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Wednesday November 12, 2008     

Alitalia, il piano di rilancio resta in stallo
Ieri il cda ha esaminato le linee guida per risollevare il vettore. La riunione aggiornata al 27 luglio
Le strategie definitive saranno messe nero su bianco solo a settembre. Si punta a lavorare di più sulle rotte interne



É stato un consiglio di amministrazione interlocutorio quello di ieri dell’Alitalia. L’appuntamento, fissato dopo la presa d’atto da parte del ministero dell’Economia del fallimento dell’asta per la privatizzazione, doveva servire all’organo di gestione presieduti da Berardino Libonati, ad analizzare le linee guida del piano industriale per il rilancio della compagnia a prescindere dalla presenza di un nuovo azionista. I consiglieri hanno discusso a lungo delle strategie presentate dal superdirettore Giancarlo Schisano ma alla fine non hanno concluso nulla. E la tattica è stata quella del rinvio. Così il cda si riunirà ancora tra una settimana, il 27 luglio, e ancora per valutare solo i principi di base di un piano strategico che andrà definito nei dettagli e che, secondo le indicazioni che trapelano, non potrà essere operativo prima della fine dell'estate. Sui contenuti è ancora aperto il confronto tra il management e l’azionista, il Tesoro. Ma i primo obiettivo sarebbe quello di razionalizzare il network delle rotte, a partire dalle intercontinentali, cancellando destinazioni poco redditizie, e aprendo nuove tratte che dovrebbero rendere di più. Va quindi messo in discussione il ruolo di Malpensa, per puntare su Fiumicino, e si apre così un terreno di confronto anche politico. Puntando anche a intensificare le frequenze sulle rotte interne, per l'azienda, con le mani legate dai conti in rosso sul fronte degli investimenti, ritoccare il network è il modo migliore per tagliare i costi e aumentare i ricavi (prime indiscrezioni ipotizzano un incremento di 100 milioni l'anno). Mentre con perdite che viaggiano a oltre 1,6 milioni al giorno non può essere messo in cantiere l'atteso rinnovo della flotta. Tutto per ora resta in stand-by. Intanto, il dossier privatizzazione è nelle mani del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. È passata la sua linea: lavorare, in silenzio, per individuare con quali modalità tentare nuovamente la cessione di una quota di controllo dal Tesoro ai privati. Il dossier è a via Venti Settembre. Non se ne è parlato al Consiglio dei Ministri. Ed è calato il silenzio tra ministri e politici: ieri non è arrivato quasi nessun commento. Padoa-Schioppa è stato chiaro: Alitalia va venduta, l'unica alternativa è il fallimento. La gara si è chiusa con un nulla di fatto, ma siamo ancora in una fase di «traghettamento» verso il passaggio del controllo a nuovi azionisti. Quanto alla possibile soluzione per cedere il controllo più che una trattativa diretta sembra profilarsi la scelta di un beauty contest: un confronto aperto a più candidati, con regole e principi certi per garantire trasparenza, ma con una griglia snella, molto più morbida rispetto alle condizioni previste per la gara fallita. Una sorta di secondo round con più flessibilità, con gli stessi concorrenti, ed ancora con Air One come candidato più agguerrito, ma anche con il probabile ingresso di nuovi sfidanti. A dispetto delle continue smentite, non si fermano i rumors sulla possibilità di una posizione di attesa vigile dei colossi Air France e Lufthansa. Cauti segnali di fiducia dal mercato: a Piazza Affari, dopo il forte calo dei giorni scorsi, il titolo è risalito fino a quota 0,763 euro, per poi chiudere a 0,752 (+0,62%) in una giornata di debolezza per il listino.     
( La Stampa )


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