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IL COMMENTO
Il problema
principale dell'Italia
di Dom Serafini
L'Italia é fondalmentalmente ricca, ma ció non
significa nulla, semplicemente perché gli italiani
non possono godersi una vita tranquilla e serena. In
Italia infatti non c'é sicurezza e quindi si é persa
la tranquillitá.
Gli italiani non sono tranquilli a casa loro (2
milioni di furti l'anno); non sono tranquilli in
auto (la media giornaliera é di 15 morti e 860
feriti a causa di incidenti stradali); non sono
tranquilli in treno; non sono tranquilli per le vie
cittadine (70.000 rapine l'anno) e non sono
tranquilli sul posto di lavoro (circa 1.300 morti
l'anno per incidenti sul lavoro), non sono
tranquilli in vacanza per colpa dei piromani. Senza
poi contare le rapine in banca (3.000 l'anno) e gli
assalti ai mezzi blindati. Scene da Far West.
Il problema numero uno dell'Italia di oggi é la
sicurezza. Tutto il resto non fa testo: le pensioni,
le intercettazioni, i servizi segreti, l'alto costo
della politica (4 miliardi di euro l'anno),
l'occupazione. Cosa serve battersi per avere una
pensione a 57 anni se poi la societá non garantisce
l'incolumitá fisica dei cittadini per arrivare a
quell'etá? Cosa serve creare occupazione quando non
ci si puó recare al posto di lavoro?
Tempo fa al Parlamento un senatore lesse in aula i
titoli di un quotidiano: tutti avevano a che fare
con la criminalitá, pagina dello sport inclusa.
Il Parlamento di questo Governo di centro-sinistra
ha approvato l'indulto in modo bi-partisan. Il
motivo apparente era il sovraffollamento delle
prigioni, il motivo vero era invece togliere dai
guai i politici coinvolti in affari loschi (degli
attuali parlamentari, 82 hanno subito un processo).
Ma la corruzione dei politici passa in secondo
piano, se non fosse per il fatto che questa
contribuisce a far aumentare il senso di insicurezza
nella vita quotidiana dei cittadini.
A livello di business la sicurezza potrebbe produrre
un grande giro di affari: basti pensare ai costi per
il personale di controllo e prevenzione,
l'ampliamento e manutenzione del sistema carcerario
e di riabilitazione e l'indotto conseguente. Ma il
business della sicurezza si va a scontrare con gli
interessi legati alla corruzione, pertanto il
Parlamento non é in grado di affrontarlo. D'altro
canto la sicurezza privata é scoraggiata dal sistema
dell'ordine pubblico che si sente minacciato se i
cittadini reagiscono difendendosi in proprio, tanto
é vero che in molti casi a finire in carcere sono le
vittime piuttosto che i criminali. Inoltre,
l'apparato giudiziario é tale da essere oggi molto
remunerativo in quanto assicura tempi e parcelle
molto lunghe.
Con le solite etichette di “garantista” e di “giustizialista”
si sbizzarriscono gli intelletuali, che possono
scriverci articoli e libri e trasformarle in un
elemento utile in politica, legando queste etichette
alla destra o alla sinistra. In tal modo che la
questione della sicurezza non riguarda piú il
cittadino, bensí i giochi interni ai partiti e si
dia quindi una ragione per mantenere lo status quo.
Alla fine, la sicurezza dei cittadini non interessa
a nessuno: né ai politici, né agli industriali, né
all'ordine pubblico, né agli intellettuali, né ai
giudici e né gli avvocati. Grazie a questo generale
disinteresse, la sicurezza é passata in secondo
piano anche per gli stessi cittadini che sono
distolti dal vero problema dalle preoccupazioni per
il costo della politica oggi, per il costo delle
pensioni domani e per il costo dei servizi bancari
dopodomani.
In questo bilancio, non c'é posto per il costo
dell'incolumitá. Allora, alle prossime politiche
facciamo sí che a vincere sia chi che promette una
sola cosa, la piú importante: la sicurezza. Tutto il
resto arriverá in modo organico. #
Dom Serafini/Le Notizie USA
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