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Wednesday November 12, 2008         

SPORT: U.S.A., CALCIO FEMMINILE 

Hope Amelia Solo

 

UN’ITALOAMERICANA GUIDERA’ GLI USA ALLA COPPA DEL MONDO DI CALCIO

Un portiere che non è facile battere e che ha gia’ parato i rigori della vita

 

HOUSTON, TEXAS E’ ormai quasi sicuro. Quando dal 10 al 30 settembre la rappresentativa di calcio femminile americana si troverà in Cina per dare battaglia alle altre forti concorrenti straniere, a guidarla ci sarà il portiere Hope Amelia Solo, una ragazza italoamericana di ventisei anni, per la quale la vita è stata di tutto tranne che facile.

Hope crebbe a Richland, una cittadina di soli quarantatremila abitanti nello Stato di Washington e tutti, ora che è uscita dall’anonimato ed è diventata famosa, si ricordano di lei come di una ragazza di campagna amante della natura ed entusiasta per ogni tipo di sport e di competizione.

Nel calcio, al quale si dedicava con passione anche come studentessa, Hope eccelleva brillantemente tanto che a quindici anni il suo allenatore, per puro caso e togliendola dal suo ruolo d’attaccante la mise in porta dove, pur recalcitrante ed intenzionata a ritornare a far goal, rimase e s’affermo’ per la sua solita, eccezionale bravura. Oggi la giovane calciatrice italoamericana è considerata uno dei portieri del calcio femminile più forti del mondo.

La vita, pero’, per la giovane Solo non era stata per niente facile. Hope, che ora s’avvia alla consacrazione finale dei mondiali cinesi della FIFA, era stata sempre ispirata, guidata e indirizzata verso una vita dedita allo sport dal padre italiano, un veterano cresciuto in una casa per ragazzi del Bronx che, a detta della figlia, non era ne’un barbone ne’  uno sbandato, come se ne vedono tanti sulle strade e sotto i ponti delle metropoli americane, bensì uno spirito libero e pieno di dignità, che non avrebbe mai accettato danaro da alcuno e che capiva veramente lo sport e, quindi, l’amava in modo speciale perché era in grado di capirla.

Padre e figlia avevano avuto occasione di passare molto tempo assieme. In effetti, il genitore che Hope ha definito come un “uomo semplice, dal cuore puro” era stato fin da cinque anni il suo primo allenatore e se, recentemente, non fosse stato stroncato all’improvviso, avrebbe voluto coronare il suo sogno di far visitare il suo Bronx alla celebre figlia, per farle vedere il luogo dove egli era cresciuto ed al quale si sentiva legato per la sua origine italiana.

Hope era giunta ad affermarsi nel calcio con una determinazione ed una forza di carattere poco comuni. Non si era lasciata piegare da una pessima stagione segnata dagli infortuni, per migliorare la sua preparazione ad un certo punto si era recata a giocare anche a Goteborg, in Svezia, per ultimo, quasi contemporaneamente col padre aveva perso pure l’amica che considerava più cara.

Caparbia e volitiva Hope era riuscita pero’ a parare, strada facendo, tutti i calci di rigore battuti contro di lei da una dura vita. Il suo stile completo e poco comune alla fine l’ha fatta emergere prepotentemente sulla concorrente Brianna Scurry e l’ha resa nota nel calcio femminile internazionale al punto che Phil Wheddon, il trainer dei portieri americani, non ha avuto incertezze nel giudicarla la più preparata e quotata per l’incarico d’alta responsabilità dei mondiali cinesi.

L’estremo difensore italoamericano gode delle simpatie dei colleghi di formazione e, specialmente di quelle degli altri difensori i quali, quando ormai sono stati superati dagli avversari, sanno bene di potere contare sempre su di lei. Hope è celebre per i suoi poderosi calci d’avvio che riesce a servire fino ad ottanta yarde di distanza ma, specialmente, per il suo eccezionale intuito di gioco che in passato, quando giocava nel suo adorato ruolo d’attaccante per la squadra della scuola superiore della sua città, l’aveva portata a segnare ben centonove goal.

Chi l’ha scelta per il prestigioso incarico di settembre, con intuito altrettanto chiaro, ora sa che con lei in porta si può stare tranquilli e che il portiere della formazione USA è uno di quelli che non mollano facilmente la presa non avendo altro in mente che la vittoria. Hope Solo, infatti, da vera italiana e da buon’americana sembra essere la dimostrazione vivente dell’antico proverbio latino “Attraverso le difficoltà si giunge fino alle stelle” e di quello a questo simile e più recente che afferma che “La tenacia da sempre buoni frutti”.

RO PUCCI

 


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