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“Patrocinio di Frattini al
festival della Canzone Italiana – Italiani nel Mondo”
La notizia è di
quelle buone: non è sicuro al cento per cento, ma ci sono ottime probabilità che
Claudio Baglioni faccia da padrino al Festival della Canzone dell’emigrazione
italiana che si terrà a Bruxelles la prima settimana di dicembre.
Lo ha detto lui stesso nel corso di una conferenza stampa
presenti il vicepresidente della Commissione europea
Franco Frattini, una ventina di giornalisti, l’europarlamentare Lilli Gruber
e l’instancabile ideatore-organizzatore Gino Perruccio. Non solo. Anche un altro
cantante, Pino Mango,
ha garantito la sua adesione.
E Lilli Gruber, che conosciamo adesso a Bruxelles da quando è
stata eletta nel parlamento europeo ma conoscevamo bene da tempo come una delle
migliori giornaliste televisive nazionali (ha condotto il telegiornale in prima
serata per anni, inviata di spicco all’estero specie nelle zone di guerra), si è
pure impegnata a contattare Pippo Baudo, il ‘gigante’ di San Remo.
Obiettivo: far uscire dall’anonimato televisivo il Festival di
Bruxelles e, magari, prevedere una audizione per il cantante o la cantante che
lo vinceranno.
La prima settimana di dicembre è in zona
Festival di San Remo.
I giochi saranno probabilmente fatti o quasi, ma forse potrebbe
esserci una possibilità.
Se il vincitore del 17° Festival della canzone dell’emigrazione
fosse davvero bravo perché non immaginare una sua comparsa a San Remo?
Sogni a parte, l’incontro con il vicepresidente Frattini è stata
la svolta tanto attesa da tutti. Da Gino Perruccio che è riuscito a
sensibilizzare Franco Frattini, grazie all’intervento di Antonio Bettanini,
membro del suo gabinetto a Palazzo Berlaymont.
Frattini
ha voluto dare al Festival di quest’anno il suo patrocinio.
Una cosa mai accaduta finora, che un commissario europeo
prestasse nome, cognome e immagine per una iniziativa del genere.
E grazie anche al costante interessamento di due funzionari
comunitari che da anni lavorano a Bruxelles.
Il primo è praticamente il decano degli italiani che lavorano nei
palazzi comunitari, Emilio Caruso, siciliano, , 43 anni alla Commissione europea
di cui oltre trenta nel servizio stampa Come assistente dei Portavoce. Una delle
memoria storica della Commissione europea.
Il secondo è Salvatore Lobianco, siciliano pure lui, funzionario
da più di trenta anni presso la Commissione europea.
Ci sono tutte le premesse perché quest’anno il Festival della
canzone dell’emigrazione italiana di Bruxelles si rinnovi e diventi appieno un
punto di riferimento per la canzone e per la cultura italiana all’estero.
Forse c’è sempre troppa nostalgia attorno a manifestazioni di
questo tipo. Sicuramente il mercato, la televisione, la radio, i giornali, non
sono attratti da iniziative "dal basso"’.
Il motivo è uno solo: si parla solo di ciò che fa già cassetta
con il risultato che quello che fa già cassetta ne farà sempre di più.
Da parte nostra, dico nostra di italiani all’estero, però va
detta una cosa: dobbiamo uscire da uno stadio di ‘minorità’ culturale nel senso
che non dobbiamo avere paura a fare e a bussare a tutte le porte necessarie.
Sedici edizioni del Festival a Bruxelles, organizzate e vissute
in mezzo a mille difficoltà, un solo organizzatore (Gino Perruccio), un solo
finanziatore, ora al Teatro della la Monnaie ora al cinema non so quale, ora
dalle Carmelitane Scalze, si sono via via susseguiti negli anni, giovani
provenienti innanzitutto dal Belgio e poi dalla Germania, dall’Inghilterra,
dall’America Latina, dall’Australia, dal Canada, dagli Stati Uniti.
E qui c’è stata una bella selezione.
Ecco il punto sta proprio qui: l’offerta di un palcoscenico per
una selezione tra i migliori nella speranza di far trascorrere ore liete ai
connazionali e magari di non passare inosservati al fatidico "mercato".
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