Democratici all'attacco «Via le truppe nel 2008»
La
proposta di legge di due senatori, ma Bush non demorde
NEW YORK - Una "notte bianca" per riportare in patria le truppe
americane: i democratici del Senato americano non si sono tirati
indietro davanti alla richiesta del loro leader Harry Reid di un
raro dibattito-maratona su una proposta di legge per il ritiro
dei soldati entro la fine di aprile. Materassi sono stati
impilati in un salone adiacente all'aula, con la prospettiva di
una raffica di voti nell'arco della notte. I senatori hanno
anche lasciato aperta la possibilità di spedire il capo del
"commessi" del Congresso a richiamare all'ordine colleghi che
avessero deciso di ignorare l'appello al dibattito: accadde nel
1988, nel corso del dibattito sulla riforma dei finanziamenti
elettorali, quando la polizia di Capitol Hill scortò il
recalcitrante repubblicano Robert Packard in barella poco dopo
l'una di notte.
L'obiettivo della maratona è mettere alla prova la pazienza dei
repubblicani, tra i cui ranghi l'ostinata resistenza del
presidente George W. Bush a parlare di ritiro sta diventando
sempre più impopolare, ma che, per disciplina di partito, hanno
liquidato la manovra della maggioranza come un esempio di
«politica spettacolo». Al centro del dibattito la proposta dei
senatori Carl Levin e Jack Reed che, se approvata, farebbe
scattare il ripiegamento americano entro 120 giorni, in vista di
un completo ritiro non oltre il 30 aprile 2008: in Iraq
resterebbe solo un numero limitato di soldati col mandato della
lotta al terrorismo e dell'addestramento delle forze di
sicurezza irachene. Finora i repubblicani sono stati compatti
contro qualsiasi calendario di ritiro che la Casa Bianca ieri ha
descritto di nuovo come un trampolino per terroristi al Qaeda
pronti a colpire gli Usa, linea che, però, sarà sempre più
difficile da mantenere dopo la scadenza di settembre, quando è
atteso il rapporto del comandante delle truppe David Petraeus e
dell'ambasciatore Ryan Crocker sull'impatto della strategia di
rinforzi decisa in gennaio. Per quella data molti repubblicani
vogliono vedere progressi chiari, non il bicchiere semivuoto
emerso la scorsa settimana da un dossier preliminare diffuso
dalla Casa Bianca. Questo messaggio è stato trasmesso lunedì a
Bush che ha fatto una visita improvvisata a Capitol Hill per
incontrare parlamentari e funzionari del suo partito.
Nell'incontro il presidente ha ribadito che non ripenserà le
strategie in Iraq prima di settembre e che non ha fiducia che
l'Onu possa colmare il vuoto lasciato da un eventuale ritiro
delle truppe Usa. Lo stesso Ban Ki-moon, in una conferenza
stampa all'Onu, aveva avvertito che la comunità internazionale
non può abbandonare l'Iraq e aveva messo in guardia Washington
da un ritiro repentino delle truppe.
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