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Wednesday November 12, 2008         

IL COMMENTO
Il problema principale dell'Italia

di Dom Serafini

L'Italia é fondalmentalmente ricca, ma ció non significa nulla, semplicemente perché gli italiani non possono godersi una vita tranquilla e serena. In Italia infatti non c'é sicurezza e quindi si é persa la tranquillitá.
Gli italiani non sono tranquilli a casa loro (2 milioni di furti l'anno); non sono tranquilli in auto (la media giornaliera é di 15 morti e 860 feriti  a causa di incidenti stradali); non sono tranquilli in treno; non sono tranquilli per le vie cittadine (70.000 rapine l'anno) e non sono tranquilli sul posto di lavoro (circa 1.300 morti l'anno per incidenti sul lavoro), non sono tranquilli in vacanza per colpa dei piromani. Senza poi contare le rapine in banca (3.000 l'anno) e gli assalti ai mezzi blindati. Scene da Far West.
Il problema numero uno dell'Italia di oggi é la sicurezza. Tutto il resto non fa testo: le pensioni, le intercettazioni, i servizi segreti, l'alto costo della politica (4 miliardi di euro l'anno), l'occupazione. Cosa serve battersi per avere una pensione a 57 anni se poi la societá non garantisce l'incolumitá fisica dei cittadini per arrivare a quell'etá? Cosa serve creare occupazione quando non ci si puó recare al posto di lavoro?
Tempo fa al Parlamento un senatore lesse in aula i titoli di un quotidiano: tutti avevano a che fare con la criminalitá, pagina dello sport inclusa.
Il Parlamento di questo Governo di centro-sinistra ha approvato l'indulto in modo bi-partisan. Il motivo apparente era il sovraffollamento delle prigioni, il motivo vero era invece togliere dai guai i politici coinvolti in affari loschi (degli attuali parlamentari, 82  hanno subito un processo). Ma la corruzione dei politici passa in secondo piano, se non fosse per il fatto che questa contribuisce a far aumentare il senso di insicurezza nella vita quotidiana dei cittadini.
A livello di business la sicurezza potrebbe produrre un grande giro di affari: basti pensare ai costi per il personale di controllo e prevenzione, l'ampliamento e manutenzione del sistema carcerario e di riabilitazione e l'indotto conseguente. Ma il business della sicurezza si va a scontrare con gli interessi legati alla corruzione, pertanto il Parlamento non é in grado di affrontarlo. D'altro canto la sicurezza privata é scoraggiata dal sistema dell'ordine pubblico che si sente minacciato se i cittadini reagiscono difendendosi in proprio, tanto é vero che in molti casi a finire in carcere sono le vittime piuttosto che i criminali. Inoltre, l'apparato giudiziario é tale da essere oggi molto remunerativo in quanto assicura tempi e parcelle molto lunghe.
Con le solite etichette di “garantista” e di “giustizialista” si sbizzarriscono gli intelletuali, che possono scriverci articoli e libri e trasformarle in un elemento utile in politica, legando queste etichette alla destra o alla sinistra. In tal modo che la questione della sicurezza non riguarda piú il cittadino, bensí i giochi interni ai partiti e si dia quindi una ragione per mantenere lo status quo.
Alla fine, la sicurezza dei cittadini non interessa a nessuno: né ai politici, né agli industriali, né all'ordine pubblico, né agli intellettuali, né  ai giudici e né gli avvocati. Grazie a questo generale disinteresse, la sicurezza é passata in secondo piano anche per gli stessi cittadini che sono distolti dal vero problema dalle preoccupazioni per il costo della politica oggi, per il costo delle pensioni domani e per il costo dei servizi bancari dopodomani.
In questo bilancio, non c'é posto per il costo dell'incolumitá. Allora, alle prossime politiche facciamo sí che a vincere sia chi che promette una sola cosa, la piú importante: la sicurezza. Tutto il resto arriverá in modo organico. #

Dom Serafini/Le Notizie USA

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