “atterrare con maggior anticipo sulla pista”. Errore umano, rottura dei freni, pista non collaudata o fatalità che sia stata e mentre le varie istituzioni preposte alla sicurezza dei voli si stanno già palleggiando le responsabilità, la domanda che tutti si pongono in Brasile stamane è: “A chi toccherà la prossima volta?”.


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