8 Novembre 2007
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Il problema della immigrazione doveva essere affrontato dall’Italia,
con fermezza o quanto meno applicate con severita’ quelle che
regolamentavano l’immigrazione legale ed illegale, oggi piu’ che mai,
l’esigenza di una revisione e opportuni correttivi di miglioramento ai
provvedimenti speciali, quindi su questi temi molto seri, ancora non
risolti, non e’ il momento di addossare responsabilita’ a governi di
centro-sinistra o di centro destra, ora non c’e’ piu’ tempo, di rinvii o
proroghe a chi deve o dovra’ affrontarle. La maggioranza (se si puo’
considerare ancora tale) ed opposizione, da subito, dovrebbero aprire un
dibattito chiamando in causa tutte le parti sociali e perche’ no,
nell’ambito delle comunita’ italiane all’estero, che possono essere
testimoni per un contributo concreto su temi legati all’immigrazione, gli
organismi sono tutt’ora operativi, creati a supporto oggi denominati
COM.IT.ES., C.G.I.E. e dal 2006, anche 18 rappresentanti delle comunita’
Italiane che partecipano ai lavori al Parlamento (Camera dei Deputati e del
Senato Italiano).
I politici, legislatori, amministratori, enti pubblici, le istituzione italiane ed ai tutori della legge e agli apparati dello stato che si occupano della sicurezza del cittadino italiano e non, liquidando una situazione seria anche se in buona fede, con atteggiamenti tolleranti: facciamoli arrivare questi poveretti dai loro paesi di origine, perche’ prima poi, troveremo o troveranno un lavoro e si sistemeranno, come se tutto fosse facile. In effetti, l’industria in condizioni economiche migliori di quelle attuali avrebbe potuto assorbire manodopera fornita dall’ immigrazione, questo forse potrebbe giustificare l’essere stati troppo accomodanti. Una immigrazione sproporzionata e senza alcun freno che potesse controllare il disordinato flusso immigratorio, non concedendo nemmeno un minimo di assistenza strutturale (casette in legno prefabbricate con i servizi essenziali) nelle aree piu’ opportune, perche’ lo stato di quelle categorie di immigrati male ridotti e praticamente senza un tetto, senza lavoro, tranne la volonta’ di sistemarsi in Italia come speranza di una migliore vita..
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