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Wednesday November 12, 2008     

Colloqui Usa–Iran, attriti sulla sicurezza in Iraq

Istituita una commissione per riportare stabilità al paese

Baghdad, 25 lug. - Il secondo round di consultazioni fra Iran e Stati Uniti sulla sicurezza in Iraq si è concluso ieri con un nulla di fatto o quasi, lasciando ancora aperte tutte le questioni di attrito fra i due arci-nemici. L’unico risultato palpabile è stato l’accordo per l’istituzione di una sotto-commissione che si occupi di riportare la stabilità in Iraq. Il suo compito sarà quello di “affrontare ad un livello tecnico o di esperti alcune questioni legate alla sicurezza, siano esse il supporto alle milizie armate, al-Qaeda o la sicurezza dei confini” ha affermato l’ambasciatore americano Ryan Crocker al termine delle 7 ore di colloqui con la sua controparte iraniana, Hassan Kazemi Qomi. Il ministro degli esteri iracheno, Hoshyar Zebari, anche lui presente come delegato di Baghdad, ha annunciato che già oggi gli esperti si riuniranno per stabilire la struttura e i meccanismi attraverso cui la commissione dovrà operare.

Ma al di là di questo timido risultato, i colloqui di ieri sono stati segnati soprattutto dalle accuse reciproche fra Washington e Tehran, che, secondo un funzionario iracheno presente all’incontro e rimasto anonimo, avrebbero assunto a tratti toni violenti.

Crocker ha di nuovo accusato l’Iran di sostenere le milizie sciite in Iraq - responsabili fra l’altro dell’uccisione di soldati americani - fornendogli armi e addestramento. L’ambasciatore ha aggiunto che negli ultimi due mesi, dopo l’incontro di maggio fra i delegati delle due nazioni (il primo dopo 27 anni di interruzione dei rapporti diplomatici), Tehran avrebbe addirittura aumentato il proprio appoggio alla guerriglia sciita ed ha citato confessioni di testimoni e armi ritrovate in Iraq come prove del coinvolgimento iraniano. “Abbiamo detto chiaramente agli Iraniani che sappiamo cosa stanno facendo e che sta loro decidere cosa fare a riguardo”, ha riferito Crocker, ammonendo che non saranno possibili progressi  finché l’Iran non cambierà il proprio comportamento sul campo.

Da parte sua Qomi ha risposto che l’Iran sta facendo di tutto per aiutare l’Iraq ad affrontare i problemi legati alla sicurezza, ma che il paese è vittima del terrorismo e “delle forze straniere” nel proprio territorio. Ha inoltre chiesto il rilascio dei 5 iraniani detenuti dalle forze americane in Iraq e ritenuti da queste membri delle Quds Force (il gruppo paramilitare accusato di sostenere i miliziani sciiti); Tehran sostiene si tratti solamente di personale diplomatico.
Per il portavoce del ministro degli esteri iraniano, Mohammed Ali Hosseini, le accuse di Washington “sono senza fondamento e non aiutano l’atmosfera delle negoziazioni. Queste dichiarazioni mirano a ingannare la pubblica opinione, che è turbata dalla politica militare degli stati Uniti. Gli americani farebbero meglio a trovare il modo di uscire dalla crisi irachena”. 

Già durante i colloqui dello scorso maggio i diplomatici statunitensi ed iraniani si erano scontrati sulle stesse questioni, ma allora gli accenti erano stati più morbidi, tanto che entrambe le parti avevano definito i colloqui “positivi”. Al termine delle consultazioni di ieri quel clima sembrava già svanito: per Crocker la maggior parte dei colloqui non è stata “terribilmente rilevante” e i “risultati concreti potevano essere concentrati in una discussione di pochi minuti”.

 

Fonte: La Voce d'Italia

 


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