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Il procuratore di
Bologna ha archiviato la denuncia contro «la
processione dello sperma»
«La Madonna non è una
divinità, offenderla non è reato»
MILANO—Era
cominciata e finita nel giro di pochi giorni.
Una polemica estiva ma di quelle che toccano
gli animi: la prevista messa in scena, a
Bologna, di uno spettacolo dal titolo «La
Madonna piange sperma». Ora, la parola
«fine», arrivata dopo poco più di un mese
dagli eventi, rischia di riaccendere la
miccia: perché a chi gridò alla bestemmia,
il procuratore capo di Bologna risponde che
così non fu. Il motivo? Tecnicamente,
bestemmia solo chi offende una divinità, «e
la Madonna non lo è».
Partiamo dall’inizio: a
metà giugno nel quartiere San Vitale,
compare sui muri delle case il programma di
una manifestazione estiva ospitata negli
spazi di vicolo Bolognetti. Tra gli
spettacoli in cartellone c’è una
performance, promossa dall’associazione gay
«Carni scelte », dal titolo «LaMadonna
piange sperma». Scoppia il caso: la curia
cittadina parla di «bestemmia abominevole»,
il sindaco Cofferati di «inaccettabile
volgarità che offende credenti e non
credenti», l’arcivescovo Carlo Caffarra
celebra una messa «riparatrice» nel
santuario di San Luca. La polemica cresce —
l’evento, tra l’altro, è patrocinato dal
ministero delle politiche giovanili, dalla
Regione e dal Comune — e non si placa finché
gli organizzatori non decidono di cancellare
lo spettacolo (previsto in scena per il 29
giugno scorso).
Storia finita per tutti, ma non
per Fabio Garagnani, deputato bolognese
di Forza Italia, che denuncia per vilipendio
gli organizzatori della performance
incriminata. La pratica va avanti e finisce
sotto gli occhi del procuratore capo di
Bologna Enrico Di Nicola. Che ora, a un mese
e mezzo di distanza, rende nota la sua
decisione, maturata — dice — dopo lunghe
riflessioni e in una lettera, inviata al gip
di Bologna pochi giorni fa, fa richiesta di
archiviazione per la denuncia di Garagnani.
Motivo: in questo caso, il reato di
vilipendio alla religione non sussiste. «Perché—dice
oggi Di Nicola al Corriere di Bologna—per il
codice la bestemmia è tale solo se
indirizzata a santità o divinità e la
Madonna, per i teologi, non rientra in
nessuna di queste categorie».
Per dirimere il caso, Di
Nicola si è appellato alla sentenza della
Corte costituzionale del 18 ottobre 1995,
che dichiara l’illegittimità costituzionale
del primo comma dell’articolo 724 del codice
penale («Bestemmia e manifestazioni
oltraggiose verso i defunti ») che considera
colpevole di bestemmia chi offende «i
simboli o le persone venerati nella
religione dello Stato». Dopo quella sentenza,
il reato di bestemmia è limitato a chi
oltraggia la «divinità». E se la Madonna
divinità non è (ma «simbolo» o «persona »)
bestemmia non c’è stata. Ineccepibile dal
punto di vista giuridico. Da quello
teologico, Di Nicola dichiara di essersi
documentato per settimane, «studiando anche
nei weekend». Ma non cita le sue fonti.
Vedremo cosa ne penseranno curia e fedeli
che, dopo aver vinto la battaglia di metà
giugno, ora si vedono non offendere, ma
addirittura negare la natura divina della
Vergine.
E dopo le scuse in tv (le
fece, tra gli altri, un ospite a cui scappò
una bestemmia durante una trasmissione di
Maria De Filippi, nel ’99) e le più varie
proteste di innocenza («Invocavo Zizou, non
Gesù» disse una volta Tullio Solenghi)
vedremo se la vicenda di Bologna farà scuola.
Il caso, comunque, non è ancora chiuso: Di
Nicola ha inviato gli atti al prefetto
Vincenzo Grimaldi che dovrà valutare se, pur
non essendo una bestemmia, la performance
bolognese fu comunque offensiva per la
pubblica decenza, dunque punibile con una
sanzione amministrativa.
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