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Wednesday November 12, 2008         

Bush: "Al Qaeda in Iraq è legata a Bin Laden"

26 Luglio, 2007
I Democratici:"Il Presidente cerca solo una giustificazione per continuare la guerra"
Washington, 26 lug.- Il gruppo di Al Qaeda in Iraq è lo stesso che ha organizzato gli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti. Ad affermarlo è il presidente Usa George W. Bush, in un discorso tenuto martedì alla base dell’aviazione militare di Charleston, nel South Carolina. La scelta del luogo dove tenere il suo discorso non è stata casuale. La stessa città, infatti, ha ospitato lunedì il dibattito presidenziale dei Democratici, trasmesso anche in televisione in tutto il paese, nel quale si è parlato delle strategie di ritiro dall’Iraq. In un momento in cui la missione irachena viene frequentemente messa in discussione sia al Congresso che nei sondaggi, Bush vuole quindi sottolineare che, adesso, un ritiro dall’Iraq sarebbe impensabile ed esporrebbe gli Stati Uniti al rischio di nuovi attacchi in patria. Secondo i piani del Pentagono, svelati nei giorni scorsi dal New York Times, il ritiro dall’Iraq sarebbe infatti da escludere prima del giugno 2009.

“Il fatto è che i terroristi di Al Qaeda hanno ucciso degli americani l’11 settembre, stanno combattendo contro di noi in Iraq e nel mondo, e stanno tramando di uccidere ancora degli americani in patria” , ha spiegato. Pensare che non si tratti della stessa minaccia, ha sottolineato il presidente statunitense, è “come vedere un uomo che entra in una banca con una maschera e un fucile e dire che probabilmente è lì solo per incassare un assegno”.

Nel suo discorso a Charleston, Bush ha citato nuovi rapporti dell’intelligence statunitense, anche se sia la Casa Bianca che gli ufficiali dei servizi segreti si sono rifiutati di fornire ulteriori informazioni sui rapporti citati dal presidente. Le nuove informazioni spiegherebbero, secondo Bush, che il ramo iracheno di Al Qaeda è guidato da stranieri che hanno giurato fedeltà a Bin Laden, come Abu Musab al-Zarqawi, il giordano ucciso il 7 giugno 2006 in un’azione congiunta dell’esercito statunitense e di quello giordano. Sebbene non fosse inizialmente membro dell’organizzazione, al-Zarqawi avrebbe avuto rapporti di lunga durata con i capi di Al Qaeda. L’alleanza tra lui e Bin Laden risalirebbe al 2004, quando il giordano promise al leader di Al Qaeda di seguire i suoi ordini nella jihad, in cambio dell’ordine ai guerriglieri iracheni di ubbidirgli. Il presidente Usa ha citato anche stralci dell’interrogatorio di un terrorista arrestato recentemente, spiegando che negli ultimi tempi Al Qaeda ha fatto di tutto,  inventandosi anche personaggi fittizi, pu di far credere di essere un gruppo completamente iracheno, anche se così non è.

Non si è fatta attendere la replica dei Democratici, che accusano Bush di ingigantire questi collegamenti per giustificare la continuazione della presenza Usa in Iraq. Il senatore repubblicano Harry Reid ha sottolineato che Bush sta cercando di “giustificare le affermazioni che tempo fa è stato dimostrato fossero ingannevoli”. Secondo il senatore, il gruppo iracheno, Al Qaeda in Mesopotamia, è un gruppo estremista composto da arabi sunniti e nato in Iraq, di cui farebbero parte alcuni membri stranieri che hanno chiesto una morbida affiliazione alla rete di Bin Laden, sebbene i legami precisi siano poco chiari. Reid ha sottolineato che il gruppo iracheno non esisteva prima dell’invasione statunitense dell’Iraq del 2003, e Bush non ha smentito questa affermazione.

Intanto a Bagdad il Fronte Iracheno della Concordia, il più vasto blocco parlamentare arabo-sunnita, ha sospeso la sua partecipazione al governo del primo ministro Nuri al-Maliki, dando un duro colpo al tentativo di riconciliazione nazionale voluto dai leader sciiti. I sunniti hanno dato ad al-Maliki una settimana di tempo per accogliere le loro richieste; scaduto questo periodo i suoi membri lasceranno il governo. Il Fronte, che conta cinque ministri nel governo e 44 seggi in parlamento (su 275 totali), chiede l’amnistia per la detenzione di sicurezza senza l’accusa di specifici crimini e un fermo impegno del governo per i diritti umani e lo smantellamento delle milizie.

Simone Storti - La Voce D'Italia


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