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SPORT: U.S.A., CALCIO FEMMINILE 
Hope Amelia
Solo
UN’ITALOAMERICANA GUIDERA’ GLI USA ALLA COPPA DEL MONDO DI
CALCIO
Un portiere che non è facile battere e che ha gia’ parato i
rigori della vita
HOUSTON, TEXAS
–
E’
ormai quasi sicuro. Quando dal 10 al 30 settembre
la rappresentativa di calcio femminile americana si
troverà in Cina per dare battaglia alle altre forti concorrenti
straniere, a guidarla ci sarà il portiere Hope Amelia Solo, una
ragazza italoamericana di ventisei anni, per la quale la vita è
stata di tutto tranne che facile.
Hope crebbe a Richland, una cittadina di soli quarantatremila
abitanti nello Stato di Washington e tutti, ora che è uscita
dall’anonimato ed è diventata famosa, si ricordano di lei come
di una ragazza di campagna amante della natura ed entusiasta per
ogni tipo di sport e di competizione.
Nel
calcio, al quale si dedicava con passione anche come studentessa,
Hope eccelleva brillantemente tanto che a quindici anni il suo
allenatore, per puro caso e togliendola dal suo ruolo
d’attaccante la mise in porta dove, pur recalcitrante ed
intenzionata a ritornare a far goal, rimase e s’affermo’ per la
sua solita, eccezionale bravura. Oggi la giovane calciatrice
italoamericana è considerata uno dei portieri del calcio
femminile più forti del mondo.
La
vita, pero’, per la giovane Solo non era stata per niente
facile. Hope, che ora s’avvia alla consacrazione finale dei
mondiali cinesi della FIFA, era stata sempre ispirata, guidata e
indirizzata verso una vita dedita allo sport dal padre italiano,
un veterano cresciuto in una casa per ragazzi del Bronx che, a
detta della figlia, non era ne’un barbone ne’ uno sbandato,
come se ne vedono tanti sulle strade e sotto i ponti delle
metropoli americane, bensì uno spirito libero e pieno di dignità,
che non avrebbe mai accettato danaro da alcuno e che capiva
veramente lo sport e, quindi, l’amava in modo speciale perché
era in grado di capirla.
Padre e figlia avevano avuto occasione di passare molto tempo
assieme. In effetti, il genitore che Hope ha definito come un “uomo
semplice, dal cuore puro” era stato fin da cinque anni il suo
primo allenatore e se, recentemente, non fosse stato stroncato
all’improvviso, avrebbe voluto coronare il suo sogno di far
visitare il suo Bronx alla celebre figlia, per farle vedere il
luogo dove egli era cresciuto ed al quale si sentiva legato per
la sua origine italiana.
Hope era giunta ad affermarsi nel calcio con una determinazione
ed una forza di carattere poco comuni. Non si era lasciata
piegare da una pessima stagione segnata dagli infortuni, per
migliorare la sua preparazione ad un certo punto si era recata a
giocare anche a Goteborg, in Svezia, per ultimo, quasi
contemporaneamente col padre aveva perso pure l’amica che
considerava più cara.
Caparbia e volitiva Hope era riuscita pero’ a parare, strada
facendo, tutti i calci di rigore battuti contro di lei da una
dura vita. Il suo stile completo e poco comune alla fine l’ha
fatta emergere prepotentemente sulla concorrente Brianna Scurry
e l’ha resa nota nel calcio femminile internazionale al punto
che Phil Wheddon, il trainer dei portieri americani, non ha
avuto incertezze nel giudicarla la più preparata e quotata per
l’incarico d’alta responsabilità dei mondiali cinesi.
L’estremo difensore italoamericano gode delle simpatie dei
colleghi di formazione e, specialmente di quelle degli altri
difensori i quali, quando ormai sono stati superati dagli
avversari, sanno bene di potere contare sempre su di lei. Hope è
celebre per i suoi poderosi calci d’avvio che riesce a servire
fino ad ottanta yarde di distanza ma, specialmente, per il suo
eccezionale intuito di gioco che in passato, quando giocava nel
suo adorato ruolo d’attaccante per la squadra della scuola
superiore della sua città, l’aveva portata a segnare ben
centonove goal.
Chi
l’ha scelta per il prestigioso incarico di settembre, con
intuito altrettanto chiaro, ora sa che con lei in porta si può
stare tranquilli e che il portiere della formazione USA è uno di
quelli che non mollano facilmente la presa non avendo altro in
mente che la vittoria. Hope Solo, infatti, da vera italiana e da
buon’americana sembra essere la dimostrazione vivente
dell’antico proverbio latino “Attraverso le difficoltà si giunge
fino alle stelle” e di quello a questo simile e più recente che
afferma che “La tenacia da sempre buoni frutti”.
RO PUCCI
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