| Parmalat, a
giudizio Tanzi e Geronzi. Prosciolti 10 |
Fonte: Reuters.it
PARMA (Reuters) - Il gup di Parma Domenico Truppa,
nell'ultimo atto delle tre udienze preliminari sul crack di
Parmalat, ha rinviato a giudizio oggi l'ex patron del gruppo
Calisto Tanzi, il presidente di Capitalia e del consiglio di
sorveglianza di Mediobanca Cesare Geronzi e altre 54 persone.
Lo hanno riferito fonti giudiziarie e legali, aggiungendo che
il giudice -- nell'incrocio fra le tre diverse udienze, quella
principale sul fallimento del gruppo per associazione a
delinquere e bancarotta fraudolenta, quella sulla bancarotta
Parmatour e quella sul caso Ciappazzi -- ha inoltre prosciolto
10 persone, ha ratificato 16 patteggiamenti e ha emesso in rito
abbreviato cinque condanne e una assoluzione.
Si aprirà così il 14 marzo 2008 al Tribunale di Parma, quello
che potrebbe essere riunito in un mega processo -- al momento il
fascicolo è composto da tre milioni e mezzo di pagine -- che
fonti giudiziarie ipotizzano possa durare almeno due o tre anni,
solo in primo grado.
Nel frattempo però, nell'ambito di tre delle condanne emesse
in rito abbreviato, il giudice ha riconosciuto alla decine di
migliaia di risparmiatori rimasti travolti dal crack in cui
Parmalat precipitò con un buco da oltre 14 miliardi di euro a
fine 2003, una provvisionale immediatamente esecutiva pari al
10% del patrimonio investito dai risparmiatori, cifra che
l'avvocato Carlo Federico Grosso, che ne rappresenta circa
32.000, quantifica in 40 milioni di euro.
La provvisionale immediatamente esecutiva è un pagamento che
viene deciso in sede penale -- efficace da subito - a favore di
chi subisce un danno. E' uno strumento indipendente dal
risarcimento vero e proprio che viene quantificato in separata
sede con un altro procedimento.
GERONZI A PROCESSO E LA REAZIONE DI CAPITALIA
Fra i 56 rinviati a giudizio, il nome sotto i riflettori è
quello di Cesare Geronzi -- l'unico ancora saldamente in sella
ai vertici della finanza italiana.
Geronzi sarà processato per concorso in bancarotta e usura
insieme ad altri sette dirigenti ed ex dirigenti di Capitalia --
fra i quali in una posizione più defilata l'ex ad Matteo Arpe (dovrà
rispondere solo di condotta omissiva nel concorso in bancarotta)
-- nel capitolo Ciappazzi, cioè la vicenda dell'azienda di acque
minerali "decotta" che, secondo l'accusa, Tanzi sarebbe stato
costretto a comprare dal gruppo Ciarrapico per non perdere il
flusso di finanziamenti da Capitalia.
Geronzi ha sempre respinto le accuse e i suoi legali, in una
nota inviata da Capitalia, hanno definito "sorprendente" il suo
rinvio a giudizio e quello degli altri sette dirigenti, dicendo
che la banca romana "è stata oggetto di una truffa" e
concludendo che "non c'è alcuna prova del coinvolgimento [di
Geronzi] nelle operazioni che gli vengono contestate".
GLI ALTRI RINVII, I PATTEGGIAMENTI E LE SENTENZE IN
ABBREVIATO
Fra gli altri rinvii a giudizio, spiccano i nomi dell'ex ad
di Bpi Gianpiero Fiorani per il fallimento Parmatour, del
fratello di Tanzi e dell'ex direttore finanziario Fausto Tonna.
Fra i 16 patteggiamenti, ci sono quelli dell'ex tesoriere del
gruppo Franco Gorreri a 4 anni e 10 mesi di reclusione e quello
della nipote di Tanzi, Paola Visconti, a 3 anni e 9 mesi.
Il gup Truppa ha condannato in abbreviato l'ex revisore di
Grant Thornton Italia Maurizio Bianchi a 9 anni di reclusione,
l'ex direttore finanziario Luciano Del Soldato a 7 anni,
l'avvocato d'affari e inventore del fondo Epicurum Giampaolo
Zini a 7 anni e 10 mesi. Questi tre dovranno pagare il 10% del
capitale investito ai risparmiatori e 500.000 euro a Parmalat, e
sono stati anche condannati all'interdizione perpetua dai
pubblici uffici.
Il giudice, sempre in abbreviato, ha poi condannato l'ex ad
del Parma Calcio Luca Baraldi a 3 anni di reclusione, 250.000
euro a Parmalat, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 10
dalle cariche societarie, ha inflitto un anno e otto mesi e
Alfredo Poldi Allay Pattarino, e ha infine assolto Daniela
Ambanelli per Parmatour.
Fra i 10 prosciolti, il nome più noto è quello di Carlo Zini,
ex numero uno di Monte dei Paschi di Siena, per la vicenda
relativa alla quotazione in borsa di Parmalat.
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