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Caso Welby:
assolto il medico Mario Riccio
Autore: Europasera.it
Il
giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma Zaira
Secchi ha assolto il medico Mario Riccio dall'accusa di omicidio
del consenziente: il malato terminale ha diritto a rifiutare le
cure, mentre il medico non è punibile se assiste il malato nel
rifiuto, in quanto la sua opera rientra nell'adempimento di un
dovere. E' questo il principio che emerge dalla sentenza
Non luogo a procedere dunque per Mario Riccio, il medico che
aveva staccato la "spina" a Piergiorgio Welby, dopo che questi,
allettato da molti anni, aveva rivolto un appello al presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano invocando il diritto di
morire. Il fatto non costituisce reato, in quanto era un diritto
di Welby richiedere l'interruzione della ventilazione che lo
teneva in vita, mentre dal punto di vista del medico, si è in
presenza di una scriminante, di un fatto cioè che esclude la
colpevolezza, in quanto l'assistenza prestata al paziente è
stata effettuata in adempimento di un dovere.
Il legale di Riccio, l'avvocato Rossodivita, ha commentato così
la decisione del giudice romano: "La sentenza con la quale oggi
il GUP di Roma dr.ssa Zaira Secchi ha pronunciato il non luogo a
procedere nei confrotni del dr. Mario Riccio è una sentenza
davvero molto importante.
Il portato della decisone, già per quanto chiarito nel
dispositivo, è sostanzialmente che il malato, capace di
intendere e volere e debitamente informato, ha sempre il diritto
di rifiutare qualsiasi terapia, anche salvavita; per il medico,
correlativamente, dar seguito alla richiesta del malato è un
dovere imposto da norme giuridiche, segnatamente e
prioritariamente, dagli artt. 13 e 32, comma 2, Costituzione.
E' una semplice questione di diritto positivo che chiarisce che
solo al malato compete la decisione, non ad altri, non a terzi,
non ai medici, non ai famigliari, nè a preti o giudici; è il
malato il sovrano dei propri interessi.
E' importante che questa sentenza sia divulgata e conosciuta, è
importante che i malati sappiano e sappiano pretendere
l'applicazione dei loro diritti e che i medici sappiano quali
sono i contorni dei propri doveri, anche deontologici".
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