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Berlusconi, Fini, Casini: una serie di “ni” al capolinea
di Dom Serafini
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25 Novembre 2007

New York - La sorpresa é stata per tutti. I piani sembravano ben fatti. Il centrodestra tramava per far cadere il governo di Romano Prodi (con le cosiddette “spallate”) prima sulla politica estera, poi ripiegando sulla finanziaria e sempre contando sull'ostracismo della sinistra fondamentalista che, in questo Governo, pur apprezzando le poltrone, si vede erodere la base.
L'emergenza sicurezza, ostacolata dall'estrema sinistra della coalizione governativa, aveva poi reso l'inevitabile corsa alle urne molto piú realistica.
Il leader dell'opposizione e capo di Forza Italia (FI), Silvio Brlusconi, aveva annunciato ad urbi et orbi l'imminente caduta del Governo. Tutto era pronto per le elezioni a primavera. La formazione del nuovo partito di centro sinistra, il PD, capeggiato dal sindaco di Roma Walter Veltroni, era pronto alla sfida, sperando di  prendersi l'ereditá di Prodi. La coalizione di centro destra sembrava piú compatta che mai dopo che Berlusconi aveva sbandierato la stravagante Michela Brambilla come sua erede per tenere a bada i suoi partner: Gianfranco Fini (AN), Pierferdinando Casini (UDC) e Umberto Bossi (Lega).
Pure la campagna acquisti di Berlusconi dalla sinistra moderata procedeva senza intoppi ed aveva anche accolto in FI alcuni reduci di altri partiti di destra.
Poi, tutto ad un tratto, qualcosa é saltato. Forse una valvola cerebrale, forse qualche nervo, forse qualche screzio. Il fatto sta che sia Fini che Casini nel bel mezzo della partita, dalla curva sud hanno comincito ad urlare: “elezioni anticipate sí, ma con una nuova legge elettorale”.  Berlusconi dapprima si é comportato come un arbitro  -- spiegando fra le righe che andare a nuove elezioni con una nuova legge elettorale avrebbe allungato i tempi per la caduta del Governo.  “Risolviamo un problema alla volta”, avrá detto il Berlusca agli alleati, “quando torneremo al Governo, risolveremo quello della legge elettorale”-- poi ha sospeso la partita.
Ma perché Fini e Casini dalla curva sud si sono impuntati su di una nuova legge elettorale che, a livello bi-partisan, prevedeva almeno cinque diverse proposte?
La risposta piú gettonata é che in vicinanza di nuove elezioni si sono visti emarginati -- Fini come sindaco di Roma e Casini come semplice genero di  Gaetano Caltagirone (editore de “Il Messaggero”).
 

Berlusconi, da parte sua, dopo 13 anni a discutere con i suoi alleati si é rotto le scatole ed ha fatto il coupe de theatre creando un nuovo partito (ancora senza un nome specifico) e rispolverando la rossa (di capelli tinti) Brambilla. Dopotutto non aveva nulla da perdere -- con le posizioni intransigenti degli alleati, le elezioni anticipate si erano allontanate; la sua leadership era stata messa in dubbio; la sinistra moderata finalmente cominciava a vederlo come inquilino al Colle; la possibilitá di sgretolare AN e l'opportunitá di fare acquisti dall'UDC con il nuovo partito centrista -- tutto era a favore di un colpo di scena.
É possible, inoltre, che Berlusconi non voglia affatto dissolvere Forza Italia, bensí creare un secondo partito, piú centrista, per raccogliere i fuorusciti da altri partiti. Piú o meno seguire la strategia di acquisti che fece a sua volta con Rete 4 (Mondadori) e Italia 1 (Rusconi) per creare, assieme a Canale 5, la “massa critica” nelle Tv. Non trovando partiti in vendita, peró, ha dovuto crearne un altro.
Sfortunatamente per Fini questo colpo di scena si é verificato durante una grave crisi personale a seguito degli outing della sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani, trovandosi visibilmente impreparato.
Per Berlusconi, invece, la nuova fase politica si é aperta con lo scandalo di Raiset, cioé la rivelazione del suo controllo sia su Mediaset che su Rai. Cosa, del resto ben nota a tutti nel settore ed accettata dalla sinistra quando furono barattate le varie poltrone, incluse quelle in Rai. Che l'informazione in Italia sia sempre stata controllata da un cartello non é una novitá ed é stato ricordato in dettagli dal senatore di FI, Paolo Guzzanti,  in un articolo su “Il Giornale”.
Naturalmete, non si puó credere che lo scandalo Raiset sia stato pilotato da una sinistra che non avrebbe nulla da guadagnare da una Rai indebolita. Si pensa, infatti, che le rivelazioni Raiset siano arrivate dalla destra per ricordare a Berlusconi che, nonostante il controllo delle Tv in Italia, é stato sconfitto sia alle recenti elezioni amministrative che politiche.
A questo punto il gioco é fermo. I nuovi piani non sono chiari, forse perché non ci sono ancora. #

Dom Serafini / Le Notizie USA


 
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