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Wednesday November 12, 2008     


Totti: «Mai più azzurro, tiferò per l’Italia in tv»

Francesco TottiFrancesco Totti lascia la nazionale. La notizia, da alcuni giorni scontata, è stata data ieri alle 13,10 a Trigoria dallo stesso Totti, sereno ma polemico e niente affatto emozionato.
LA DECISIONE «La bella storia è finita, questa è la mia decisione. A determinarla sono stati motivi fisici e non tecnici. Ho valutato un anno intero su cosa fare, non volevo creare problemi al gruppo, ma la salute è più importante di tutto il resto. Me ne vado non perché il mio preparatore atletico Vito Scala non è più in nazionale, ma perché ho avuto troppi problemi a caviglia, ginocchia e schiena».
LA ROMANITÀ «Totti è romano, perciò è così criticato. Se avessi giocato in una squadra del nord non sarebbero state scritte brutte cose su di me. In tanti hanno lasciato la nazionale: Baggio, Maldini, Zidane, Beckham e non ho visto accanimento nei loro confronti. Sono fiero di essere romano e ora temo che saranno De Rossi e Aquilani a essere bombardati».
ILARY CONTRARIA «La decisione definitiva, difficile e sofferta, è arrivata solo un mese fa e non subito dopo Berlino, la mia partita più bella e indimenticabile. Ho voluto riflettere e Ilary era decisamente contraria, poi mi ha scritto un sms carinissimo che mi ha colpito. Ho informato prima Riva, poi Abete e tre giorni fa anche Donadoni. Con Spalletti non ne ho mai parlato, lo saprà ora».
RIVA FRATELLO MAGGIORE «Con Gigi Riva ho un rapporto particolare. Ci sentiamo spesso. È stato l’unico a metterci la faccia e a difendermi nei momenti per me difficili».
LIPPI «PAPÀ» «Quando il 19 febbraio 2006 mi sono fatto male contro l’Empoli, Lippi si è precipitato da me in clinica e mi ha detto: vedi di recuperare perché il mondiale ti aspetta e io ho bisogno di te. Come un padre».
DONADONI FREDDO «Ho sentito il ct al telefono, ha sempre rispettato le mie scelte e non ha mai interferito. Non ha insistito più di tanto, ha accettato e basta. Nulla sarebbe cambiato anche se fosse venuto da me».
ABETE PARAFULMINE «Gli ho parlato. Ora tocca a lui proteggermi, farmi da scudo visto che tutti mi spareranno contro».
BILANCIO AZZURRO «È positivo: un mondiale, un secondo posto europeo, un titolo continentale con l’Under 21. A chi dice che non sono stato determinante, non ribatto, ma so io quanto ho sofferto per recuperare in due mesi e mezzo. Sono sempre stato me stesso sia in nazionale sia nella Roma e nessuno osi dire che non sono attaccato alla maglia perché nessuno sa cosa voglia dire curarsi dal lunedì al venerdì, senza allenarsi, per poter giocare la domenica. 50-60 partite all’anno mi pesano perché per restare a certi livelli qualcosa devo pur lasciare. Il mio addio resterà nella storia del nostro calcio e susciterà polemiche: forse avrei dovuto prendermi un altro numero diverso dal 10, la maglia dei grandi giocatori».
PELLE D’OCA «Mi mancherà tanto l’inno italiano. Quando lo sentivo mi veniva la pelle d’oca perché rappresentavo l’Italia nel mondo. Mi mancherà l’azzurro e anche certi compagni. Partita d’addio all’Olimpico? Con la nazionale no, mi sembra eccessivo. La farò solo con la Roma quando smetterò. Tiferò per la nazionale in tv».
CANNAVARO STIA ZITTO «Fabio Cannavaro ha ironizzato sul mio ritiro? Poteva chiamarmi e dirmelo in faccia, io mi comporto così, sono trasparente. Abbiamo evidentemente due diversi modi di pensare».
ROMA CAPOCCIA «La Roma dei miei sogni è ancora molto distante. Io farei una Roma differente. Comunque il progetto va avanti, sono stati presi buoni giocatori ma ne serve un altro di qualità e di quantità. Personalmente continuerò a fare la punta, anche perché corro di meno. Non tornerò a fare la mezza punta. Così risolvo anche i problemi di Toni con Donadoni».
CHIVU RESTA «Spetta a lui l’ultima parola. Con Chivu siamo da scudetto; senza il romeno, con tutto il rispetto per Juan e Ferrari, no. Sarebbe una grave perdita, è impossibile trovare un sostituto bravo come lui».
FUTURO GIALLOROSSO «Spero che anche la prossima stagione sia avvincente fino in fondo. Abbiamo obiettivi importanti ed è bello alzare la coppa vinta. Il nostro gruppo è competitivo e i problemi li lasceremo agli altri. Ai tifosi dico di starci vicino e di abbonarsi, perché è bello vedere l’Olimpico colorato di giallorosso».
Poi si ferma, sorride agli elogi di Ljuba Lazic, madre di Stankovic e corrispondente di un giornale serbo e chiude: «No, non tornerò indietro».

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