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Totti: «Mai più azzurro,
tiferò per l’Italia in tv»
Francesco
Totti lascia la nazionale. La notizia, da alcuni giorni scontata,
è stata data ieri alle 13,10 a Trigoria dallo stesso Totti,
sereno ma polemico e niente affatto emozionato.
LA DECISIONE «La bella storia è finita, questa è la mia
decisione. A determinarla sono stati motivi fisici e non tecnici.
Ho valutato un anno intero su cosa fare, non volevo creare
problemi al gruppo, ma la salute è più importante di tutto il
resto. Me ne vado non perché il mio preparatore atletico Vito
Scala non è più in nazionale, ma perché ho avuto troppi problemi
a caviglia, ginocchia e schiena».
LA ROMANITÀ «Totti è romano, perciò è così criticato. Se avessi
giocato in una squadra del nord non sarebbero state scritte
brutte cose su di me. In tanti hanno lasciato la nazionale:
Baggio, Maldini, Zidane, Beckham e non ho visto accanimento nei
loro confronti. Sono fiero di essere romano e ora temo che
saranno De Rossi e Aquilani a essere bombardati».
ILARY CONTRARIA «La decisione definitiva, difficile e sofferta,
è arrivata solo un mese fa e non subito dopo Berlino, la mia
partita più bella e indimenticabile. Ho voluto riflettere e
Ilary era decisamente contraria, poi mi ha scritto un sms
carinissimo che mi ha colpito. Ho informato prima Riva, poi
Abete e tre giorni fa anche Donadoni. Con Spalletti non ne ho
mai parlato, lo saprà ora».
RIVA FRATELLO MAGGIORE «Con Gigi Riva ho un rapporto particolare.
Ci sentiamo spesso. È stato l’unico a metterci la faccia e a
difendermi nei momenti per me difficili».
LIPPI «PAPÀ» «Quando il 19 febbraio 2006 mi sono fatto male
contro l’Empoli, Lippi si è precipitato da me in clinica e mi ha
detto: vedi di recuperare perché il mondiale ti aspetta e io ho
bisogno di te. Come un padre».
DONADONI FREDDO «Ho sentito il ct al telefono, ha sempre
rispettato le mie scelte e non ha mai interferito. Non ha
insistito più di tanto, ha accettato e basta. Nulla sarebbe
cambiato anche se fosse venuto da me».
ABETE PARAFULMINE «Gli ho parlato. Ora tocca a lui proteggermi,
farmi da scudo visto che tutti mi spareranno contro».
BILANCIO AZZURRO «È positivo: un mondiale, un secondo posto
europeo, un titolo continentale con l’Under 21. A chi dice che
non sono stato determinante, non ribatto, ma so io quanto ho
sofferto per recuperare in due mesi e mezzo. Sono sempre stato
me stesso sia in nazionale sia nella Roma e nessuno osi dire che
non sono attaccato alla maglia perché nessuno sa cosa voglia
dire curarsi dal lunedì al venerdì, senza allenarsi, per poter
giocare la domenica. 50-60 partite all’anno mi pesano perché per
restare a certi livelli qualcosa devo pur lasciare. Il mio addio
resterà nella storia del nostro calcio e susciterà polemiche:
forse avrei dovuto prendermi un altro numero diverso dal 10, la
maglia dei grandi giocatori».
PELLE D’OCA «Mi mancherà tanto l’inno italiano. Quando lo
sentivo mi veniva la pelle d’oca perché rappresentavo l’Italia
nel mondo. Mi mancherà l’azzurro e anche certi compagni. Partita
d’addio all’Olimpico? Con la nazionale no, mi sembra eccessivo.
La farò solo con la Roma quando smetterò. Tiferò per la
nazionale in tv».
CANNAVARO STIA ZITTO «Fabio Cannavaro ha ironizzato sul mio
ritiro? Poteva chiamarmi e dirmelo in faccia, io mi comporto
così, sono trasparente. Abbiamo evidentemente due diversi modi
di pensare».
ROMA CAPOCCIA «La Roma dei miei sogni è ancora molto distante.
Io farei una Roma differente. Comunque il progetto va avanti,
sono stati presi buoni giocatori ma ne serve un altro di qualità
e di quantità. Personalmente continuerò a fare la punta, anche
perché corro di meno. Non tornerò a fare la mezza punta. Così
risolvo anche i problemi di Toni con Donadoni».
CHIVU RESTA «Spetta a lui l’ultima parola. Con Chivu siamo da
scudetto; senza il romeno, con tutto il rispetto per Juan e
Ferrari, no. Sarebbe una grave perdita, è impossibile trovare un
sostituto bravo come lui».
FUTURO GIALLOROSSO «Spero che anche la prossima stagione sia
avvincente fino in fondo. Abbiamo obiettivi importanti ed è
bello alzare la coppa vinta. Il nostro gruppo è competitivo e i
problemi li lasceremo agli altri. Ai tifosi dico di starci
vicino e di abbonarsi, perché è bello vedere l’Olimpico colorato
di giallorosso».
Poi si ferma, sorride agli elogi di Ljuba Lazic, madre di
Stankovic e corrispondente di un giornale serbo e chiude: «No,
non tornerò indietro».
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