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Bush: "Al Qaeda in Iraq è legata a Bin Laden"
26 Luglio, 2007
I Democratici:"Il Presidente cerca solo una giustificazione
per continuare la guerra"
Washington, 26 lug.- Il gruppo di Al
Qaeda in Iraq è lo stesso che ha organizzato gli attentati
dell’11 settembre negli Stati Uniti. Ad affermarlo è il
presidente Usa George W. Bush, in un discorso tenuto martedì
alla base dell’aviazione militare di Charleston, nel South
Carolina. La scelta del luogo dove tenere il suo discorso
non è stata casuale. La stessa città, infatti, ha ospitato
lunedì il dibattito presidenziale dei Democratici, trasmesso
anche in televisione in tutto il paese, nel quale si è
parlato delle strategie di ritiro dall’Iraq. In un momento
in cui la missione irachena viene frequentemente messa in
discussione sia al Congresso che nei sondaggi, Bush vuole
quindi sottolineare che, adesso, un ritiro dall’Iraq sarebbe
impensabile ed esporrebbe gli Stati Uniti al rischio di
nuovi attacchi in patria. Secondo i piani del Pentagono,
svelati nei giorni scorsi dal New York Times, il ritiro
dall’Iraq sarebbe infatti da escludere prima del giugno
2009.
“Il fatto è che i terroristi di Al Qaeda hanno ucciso
degli americani l’11 settembre, stanno combattendo contro di
noi in Iraq e nel mondo, e stanno tramando di uccidere
ancora degli americani in patria” , ha spiegato. Pensare
che non si tratti della stessa minaccia, ha sottolineato il
presidente statunitense, è “come vedere un uomo che entra in
una banca con una maschera e un fucile e dire che
probabilmente è lì solo per incassare un assegno”.
Nel suo discorso a Charleston, Bush ha citato nuovi
rapporti dell’intelligence statunitense, anche se sia la
Casa Bianca che gli ufficiali dei servizi segreti si sono
rifiutati di fornire ulteriori informazioni sui rapporti
citati dal presidente. Le nuove informazioni spiegherebbero,
secondo Bush, che il ramo iracheno di Al Qaeda è guidato da
stranieri che hanno giurato fedeltà a Bin Laden, come Abu
Musab al-Zarqawi, il giordano ucciso il 7 giugno 2006 in
un’azione congiunta dell’esercito statunitense e di quello
giordano. Sebbene non fosse inizialmente membro
dell’organizzazione, al-Zarqawi avrebbe avuto rapporti di
lunga durata con i capi di Al Qaeda. L’alleanza tra lui
e Bin Laden risalirebbe al 2004, quando il giordano promise
al leader di Al Qaeda di seguire i suoi ordini nella jihad,
in cambio dell’ordine ai guerriglieri iracheni di ubbidirgli.
Il presidente Usa ha citato anche stralci
dell’interrogatorio di un terrorista arrestato recentemente,
spiegando che negli ultimi tempi Al Qaeda ha fatto di tutto,
inventandosi anche personaggi fittizi, pu di far credere di
essere un gruppo completamente iracheno, anche se così non
è.
Non si è fatta attendere la replica dei Democratici, che
accusano Bush di ingigantire questi collegamenti per
giustificare la continuazione della presenza Usa in Iraq. Il
senatore repubblicano Harry Reid ha sottolineato che Bush
sta cercando di “giustificare le affermazioni che tempo fa è
stato dimostrato fossero ingannevoli”. Secondo il senatore,
il gruppo iracheno, Al Qaeda in Mesopotamia, è un gruppo
estremista composto da arabi sunniti e nato in Iraq, di cui
farebbero parte alcuni membri stranieri che hanno chiesto
una morbida affiliazione alla rete di Bin Laden, sebbene i
legami precisi siano poco chiari. Reid ha sottolineato che
il gruppo iracheno non esisteva prima dell’invasione
statunitense dell’Iraq del 2003, e Bush non ha smentito
questa affermazione.
Intanto a Bagdad il Fronte Iracheno della Concordia, il
più vasto blocco parlamentare arabo-sunnita, ha sospeso
la sua partecipazione al governo del primo ministro Nuri
al-Maliki, dando un duro colpo al tentativo di
riconciliazione nazionale voluto dai leader sciiti. I
sunniti hanno dato ad al-Maliki una settimana di tempo per
accogliere le loro richieste; scaduto questo periodo i suoi
membri lasceranno il governo. Il Fronte, che conta cinque
ministri nel governo e 44 seggi in parlamento (su 275 totali),
chiede l’amnistia per la detenzione di sicurezza senza
l’accusa di specifici crimini e un fermo impegno del governo
per i diritti umani e lo smantellamento delle milizie.
Simone Storti
- La Voce D'Italia
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