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Wednesday November 12, 2008         

U.S.A.. Analisi politica. I“fattore Katrina” nelle presidenziali del 2008

 

Questa volta il grande uragano potrebbe colpire in politica

HOUSTON, (TEXAS).– Sbaglierebbe certamente in modo grossolano chi dovesse ritenere che la partita delle presidenziali si giocherà tutta intorno al problema della guerra in Iraq. Il conflitto nella terra fra il Tigri e l’Eufrate è certamente uno degli elementi più importanti per la valutazione dei concorrenti alla gara per la presidenza, ma non è certamente l’unico.

Durante le elezioni ormai prossime per la Casa Bianca, negli Stati del Golfo del Messico, in Louisiana come nel Mississippi ma anche nel Texas e nel resto del paese i candidati dei due schieramenti saranno giudicati specialmente in base all’attenzione che dedicheranno all’estensione dell’assistenza medica, alla previdenza ed all’ambiente, e l’interesse che essi mostreranno verso i problemi creati da Katrina potrebbe rivelarsi per loro un elemento decisivo al fine d’ottenere il favore popolare.

Le ultime indagini demoscopiche eseguite sul territorio evidenziano con sufficiente chiarezza come più del settantadue per cento degli Americani ritiene che il loro paese versi in una situazione di grave crisi al punto d’auspicare una riesame della legislazione riguardante i rapporti tra i vari stati della federazione.

In modo particolare, pero’, nella Louisiana e negli altri stati devastati nell’agosto del 2005 dalla furia micidiale dell’uragano Katrina si ritiene che il giudizio dato alle forze politiche a proposito dei provvedimenti approntati per far fronte alla grande emergenza che seguì all’arrivo di quel mostruoso uragano farà sentire il suo peso nel corso delle presidenziali del 2008.

Molti in quest’area martoriata, dove sono ancora in corso lavori di ricostruzione, ritengono che Katrina con la sua mano potente continuerà a guidare anche all’interno delle sezioni di voto il destino dei votanti i quali non hanno ancora dimenticato del tutto l’impreparazione imbarazzante che s’evidenzio’ negli organismi preposti a gestire la crisi. Come si ricorderà, tale difficoltà organizzativa fu ripresa in diretta dai vari network televisivi e mostrata a milioni di telespettatori ed, ad un certo punto, si dovettero fare precipitose sostituzioni ai vertici della FEMA che è l’agenzia americana preposto alla gestione delle emergenze e delle calamità naturali. Non valse a nulla il rimbalzo delle responsabilità che si verificò fin dalle prime ore della crisi ed ora si ritiene che neppure l’altra grande tragedia dell’attacco terroristico alle torri gemelle di New York possa rivelarsi altrettanto influente dal punto di vista elettorale.

Le risposte che i ricercatori e gli studiosi ricevono dalla gente della strada nelle zone che furono sconvolte dall’uragano fanno intravedere, dunque, l’esistenza di un pericolo chiaro e presente per i politici in corsa per la presidenza che definirei proprio come il “Fattore Katrina”. Di questa strana incognita si dovrà dunque tener conto anche perché essa scaturisce dalla delusione di chi s’attendeva che i rimedi approntati, tanto dalle amministrazioni locali che da quella federale fossero validi ed atti a porre un riparo efficace alle conseguenze tragiche del violentissimo uragano che interessò milioni d’Americani lasciandosi alle spalle 1836 morti e distruzioni vastissime per un costo di oltre 81 miliardi di dollari.

Al fine di valutare l’eventuale impatto di questo  “Fattore Katrina” c’e’ da tenere presente che l’area dove si continua a ricordare ancora il dopo-uragano è ben più vasta di quella di New Orleans, Waveland, Bay St. Louis, Pass Christian, Long Beach, Biloxi, Pascagoula, e di molte altre che furono colpite direttamente. Essa s’estende, infatti, a tutti gli altri stati circonvicini come il Texas dove il grande numero di gente che fuggiva per mettersi al sicuro trovò poi rifugio finendo persino in molti casi per non far mai più ritorno e causando a sua volta una reazione a catena di problemi di carattere specialmente assistenziale ed occupazionale.

In tutte queste aree il silenzio tanto dei candidati repubblicani che di quelli democratici sarebbe un silenzio molto fragoroso e che non passerebbe certamente inosservato e senza conseguenze.

Evitare d’affrontare questa tematica scottante sarebbe interpretato probabilmente come una reticenza imbarazzante che non riuscirebbe a coprire affatto il ricordo ancora vivo dell’inefficienze che si verificarono nel corso del dopo-Katrina. Queste inefficienze furono persino criticate apertamente da alcuni giornalisti televisivi di network conservatori come FOX NEWS ed i commenti che essi diedero in diretta suscitarono veramente molto scalpore giocando probabilmente un ruolo importante nella stessa rimozione da parte del Presidente Bush di Michael Brown dalla direzione della FEMA.

I candidati alle presidenziali del 2008 saranno vagliati certamente, dunque, per il loro interesse a questi problemi e per l’abilità che mostreranno nel fornire soluzioni capaci di risolvere le difficoltà attuali e pressanti dei numerosissimi profughi la cui vita fu sconvolta da questa calamita di proporzioni gigantesche.

Alla luce di queste considerazioni è probabile attendersi che negli stati del golfo il vero uragano debba ancora arrivare e che sia quello di tipo elettorale. Se ciò si verificasse, si dovrebbe constatare con stupore che non solo l’influenza della terribile Katrina sulla vita degli Americani è ben lungi dall’essere terminata per sempre ma che essa condiziona effettivamente, ancora dopo tre anni, le importantissime scelte politiche degli sfortunati abitanti di questa estesa regione a sud est degli Stati Uniti.

di Ro Pucci/Le Notizie USA


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