Baghdad, 25 lug. - Il secondo round di consultazioni fra
Iran e Stati Uniti sulla sicurezza in Iraq si è concluso
ieri con un nulla di fatto o quasi, lasciando ancora aperte
tutte le questioni di attrito fra i due arci-nemici. L’unico
risultato palpabile è stato l’accordo per l’istituzione di
una sotto-commissione che si occupi di
riportare la stabilità in Iraq. Il suo compito sarà quello
di “affrontare ad un livello tecnico o di esperti alcune
questioni legate alla sicurezza, siano esse il supporto alle
milizie armate, al-Qaeda o la sicurezza dei confini” ha
affermato l’ambasciatore americano Ryan Crocker al termine
delle 7 ore di colloqui con la sua controparte iraniana,
Hassan Kazemi Qomi. Il ministro degli esteri iracheno,
Hoshyar Zebari, anche lui presente come delegato di Baghdad,
ha annunciato che già oggi gli esperti si riuniranno per
stabilire la struttura e i meccanismi attraverso cui la
commissione dovrà operare.
Ma al di là di questo timido risultato, i colloqui di
ieri sono stati segnati soprattutto dalle accuse
reciproche fra Washington e Tehran, che, secondo un
funzionario iracheno presente all’incontro e rimasto anonimo,
avrebbero assunto a tratti toni violenti.
Crocker ha di nuovo accusato l’Iran di sostenere
le milizie sciite in Iraq - responsabili fra
l’altro dell’uccisione di soldati americani - fornendogli
armi e addestramento. L’ambasciatore ha aggiunto che negli
ultimi due mesi, dopo l’incontro di maggio fra i delegati
delle due nazioni (il primo dopo 27 anni di interruzione dei
rapporti diplomatici), Tehran avrebbe addirittura aumentato
il proprio appoggio alla guerriglia sciita ed ha citato
confessioni di testimoni e armi ritrovate in Iraq come
prove del coinvolgimento iraniano. “Abbiamo
detto chiaramente agli Iraniani che sappiamo cosa stanno
facendo e che sta loro decidere cosa fare a riguardo”, ha
riferito Crocker, ammonendo che non saranno possibili
progressi finché l’Iran non cambierà il proprio
comportamento sul campo.
Da parte sua Qomi ha risposto che l’Iran sta facendo di
tutto per aiutare l’Iraq ad affrontare i problemi legati
alla sicurezza, ma che il paese è vittima del terrorismo e “delle
forze straniere” nel proprio territorio. Ha inoltre chiesto
il rilascio dei 5 iraniani detenuti dalle
forze americane in Iraq e ritenuti da queste membri delle
Quds Force (il gruppo paramilitare accusato di sostenere i
miliziani sciiti); Tehran sostiene si tratti solamente di
personale diplomatico.
Per il portavoce del ministro degli esteri iraniano,
Mohammed Ali Hosseini, le accuse di Washington “sono senza
fondamento e non aiutano l’atmosfera delle negoziazioni.
Queste dichiarazioni mirano a ingannare la pubblica
opinione, che è turbata dalla politica militare
degli stati Uniti. Gli americani farebbero meglio a trovare
il modo di uscire dalla crisi irachena”.
Già durante i colloqui dello scorso maggio i diplomatici
statunitensi ed iraniani si erano scontrati sulle stesse
questioni, ma allora gli accenti erano stati più morbidi,
tanto che entrambe le parti avevano definito i colloqui “positivi”.
Al termine delle consultazioni di ieri quel clima sembrava
già svanito: per Crocker la maggior parte dei colloqui
non è stata “terribilmente rilevante” e i “risultati
concreti potevano essere concentrati in una discussione di
pochi minuti”.
Fonte: La Voce d'Italia