“Lasci
in pace la mia famiglia” disse recentemente Rudy Giuliani a Katherine
Prudhomme-O’Brien, un’elettrice dello stato del New Hampshire. La O’Brien voleva
sapere “com'è possibile che il Paese sia fedele” al candidato e plausibile
futuro presidente quando la sua stessa famiglia lo snobba. O’Brien si riferiva
al fatto che alcuni membri della famiglia di Giuliani non lo appoggiano nella
sua corsa alla Casa Bianca. La figlia Caroline ha dichiarato che voterà per
Barack Obama e il figlio Andrew non parteciperà alla campagna del padre.
Giuliani aveva naturalmente ragione di avere diritto alla privacy della sua
famiglia. Ciononostante i politici usano la loro famiglia nelle campagne
politiche quando possono trarre benefici. Nel caso di Giuliani, sposato per la
terza volta, con figli dalla sua prima moglie i quali non sono evidentemente
contenti delle scelte del padre, si tratta di una situazione diversa. La
maggior parte dei candidati, invece, usano i membri della loro famiglia cercando
di creare un’immagine idealistica dei loro cari che naturalmente potrebbero
diventare la “first family” della Nazione.
Alcuni dei candidati alla Casa Bianca dipendono dai loro famigliari per darsi un
vantaggio in comparazione ai loro avversari. Il candidato democratico John
Edwards, per esempio, viaggia con i suoi due figli di sette e nove anni, i quali,
invece di frequentare la scuola, vengono preparati da Elizabeth Edwards, la
moglie del candidato. In alcuni discorsi del padre i due ragazzi sono apparsi
alquanto disinteressati con un comportamento che riflette la loro età. Il caso
della moglie di Edwards è anche unico dato che soffre di un cancro incurabile ma
malgrado ciò lei partecipa attivamente alla campagna del marito.
Barack Obama, candidato democratico, usa una strategia completamente diversa. I
suoi figli sono rimasti a casa e frequentano la scuola normalmente. Fred
Thompson, l’imminente candidato repubblicano, ha lasciato il figlio Samuele di
nove mesi a casa mentre lui è in Iowa dove al momento la campagna per le
primarie sembra essere la più attiva. Il Senatore Christopher J. Dodd,
democratico del Connecticut, ha una figlia di due anni la quale a volte decide
di togliersi il pannolino in pubblico, creando un’atmosfera di vita reale per
il padre candidato.
Perché portarsi i figli nella campagna elettorale invece di lasciarli a casa e
non disturbare la loro rutina? Per John Edwards la famiglia è molto importante e
non si sentirebbe tranquillo avendoli lontano per lunghi periodi di tempo. La
campagna politica fa parte della realtà familiare. Per altri la stabilità e
rutina sono
indispensabili come per i figli di Obama. Naturalmente alcuni
come Sam Brownback, senatore repubblicano del Kansas, lasciano i figli a casa ma
sentono la mancanza della famiglia.
Ci sono quelli come Fred Thompson che usano i figli per questioni esplicitamente
politiche. L’ex senatore del Tennessee ed ex attore di Law and Order ha registrato
un video contro l’aborto che inizia con la comparsa della sua figliola Hayden
di tre anni. Thompson cercava ovviamente di mettere da parte l’accusa che lui
aveva lavorato come lobbista per gruppi pro aborto anni fa. Thompson è
considerato da molti l’erede di Ronald Reagan e la grande speranza dell’ala
destra del Partito Repubblicano. Gli altri due candidati maggiori del GOP, Rudy
Giuliani e Mitt Romney, hanno visioni politiche che non centrano il cuore
conservatore del partito.
E Hillary Clinton, la prima della classe fra i candidati democratici? L’ex first
lady riceve l’appoggio totale del marito Bill Clinton il quale potrebbe
ritornare ad abitare nella Casa Bianca come “first gentleman” se la moglie vince
l’elezione. Il problema per Hillary Clinton è che se Bill partecipa attivamente
alla sua campagna elettorale potrebbe con la sua popolarità e il suo carisma mettere
in evidenza con il contrasto la “piccolezza” di Hillary. A volte la miglior
strategia nella corsa alla Casa Bianca è di lasciare “in pace la famiglia”.
Domenico Maceri / Lenotizie USA