Catturato il capo di al-Qaeda
 
Morta una al-Qaeda se ne fanno mille altre

Ancora una giornata di sangue in IraqIl nuovo allarme dell’intelligence americana sullo stato di al-Qaeda è giunto in Italia e le conclusioni sono brevi e precise: dopo sei anni di guerra al terrorismo al-Qaeda si è riorganizzata ed è di nuovo in forze, pronta a mettere a segno attentati terroristici ovunque. Osama Bin Laden è vivo e ben protetto, ospitato nell'area tribale pachistana, immune ai compensi delle taglie Usa e difficilmente controllabile militarmente. Alcune cellule terroristiche sarebbero già in viaggio per gli Usa, usando come ponte l’Europa, per attaccare con nuovi spettacolari attentati.

Tuttavia, gli ultimi atti di terrorismo attribuiti alla rete di al-Qaeda a Londra e nello Yemen, seppur brutali e allarmanti, ci mettono davanti a un fatto: è robetta da buontemponi del terrorismo internazionale. Niente a che vedere con gli attentati seri, di stampo originalmente al-qaediano, come l’11 settembre. Pare che i terroristi islamisti abbiano cambiato la tecnica, i mega attacchi, portati a compimento da gente esperta e addestrata nei campi afgani hanno lasciato il posto alle piccole cose, qua e là, in giro per il mondo.

Questa perdita di efficacia e spettacolarità ci induce a pensare che al-Qaeda così come l’abbiamo sempre immaginata, potrebbe non esistere più e c’è il fondato sospetto che i vecchi capi della prima generazione ne abbiano seguito il destino, Osama bin Laden non fa sentire la sua voce da tanto tempo e non mostra il volto da un’eternità. L’ha sostituito il vice, il medico egiziano Ayman al Zawairi, l’unico a mandare messaggi negli ultimi mesi, anche lui nascosto su qualche montagna rocciosa.

Al-Qaeda sembra non avere più una struttura: sono finiti i tempi in cui i militanti sposati percepivano 6.500 rupie pachistane (l’equivalente di 108 dollari americani), più 700 rupie extra per ogni sposa supplementare (qualche rupia in meno per i celibi) e una settimana libera di ferie ogni tre di lavoro (cinque giorni liberi al mese per gli scapoli), purché chieste con almeno dieci settimane di anticipo e 15 giorni l’anno di malattia (cfr. Cristiano del Riccio, Per i terroristi di al-Qaeda assegni familiari e ferie pagate).

Non ci sono più soldi, quelli che passavano per le banche di tutto il mondo, le risorse umane, direttamente sotto il controllo della cupola al-qaediana, sono svanite, non ci sono più le coperture dei governi e dei servizi segreti di una volta. Al-Qaeda è ormai solo un'ideale di lotta, un al-qaedismo, Osama bin Laden è il suo simbolo, Al-Zawairi l'ideologo e Al-Zarkawi (era) il campione.

Al-Qaeda ha perso le basi in Afghanistan, la struttura gerarchica e quello che i militari indicano come il C3 (comando, controllo e comunicazioni). I militanti organici, i vecchi, quelli che si davano il tu con Osama, sembrano evaporati. Di al-Qaeda non rimane più nulla di tangibile, è come un topo che si nasconde, rintanato in una casa piena di gatti voraci. Appena qualche militante mette il naso fuori, in Afghanistan o in Iraq, prima o poi viene ammazzato.

Rimane qualcuno che fa proselitismo in Pakistan o in Africa, qualche ‘vecchio’ che addestra nuove reclute in Europa e in America ma pare proprio che l’Occidente abbia vinto. Allora, nulla più da preoccuparci, vacanze tranquille e terrorismo gettato alle spalle. Niente affatto. La struttura di al-Qaeda forse non esiste più ma l’idea rimane ed è sempre più vincente.

I medici-terroristi londinesi non hanno nulla a che fare con al-Qaeda ed è improbabile che si siano addestrati con Osama & C., difficile che si siano incontrati con Ayman al Zawairi durante un simposio medico. Sono terroristi veri ma non possiedono la tecnica raffinata di Dar-es-Salam o della Uss Cole, semplicemente hanno afferrato l’idea al volo. Folgorati sulla via del Jihad, poco legati alla vecchia al-Qaeda, meno controllabili, organizzati ed esperti, ugualmente pericolosi per la vita umana.

Al giorno d’oggi ognuno può fregiarsi del titolo di ‘linkato’ ad al-Qaeda, semplicemente seguendone le regole, la missione e magari il manuale, disponibile su Internet già tradotto in inglese. Si auto-arruolano, si auto-addestrano, si auto-ammazzano. Sembra non esistere più una al-Qaeda, esistono tante al-Qaeda, almeno tante quanti i singoli risentimenti anti-occidentali.

Al-Qaeda combatte in Iraq ma non è esattamente la stessa di quella che è tornata insieme agli amici Talebani in Afghanistan, assimilabile a quella yemenita ma diversa da quella spagnola, opposta a quella inglese. Gli ordini sono generali: colpire gli americani e i loro interessi, colpire i loro alleati, combattere per il Kashmir, l’Iraq e la Palestina, lottare contro i regimi arabi apostati, ristabilire il califfato. Non occorre più conoscere bin Laden o i suoi emissari, per entrare nel gruppo basta seguire le regole auree. E, nel caso ci fosse bisogno di maggiori delucidazioni, basterà guardarsi in giro, tra siti internet: raccolte di fondi, preghiere comunitarie (quella del venerdì) in moschea, scambi di videocassette e Dvd, messaggi web e e-mail, gli ordini e le idee arriveranno.

Bin Laden non è più vivo? Poco male, è diventato una leggenda. In Italia negli armadietti nascosti dei negozi gestiti dai musulmani sono sparite le sue foto, ma non sbiadisce il suo ricordo nel cuore. Per dovere di cronaca è necessario sottolineare che il posto di Osama nella speciale hit-parade degli armadietti attualmente è ricoperto da Ahmadinejad, il presidente iraniano, nonostante sia uno sciita.

La frontiera è stata sfondata: esiste una Al Qaida per tutti e tutti lavorano per Al Qaida. Un network fatto di persone con un’idea comune. Quattro amici s’incontrano al bar e decidono di “fare qualcosa”, di “cambiare il mondo”, sembra la canzone di Gino Paoli ma questi sono già cresciuti e sono molto più convinti. Se 1000 persone si dovessero “sentire pronti” (ma potrebbero essere molti di più), in teoria, ipotizzando 5 persone a gruppo, potremmo avere 200 cellule di Al Qaida pronte a colpire in ogni momento.

Non occorre nemmeno essere più buoni credenti o ferventi fondamentalisti (anche se tra loro brucia il fuoco al-qaediano) per combattere al fianco di al-Qaeda, come scrive Jason Burke: “Uno degli aspetti cruciali delle attività in Iraq, almeno nel primo periodo dell’occupazione, è stato la frequente cooperazione, a livello tattico, tra musulmani radicali e iracheni laici fedeli al regime del partito Ba’ath di Saddam Hussein o motivati da un nazionalismo marcatamente non musulmano. Questa alleanza pragmatica ha rappresentato un vantaggio reciproco. I ba’athisti avevano bisogno di attentatori suicidi e i jihadisti potevano fornirli. I jihadisti avevano bisogno di fondi, esperienza, rifugi sicuri, munizioni e altro sostegno logistico, tutte cose che gli ex tirapiedi di Saddam possedevano in relativa abbondanza” (Jason Burke ‘Al Qaeda. La vera storia’. Serie Bianca Feltrinelli, Milano, 2004, p. 267).

Addirittura non occorre più essere musulmani per simpatizzare con al-Qaeda, basta essere solo ‘contro’. La brigatista rossa Nadia Desdemona Lioce ha dichiarato in sede d’interrogatorio: “…la solidarietà politica e militare dei brigatisti ad al-Qaeda e l’appoggio del proletariato europeo alle masse arabe e islamiche, espropriate e umiliate, affinché possano fronteggiare gli attacchi anglo-israelo-statunitensi” (Roland Jacquard, Il libro nero di al-Qaeda, Newton&Compton Editori, Roma, 2004, pg.176).

Solo i gruppi storici, strutturati, avviati verso la lotta politica non universalistica come Hamas o Hezbollah, resistono, nonostante i tentativi sempre più pressanti di questi jihaidisti trans-nazionali, alle chimere al-qaediane. Seguirle vorrebbe dire svilire la propria ideologia e storia, con perdita di consenso popolare e dignità internazionale.

Nel sommerso di quelli che vorrebbero ‘fare qualcosa’, senza un passato e con un futuro da occidentalizzati che rifiutano come la peste, queste remore non esistono. E’ dannatamente probabile che ogni giorno, in tutto il mondo, si stiano formando sempre più gruppetti e questi, in nome di Dio, del Suo Profeta e seguendo l’esempio di Osama, vogliono distruggere l’Occidente.



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