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U.S.A..
Analisi politica. I“fattore
Katrina” nelle presidenziali del 2008
Questa volta il
grande uragano potrebbe colpire in politica
HOUSTON,
(TEXAS).– Sbaglierebbe certamente in modo grossolano
chi dovesse ritenere che la partita delle
presidenziali si giocherà tutta intorno al problema
della guerra in Iraq. Il conflitto nella terra fra
il Tigri e l’Eufrate è certamente uno degli elementi
più importanti per la valutazione dei concorrenti
alla gara per la presidenza, ma non è certamente
l’unico.
Durante le elezioni ormai prossime
per la Casa Bianca, negli Stati del Golfo del
Messico, in Louisiana come nel Mississippi ma anche
nel Texas e nel resto del paese i candidati dei due
schieramenti saranno giudicati specialmente in base
all’attenzione che dedicheranno all’estensione
dell’assistenza medica, alla previdenza ed
all’ambiente, e l’interesse che essi mostreranno
verso i problemi creati da Katrina potrebbe
rivelarsi per loro un elemento decisivo al fine
d’ottenere il favore popolare.
Le ultime indagini demoscopiche
eseguite sul territorio evidenziano con sufficiente
chiarezza come più del settantadue per cento degli
Americani ritiene che il loro paese versi in una
situazione di grave crisi al punto d’auspicare una
riesame della legislazione riguardante i rapporti
tra i vari stati della federazione.
In modo particolare, pero’, nella
Louisiana e negli altri stati devastati nell’agosto
del 2005 dalla furia micidiale dell’uragano Katrina
si ritiene che il giudizio dato alle forze politiche
a proposito dei provvedimenti approntati per far
fronte alla grande emergenza che seguì all’arrivo di
quel mostruoso uragano farà sentire il suo peso nel
corso delle presidenziali del 2008.
Molti in quest’area martoriata, dove
sono ancora in corso lavori di ricostruzione,
ritengono che Katrina con la sua mano potente
continuerà a guidare anche all’interno delle sezioni
di voto il destino dei votanti i quali non hanno
ancora dimenticato del tutto l’impreparazione
imbarazzante che s’evidenzio’ negli organismi
preposti a gestire la crisi. Come si ricorderà, tale
difficoltà organizzativa fu ripresa in diretta dai
vari network televisivi e mostrata a milioni di
telespettatori ed, ad un certo punto, si dovettero
fare precipitose sostituzioni ai vertici della FEMA
che è l’agenzia americana preposto alla gestione
delle emergenze e delle calamità naturali. Non valse
a nulla il rimbalzo delle responsabilità che si
verificò fin dalle prime ore della crisi ed ora si
ritiene che neppure l’altra grande tragedia
dell’attacco terroristico alle torri gemelle di New
York possa rivelarsi altrettanto influente dal punto
di vista elettorale.
Le risposte che i ricercatori e gli
studiosi ricevono dalla gente della strada nelle
zone che furono sconvolte dall’uragano fanno
intravedere, dunque, l’esistenza di un pericolo
chiaro e presente per i politici in corsa per la
presidenza che definirei proprio come il “Fattore
Katrina”. Di questa strana incognita si dovrà dunque
tener conto anche perché essa scaturisce dalla
delusione di chi s’attendeva che i rimedi
approntati, tanto dalle amministrazioni locali che
da quella federale fossero validi ed atti a porre un
riparo efficace alle conseguenze tragiche del
violentissimo uragano che interessò milioni
d’Americani lasciandosi alle spalle 1836 morti e
distruzioni vastissime per un costo di oltre 81
miliardi di dollari.
Al fine di valutare l’eventuale
impatto di questo “Fattore Katrina” c’e’ da
tenere presente che l’area dove si continua a
ricordare ancora il dopo-uragano è ben più vasta di
quella di New Orleans, Waveland, Bay St. Louis, Pass
Christian, Long Beach, Biloxi, Pascagoula, e di
molte altre che furono colpite direttamente. Essa
s’estende, infatti, a tutti gli altri stati
circonvicini come il Texas dove il grande numero di
gente che fuggiva per mettersi al sicuro trovò poi
rifugio finendo persino in molti casi per non far
mai più ritorno e causando a sua volta una reazione
a catena di problemi di carattere specialmente
assistenziale ed occupazionale.
In tutte queste aree
il silenzio tanto dei candidati repubblicani che di
quelli democratici sarebbe un silenzio molto
fragoroso e che non passerebbe certamente
inosservato e senza conseguenze.
Evitare d’affrontare questa tematica
scottante sarebbe interpretato probabilmente come
una reticenza imbarazzante che non riuscirebbe a
coprire affatto il ricordo ancora vivo
dell’inefficienze che si verificarono nel corso del
dopo-Katrina. Queste inefficienze furono persino
criticate apertamente da alcuni giornalisti
televisivi di network conservatori come FOX NEWS ed
i commenti che essi diedero in diretta suscitarono
veramente molto scalpore giocando probabilmente un
ruolo importante nella stessa rimozione da parte del
Presidente Bush di Michael Brown dalla direzione
della FEMA.
I candidati alle
presidenziali del 2008 saranno vagliati certamente,
dunque, per il loro interesse a questi problemi e
per l’abilità che mostreranno nel fornire soluzioni
capaci di risolvere le difficoltà attuali e
pressanti dei numerosissimi profughi la cui vita fu
sconvolta da questa calamita di proporzioni
gigantesche.
Alla luce di queste considerazioni è
probabile attendersi che negli stati del golfo il
vero uragano debba ancora arrivare e che sia quello
di tipo elettorale. Se ciò si verificasse, si
dovrebbe constatare con stupore che non solo
l’influenza della terribile Katrina sulla vita degli
Americani è ben lungi dall’essere terminata per
sempre ma che essa condiziona effettivamente, ancora
dopo tre anni, le importantissime scelte politiche
degli sfortunati abitanti di questa estesa regione a
sud est degli Stati Uniti.
di Ro Pucci/Le Notizie USA
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