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Wednesday November 12, 2008 |
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Pensioni: siamo sicuri
dell'accordo tra Prodi e i sindacati?
Fonte: PANORAMA

Pensioni: ma siamo così sicuri che nella notte tra governo e
sindacati sia scoppiato l’accordo?
Quello che è successo nel vertice di Palazzo Chigi è che, dopo
una discussione durata otto ore (dalle 22,30 di ieri fino alle
6.30 del mattino), i sindacati hanno preso conoscenza della
proprosta di Romano Prodi (qui il documento in .pdf). In
sostanza, le parti sindacali rimandano la firma definitiva solo
a dopo che si saranno espressi i lavoratori attraverso le
consultazioni nelle aziende. A dirlo, più esplicitamente di
tutti, è il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani:
“La Cgil ha firmato per presa d’atto il documento del governo
riservandosi di fare tutti gli approfondimenti lunedì sul testo
finale e completo”. Mentre il leader della Uil, Luigi Angeletti
si è limitato a dire “Abbiamo dimostrato, contrariamente a come
ci volevano dipingere, di non essere conservatori”. Decisamente
soddisfatto Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: “Il nostro
è un giudizio molto, molto positivo sulla riforma del governo”.
Netto il no invece da parte del
leader della Fiom, Giorgio Cremaschi: “Una sconfitta
sindacale secca, la Cgil deve dire no: ci sarà un referendum tra
i tesserati e il sindacato deve votare contro. io voterò contro”.
Perché? “Semplice: la situazione è peggiorata rispetto allo
scalone Maroni. Ora si andrà in pensione a 62 anni”.
Cosa prevede la
riforma Prodi? Stabilisce che dal primo gennaio 2008 sarà
possibile andare inpensione con 58 anni di età e 35 anni di
contributi: dunque si sale di un anno rispetto agli attuali 57
anni e 35 di contributi necessari per accedere alla pensione di
anzianità, ma si evita il brusco salto dello “scalone” previsto
dalla riforma Maroni che avrebbe portato direttamente ai 60 anni
a partire dal prossimo gennaio.
Quote e scalini
Dal luglio 2009 si passerà al sistema delle quote. In sostanza,
dal primo luglio 2009 per lasciare il lavoro si dovrà
raggiungere quota 95 (sommando età anagrafica e contributi
versati), ma con 59 anni di età. Dal gennaio 2011 sarà
necessario arrivare a quota 96 con 60 anni di età mentre dal
primo gennaio 2013 si passerà a quota 97, con età minima a 61
anni. L’ultima quota, però, non scatterà qualora l’andamento dei
conti pubblici sarà positivo e i risparmi fossero sufficienti a
mantenere il sistema in vigore dal 2011.
Gli autonomi
Per i lavoratori autonomi lo schema è aumentato di un anno.
Quindi andranno in pensione nel 2008 con 59 anni e nel 2013 con
almeno 62 anni.
Lavori usuranti
Dalla riforma è esclusa una platea di circa 1,4 milioni di
lavoratori impiegati in mansioni usuranti inseriti nella
“tabella ‘99″ (fatta dall’allora ministro del Lavoro, Cesare
Salvi, ndr) (miniere, cave e catene di montaggio).
Le donne
L’età di vecchiaia delle donne resta a 60 anni, nonostante le
pressioni del ministro Radicale Emma Bonino di portarla a 62.
Le “finestre”
Chi avrà maturato 40 anni di contributi potrà lasciare il lavoro
con quattro finestre annuali, invece delle due previste dalla
Maroni.
I coefficienti
L’altro scoglio di questi mesi, il taglio dei coefficienti, è
stato invece rinviato al 2010 e sarà triennale e automatico ma
verrà fissato sulla base di nuovi parametri attraverso il lavoro
di una specifica commissione che deciderà entro il 2008. |
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