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É stato un consiglio di amministrazione interlocutorio
quello di ieri dell’Alitalia. L’appuntamento, fissato
dopo la presa d’atto da parte del ministero
dell’Economia del fallimento dell’asta per la
privatizzazione, doveva servire all’organo di gestione
presieduti da Berardino Libonati, ad analizzare le linee
guida del piano industriale per il rilancio della
compagnia a prescindere dalla presenza di un nuovo
azionista. I consiglieri hanno discusso a lungo delle
strategie presentate dal superdirettore Giancarlo
Schisano ma alla fine non hanno concluso nulla. E la
tattica è stata quella del rinvio. Così il cda si
riunirà ancora tra una settimana, il 27 luglio, e ancora
per valutare solo i principi di base di un piano
strategico che andrà definito nei dettagli e che,
secondo le indicazioni che trapelano, non potrà essere
operativo prima della fine dell'estate. Sui contenuti è
ancora aperto il confronto tra il management e
l’azionista, il Tesoro. Ma i primo obiettivo sarebbe
quello di razionalizzare il network delle rotte, a
partire dalle intercontinentali, cancellando
destinazioni poco redditizie, e aprendo nuove tratte che
dovrebbero rendere di più. Va quindi messo in
discussione il ruolo di Malpensa, per puntare su
Fiumicino, e si apre così un terreno di confronto anche
politico. Puntando anche a intensificare le frequenze
sulle rotte interne, per l'azienda, con le mani legate
dai conti in rosso sul fronte degli investimenti,
ritoccare il network è il modo migliore per tagliare i
costi e aumentare i ricavi (prime indiscrezioni
ipotizzano un incremento di 100 milioni l'anno). Mentre
con perdite che viaggiano a oltre 1,6 milioni al giorno
non può essere messo in cantiere l'atteso rinnovo della
flotta. Tutto per ora resta in stand-by. Intanto, il
dossier privatizzazione è nelle mani del ministro
dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. È passata la sua
linea: lavorare, in silenzio, per individuare con quali
modalità tentare nuovamente la cessione di una quota di
controllo dal Tesoro ai privati. Il dossier è a via
Venti Settembre. Non se ne è parlato al Consiglio dei
Ministri. Ed è calato il silenzio tra ministri e
politici: ieri non è arrivato quasi nessun commento.
Padoa-Schioppa è stato chiaro: Alitalia va venduta,
l'unica alternativa è il fallimento. La gara si è chiusa
con un nulla di fatto, ma siamo ancora in una fase di «traghettamento»
verso il passaggio del controllo a nuovi azionisti.
Quanto alla possibile soluzione per cedere il controllo
più che una trattativa diretta sembra profilarsi la
scelta di un beauty contest: un confronto aperto a più
candidati, con regole e principi certi per garantire
trasparenza, ma con una griglia snella, molto più
morbida rispetto alle condizioni previste per la gara
fallita. Una sorta di secondo round con più flessibilità,
con gli stessi concorrenti, ed ancora con Air One come
candidato più agguerrito, ma anche con il probabile
ingresso di nuovi sfidanti. A dispetto delle continue
smentite, non si fermano i rumors sulla possibilità di
una posizione di attesa vigile dei colossi Air France e
Lufthansa. Cauti segnali di fiducia dal mercato: a
Piazza Affari, dopo il forte calo dei giorni scorsi, il
titolo è risalito fino a quota 0,763 euro, per poi
chiudere a 0,752 (+0,62%) in una giornata di debolezza
per il listino.
( La Stampa )
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