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LE BACCHETTATE DI DANIELI, L’ONOREVOLE VENUTO DA ROMA
di Alberto Quartaroli
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1 Novembre 2007

L’Onorevole Franco Danieli, tra cene di gala e concerti sinfonici, e’ venuto
a New York per inaugurare la nuova sede dello IACE (l’ente del Consolato che
promuove la lingua italiana) e per raccontarci quanto sia importante
l’insegnamento all’estero della lingua e della cultura. Lo ha spiegato ai
due funzionari dello IACE, i quali, nonostante gli scarsi mezzi che lo Stato
fornisce loro, lottano da anni per cercare di soddisfare le numerosissime
richieste di apprendimento.

Danieli ha dato lezioni di teoria pedagogica senza pero’ elencare una sola
azione pratica intrapresa durante il suo anno e mezzo di ministero. Si e’
permesso di distribuire bacchettate qua e la’. Ha sminuito l’operato del
NIAF, deriso la Columbus Foundation, ha mostrato di non conoscere nulla
della societa’ civile italo-americana e italiana all’estero, la quale si
prodiga da un secolo, all’insaputa e nell’indifferenza dei governi, per
promuovere la lingua e la cultura negli Stati Uniti (gli insegnanti
dell’AATI, la Casa Italiana alla NYU, e tante altre associazioni private di
prestigio ne sono testimonianza).

A questo punto credo sia lecito chiedersi per quanto tempo ancora dobbiamo
tollerare la retorica dei politici paracadutati da Roma, con il loro
bagaglio di conoscienze superficiali sulle realta’ locali. Quanti onorevoli
predecessori e contemporanei di Danieli hanno esaltato la nostra
“meravigliosa cultura” senza mai attivarsi per realizzare un progetto serio
e omogeneo di promozione culturale?

Negli Stati Uniti la situazione delle strutture istituzionali per
l’insegnamento non e’ affatto diversa da quella descritta da Giuseppe
Prezzolini cinquant’anni fa. Da allora nulla e’ cambiato. Senonche’, negli
ultimi quindici anni sono aumentate in maniera impressionante le richieste
di apprendimento. E ancora non si e’ visto un progetto governativo ne’ un
preventivo di spesa.

Spagna e Francia considerano la promozione culturale come un investimento.
Le loro azioni sono coordinate insieme a quelle del commercio, del turismo e
dell’immagine generale del paese. Soltanto per la promozione di lingua e
cultura, la spesa di questi paesi e’ quindici volte superiore a quella
italiana. Non solo. Mentre la loro politica promozionale parte dall’alto,
dall’offerta, la nostra proviene dal basso. E’ una immensa domanda di
cultura che dovrebbe renderci orgogliosi. Tuttavia, in questi quindici anni
lo Stato e’ riuscito soltanto a intervenire con l'unico, immancabile
strumento sempre a disposizione dei politici italiani: la vuota retorica.

La realta’ e’ che, per tradizione storica, alla classe dirigente italiana
non e’ mai interessato promuovere l’italianita’ nel mondo. A partire dal
dopoguerra, le due contrapposte ideologie, quella d’ispirazione cristiana
universalista rappresentata dalla DC e quella dell’internazionalismo
marxista del PCI, tra i mille contrasti politici, avevano pero’ un “valore”
in comune: quello dell’anti-italianita’ (basti pensare che fino alla meta’
degli anni 80, sventolare una bandiera italiana fuori da un’evento sportivo
si rischiava l’accusa di apologia di fascismo). Una volta appropriatasi
dell’insegnamento storico e dopo aver monopolizzato l’intera cultura del
paese, la sinistra italiana ha opportunamente tagliato qualsiasi legame
residuo con l’italianita’ nel mondo. A farne le spese sono state intere
generazioni di discendenti italiani, che negli anni 50 erano ancora tutti
recuperabili.

Abbiamo perso per strada milioni di italiani, alcuni dei quali per decenni
si vergognavano persino della propria identita’. Genitori e nonni che non
hanno voluto, ne’ potuto, trasmettere altro che alcune tradizioni paesane.
Di questo scempio storico, che si somma a tante altre nefandezze, l’unico
colpevole e’ lo Stato italiano e con esso le strutture consolari.

Per tutto il ventesimo secolo la bandiera dell’italianita’ in America e’
stata tenuta in alto dalle organizzazioni di immigrati, dalle missioni
cattoliche e da qualche isolato intellettuale (Prezzolini, Salvemini). Tutti
privi di alcun legame istituzionale. E ancor prima della nascita dello Stato
unitario furono esuli e avventurieri a far conoscere agli americani la
nostra cultura (Bellini, Mazzei, Da Ponte, Foresti). Thomas Jefferson si
vantavano di parlare italiano (per la precisione, il toscano).

Sono poi subentrate le associazioni italo-americane, che in assenza di una
politica nazionale di coordinamento, hanno finito addirittura per crearsi
una propria cultura. Recentemente queste associazioni si sono attivate per
cercare di integrare la nuova immigrazione con quella di antica data, nel
tentativo di unire sotto un’unica identita’ tutti gli italiani d’America. La
Columbus Foundation, che Danieli semplicemente identifica come
organizzatrice di una parata, svolge da anni un ruolo importantissimo in
questa direzione. Oltre a unire gli italiani d’America, si adopera per
avvicinare ad essi l’Italia stessa. La Columbus Foundation e’
un’associazione di grandissimo prestigio che ha come scopo quello di
divulgare presso l’opinione pubblica americana un’immagine moderna
dell’Italia. Ha combattuto con successo gli stereotipi non solo con il buon
esempio e il prestigio dei suoi membri, ma anche con azioni legali quando e’
stato necessario.

Anziche’ denigrare realta’ che non conosce, l’Onorevole Danieli dovrebbe
occuparsi di progetti concreti, quali ad esempio l’inserimento della lingua
italiana tra i criteri inderogabili per ottenere la cittadinanza, che invece
il suo partito vorrebbe concedere senza obblighi a tutti coloro che sbarcano
in Italia. Si attivi per attrezzare i Consolati nel mondo con aule,
insegnanti e corsi per stranieri che richiedono visti d’entrata superiori a
3 mesi o a tutti coloro che, ricordandosi d’un tratto di avere un bisnonno
italiano, ambiscono alla cittadinanza (e gia’ che c’e’, magari, restituire
la cittadinanza, immediatamente e senza storie, agli italiani che furono
costretti a perderla prima del 1992). Proponga un trattamento differenziato
e preferenziale per i cittadini stranieri di origine italiana rispetto agli
altri stranieri in Italia. Proponga insomma qualcosa di serio anziche’
giudicare senza cognizione.

Prezzolini scriveva nel 1950 che “le lingue si diffondono con il prestigio
del paese. L’avvenire dello studio della lingua italiana dipende dalla
fortuna dell’Italia: i paesi grandi, con uomini di genio, con vitalita’, con
idee, con forza politica o economica, saranno sempre studiati”.

Non si puo’ certo dire che i politici italiani dal dopoguerra ad oggi
abbiano propriamente diffuso all’estero un’immagine positiva del paese. Se
mai e’ vero il contrario. Tuttavia il nostro prestigio si e’ mantenuto
soprattutto per merito dei nostri connazionali (la cosiddetta “risorsa”), i
quali sono riusciti, per quanto potevano, a mantenere salda l’identita’,
contribuento per riflesso a dare all’Italia un’immagine piu’ dignitosa.

Il paradosso e’ stato che la diffusione della lingua e’ sicuramente avvenuta
per “uomini di genio, con vitalita’ e idee”, ma non erano politici, bensi’
singoli individui che si sono particolarmente distinti per la loro
professionalita’, onesta’ e simpatia. Sono loro che hanno dato prestigio
all’Italia.

Ancora Prezzolini quarant’anni fa: “La fama dell'Italia è grande nel mondo
per la seduzione del suo sistema di vita, che non è codificato in nessun
libro ed aspetta uno scrittore che lo raccolga dagli esempi di molte vite,
antiche e contemporanee. Chi ha formato questa fama? Non i retori, non i
letterati, non gli uomini politici, non certo i generali e gli ammiragli,
non gli amministratori e nemmeno i preti cattolici, che pur certamente son
un prodotto genuino della civiltà italiana. Se mai la fama si deve ai
narratori, ai poeti, ai pittori e scultori ed architetti, agli attori, ai
cuochi ed ai sarti, agli sportivi, ai sommozzatori ed agli aviatori, alle
donne innamorate ed agli amanti italiani, alle belle donne del cinematografo
ed ai guaglioni della strada...”

In America, negli ultimi vent’anni, il prestigio del paese, e con esso la
lingua e la cultura, e’ stato inconsapevolmente diffuso dai nostri
connazionali, nonostante la vergogna della mafia e di questa impresentabile
classe politica.

L’immagine dell’Italia e’ oggi al suo apice per merito dei nostri innovatori
e stilisti, dei nostri geni della tecnica, degli artisti, dei ricercatori,
degli emigrati italiani di successo e dei giovani di recente emigrazione che
trasmettono, agli occhi degli anglosassoni, un’immagine nuova dell’Italia.
L’immenso interesse per la lingua e per la cultura italiana negli Stati
Uniti e’ la conseguenza di questa immagine positiva trasmessa
quotidianamente da ogni singolo individuo. Quando gli chiedevano qual’e’
l’avvenire della lingua italiana in America, Prezzolini rispondeva che essa
e’ l’ombra della grandezza d’Italia. Si sbagliava. E’ l’ombra della
grandezza degli italiani all’estero e degli innovatori in patria. Grazie a
loro l’Italia intera vive di luce riflessa.

Pertanto i politici se ne stiano tranquillamente a casa loro, affinche’ non
arrechino ulteriori danni alla causa. Per dare prestigio all’Italia ci
pensiamo noi, con le nostre azioni, con la nostra intraprendenza e
rettitudine e, soprattutto, con il nostro stile.

Alberto Quartaroli /Le Notizie USA





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