La liberazione di padre Bossi. La gioia dopo la paura
di
Mattia Bianchi/
20/07/2007
Liberato
nel pomeriggio di ieri, il missionario italiano rapito nella
Filippine il 10 giugno fa sapere di stare bene. La gioia del
papa e dei familiari. Il capo della polizia locale: non è stato
pagato alcun riscatto.
"Non ho mai avuto la sensazione che mi volessero uccidere né ho mai
ricevuto minacce di morte o violenza di alcun tipo". Le prime
parole di padre Giancarlo Bossi sembrano cancellare
l'apprensione e la paura di oltre un mese di sequestro. Il
missionario italiano rapito nelle Filippine il 10 giugno scorso,
è stato liberato ieri pomeriggio, dopo settimane convulse di
trattative e il lavoro discreto dei servizi segreti. Il capo
della polizia di Mindanao, Jaime Caringal, ha chiarito che la
liberazione è avvenuta senza alcun pagamento di riscatto. Il
religioso, ha aggiunto Caringal, è stato consegnato nella zona
di Sibugay Bay, sulla penisola di Zamboanga, dal comandante Kidi,
un ex membro del Fronte Moro, un gruppo islamista separatista
impegnato nelle trattative di pace con il governo filippino. Il
negoziato sarebbe stato tenuto, hanno riferito fonti militari e
di polizia, da un ex membro del Fronte, un personaggio assurto
di recente a posizioni di governo locale. Immediato il
trasferimento di padre Bossi alla stazione di polizia di
Zamboanga, per poi arrivare a Manila, dove è stato sottoposto a
visite mediche.
In Italia, la notizia del rilascio è stata data nel tardo
pomeriggio dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, che si è
detto "commosso e felice", spiegando come il rapimento si sia
concluso grazie ad "un lavoro efficace di governo e servizi
segreti". Da parte sua, padre Bossi ha subito parlato con
l'ambasciatore italiano a Manila e con i suoi familiari per dire
soprattutto che sta bene. Una versione confermata anche
all'agenzia missionaria Misna. "Mi hanno trattato bene, - ha
detto il sacerdote - solo il cibo non era un granché: riso, sale
e pesce secco. Per questo sono spariti un po' di chili". "Ma ho
anche smesso di fumare: non tocco una sigaretta dal 27 giugno",
ha aggiunto con tono quasi scherzoso padre Bossi, facendosi però
subito serio: "Ho bisogno di riflettere in gran silenzio. Ora,
posso solo dire una cosa: è stata un'esperienza che non
raccomando a nessuno". Quanto ai rapitori, "all'inizio si sono
dichiarati appartenenti al gruppo di Abu Sayyaf e hanno detto di
provenire dalla zona di Basilan". Per il Pime, invece, si
avrebbe a che fare con "criminali locali", ma per saperne di più
è importante aspettare.
''La notizia della liberazione - racconta padre Luigi Benedetti
- l'abbiamo appresa dalla televisione, poi poco dopo ci ha
telefonato il generale Carinan, capo della polizia locale, per
darci la comunicazione ufficiale. A quel punto abbiamo chiamato
l'arcivescovo locale Romolo Valles che si è messo a cantare al
telefono dalla gioia''. ''Non sappiamo - prosegue padre
Benedetti - se sia stato pagato un riscatto. Crediamo che a
liberarlo sia stata la polizia con una azione di forza. A
tenerlo in ostaggio era una banda criminale locale probabilmente
di ispirazione islamica ma non fanatica''. ''Siamo più che
contenti - conclude padre Benedetti - c'è grande e mozione tra
di noi, finalmente è finito questo incubo ma a dire la verità
c'è anche un po' di tristezza perché padre Bossi non tornerà piu'
nella zona di Payao dove viveva e lavorava come missionario.
Quel posto per lui ormai e' troppo pericoloso e certo noi gli
sconsigliamo di tornarci''.
Al di là di tutto, è il momento
della gioia, a cominciare da quella del papa, come riferito dal
direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico
Lombardi. "Benedetto XVI ha pregato tanto per la liberazione di
padre Giancarlo Bossi - ha detto il gesuita - e ci sembra che le
nostre preghiere siano state ascoltate. Adesso ci auguriamo che
padre Bossi possa riprendere la sua attività missionaria con
serenità e che non si ripetano più sequestri o altri episodi di
violenza". Anche il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha fatto sapere di essere "lieto", mentre il
ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha tenuto a ringraziare
innanzitutto le Autorità filippine per la collaborazione offerta
in ogni fase del sequestro.
Incontenibili i sentimenti dei familiari. ''Giancarlo ha parlato
con la mamma Amalia, - ha detto il fratello Marcello - le ha
fatto gli auguri come ogni volta per il suo compleanno. E a lei,
che oggi compie 87 anni e non sapeva niente, è parso tutto
normale''. Con gli altri familiari, in trepidante attesa di
sentire la sua voce dopo aver appreso della liberazione, padre
Giancarlo ha scambiato poche battute. Giusto per dire che ''sta
bene'', che si stava spostando in auto. Poi è caduta la linea.
''Era talmente tanta la gioia - dice Marcello Bossi - che non
gli ho neppure chiesto quando tornerà a casa''.
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