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LE CRITICHE DI SERACINI (CANDIDATO UDC USA) ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DEL PD: VERY CHE? 
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14 Marzo 2008

SAN DIEGO\ aise\ - "Il Partito Democratico, che non è e non sarà mai il Democratic Party americano, come gli addetti ai call center del Senatore Turano, già in piena attività con i dollari del potente imprenditore di sinistra, lo chiamano in una traduzione volutamente ingannevole nei loro messaggi agli elettori, che sono avvertiti: "il Consolato manderà un plico elettorale che dovrà essere restituito entro il 7 aprile …con il voto al Senatore", si rivolge per bocca del suo responsabile Maurizio Chiocchetti ai Very Italian People, usando uno slogan che sembra la caricatura della canzone di Toto Cutugno, "un italiano vero"!". Critico, anzi ironico, il commento di Massimo Seracini, candidato dell’Udc in Nord America, alla campagna elettorale del Partito Democratico all’estero (Siamo tutti VIP, Very Italian People) presentata ieri a Roma nella sede nazionale del partito (vedi AISE del 13 marzo h.19.42).
"Alberto Sordi – scrive Seracini – avrebbe usato questa orribile e assolutamente incomprensibile espressione di un inglese maccaronico nella famosa sua parodia del Kansas City boy, ma purtroppo le risate finiscono quando si leggono le dichiarazioni ufficiali dei responsabili esteri del PD che vogliono esprimere e rivolgersi con questa definizione alla qualità di candidati e elettorato, come più volte è stato sottolineato dal Vice Ministro Danieli". Per il candidato dell’Udc, "i loro distinguo appartengono culturalmente ad una sinistra radical-chic che ha sempre considerato gli emigrati italiani cittadini di serie B e boicottato, non si può e non si deve dimenticare, per 60 anni il voto estero, che solo grazie alla caparbietà di Tremaglia è diventato una realtà costituzionale per il nostro Paese, e un esempio nel mondo di democrazia compiuta che riconosce a tutti i suoi cittadini in Italia e all’estero una vera rappresentanza territoriale. La creazione della
 
Circoscrizione Estero è un vanto nazionale e internazionale per le nostre Istituzioni che non mi stanco mai di spiegare ai miei amici americani, a cui ricordo che hanno inventato l’absentee ballot, ma non la rappresentanza parlamentare dei loro cittadini all’estero".
"Con questa attitudine classista che avrebbe fatto inorridire i leaders storici del centrosinistra – continua Seracini – questi signori, che non hanno mai mangiato il pane amaro dell’emigrazione, che conoscono per sentito dire i "needs and wants" dell’emigrazione italiana di ieri e di oggi, vorrebbero far credere che vinceranno il voto estero, come hanno fatto per molti motivi nel 2006, ma – avverte il candidato – avranno una grossa delusione questa volta, perché abbiamo tutti visto la pochezza del lavoro dei loro eletti, e il completo abbandono delle promesse fatte in campagna elettorale, il giorno dopo aver ottenuto la maggioranza per governare con il nostro voto. Non a caso, il Governo Prodi è caduto anche per l’assenza in aula del Senatore Pallaro, che dopo due anni si è reso conto che questi stessi signori che oggi si rivolgono ai very italian people non hanno mantenuto le promesse fatte!".
"Gli italiani all’estero e sopratutto quelli del continente nord Americano – aggiunge Seracini – sono abituati a un’etica politica che deve sempre rispondere alle promesse fatte all’elettorato e a un genere di rappresentanza politica che è un servizio dovuto alla collettività che si rappresenta, e non alla strumentalizzazione del voto per fini di bottega partitica. Il valore del voto estero significa solo ed esclusivamente rispetto e lavoro da compiere per le nostre comunità, che per 60 anni sono state tenute in un "dimenticatoio legislativo", ancor più colpevolmente continuato nei due anni della XV legislatura, che ha prodotto niente o quasi di tutte le roboanti e retoriche promesse del 2006 che si stanno riproponendo tali e quali anche oggi da una nuova etichetta politica, ma con gli stessi protagonisti: il Senatore Turano e l’On. Bucchino".
Al contrario, Seracini assicura che "il mio impegno verso i miei fratelli emigrati nel nord America con cui ho diviso quarant’anni di sacrifici, è quello di mettermi al loro servizio per portare a Roma le nostre realtà, i nostri problemi e sopratutto il nostro valore non di Very Italian People (che è uno slogan assurdo e senza senso), ma di italiani che non si piangono addosso e che si sentono eguali a tutti gli altri in Patria, e vogliono non solo chiedere alla politica il rispetto dei loro diritti, ma offrire un contributo di ritorno per il benessere dell’Italia che mai come oggi ha bisogno di esempi come i nostri per riprendere il cammino della crescita". (aise)




Fort Lauderdale, Florida
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